lunedì 22 dicembre 2014

Con il nuovo Equo Shop la generosità è on-line

Essere generosi, con ProgettoMondo Mlal e con parenti e amici, da oggi è sempre più facile, grazie al nuovo Equo Shop on-line della nostra organizzazione.
Prodotti artigianali, capi di abbigliamento e originali biglietti natalizi illustrati possono infatti essere acquistati con un semplice click, per finire direttamente sotto l’albero di Natale, insieme al nuovo calendario 2015 e… a tanta solidarietà!
Le idee regalo sono davvero molte, tra scialli boliviani in alpaca e colorate sciarpe marocchine, magliette e felpe griffate o in cotone biologico, simpatici presepi, e collane e bracciali di tutte le parti del mondo.
Grazie alle donazioni e agli acquisti solidali dei gadget proposti dalla Campagna “Io non mangio da solo”, ProgettoMondo Mlal potrà assicurare una cura e un’alimentazione corretta a 60.000 bambini malnutriti del Burkina Faso e insegnare a 60mila mamme come guarire e prevenire la malnutrizione materno-infantile.
Ma c’è di più. Ogni pacchetto regalo, o singola donazione, potrà infatti essere indirizzato a uno dei quattro Progetti, dalle cause no-spot, che ha urgentemente bisogno di raccogliere fondi.
Che cosa aspetti ancora? Visita il nostro Equo Shop su http://equoshop.pancakeapps.com/ e rendi così più autentico e generoso il tuo Natale!

Borsette natalizie equosolidali per lo sviluppo del sud andino

Vivendo e lavorando ormai da un anno in una megalopoli come Lima, sento a volte la necessità di evadere in un luogo tranquillo, lontano dal caos, il rumore e l’inquinamento della capitale peruviana. Recentemente, ho avuto l’opportunità di trascorrere qualche giorno ad Ayaviri, una cittadina di circa 20.000 abitanti nella regione di Puno a sud del Perù. Nonostante l’altezza notevole, siamo a quasi 4.000 metri sul livello del mare, mi sono sentita subito a mio agio.
Il momento del mio arrivo a Ayaviri, dopo aver percorso sull’altipiano andino gli svariati chilometri che collegano Cusco a Puno, è stato davvero speciale: per le festività imminenti, le comunità degli artigiani, che sosteniamo con il nuovo Progetto “Sumaq Llankay”, stavano alacremente lavorando alla preparazione delle cosiddette Bolsitas navideñas, (borsette natalizie solidali), una sorta dei nostri cesti natalizi che pongono in particolare l’accento sul tema della solidarietà e di un'economia solidale, grazie alla proposta dei migliori prodotti delle associazioni di artigiani della zona.
La borsetta solidale, con il marchio del progetto di economia solidale, viene infatti riempita con un formaggio di tipo Paria, prodotto dalla Cooperativa Agroindustriale del villaggio di Santa Rosa COOPAISAR; un formaggio di tipo Andino prodotto dal Consorzio Lácteos di Melgar; un panettone di quinoa, prodotto dall’Associazione Tikariy Pampa Macari e dal Club de Madre Peña Blanca Umachiri di Melgar; una confezione di barrette di Kañinhua, tipico cereale andino, elaborate dal Club de Madres Peña Blanca di Umachiri, Melgar; una confezione di Mate a base di menta e muña, prodotto da APDASA 21 San Pablo, associazione di Canchis; un elemento decorativo a tema natalizio, tessuto a mano dalle artigiane di COOPARTEC, Cooperativa Artigianale Candelaria di Melgar e dal negozio solidale Aynikusunchis di Canchis; e infine una bustina in cotone con impresso il logo del Progetto Sumaq Llankay. Il prezzo di ciascuna di queste borsette natalizie è di 60 soles (17 euro).
Pochi sanno però che Melgar è soprannominata la “Capital ganadera del Perù”, ossia il luogo in cui la produzione di formaggi e latticini è più consistente e, soprattutto, dal sapore migliore. Ciò è dovuto alle migliori condizioni di vita del bestiame e, di conseguenza, alla miglior qualità del latte che producono e che viene poi utilizzato dagli allevatori. Ayaviri è quindi un trionfo di formaggi e yogurt, ma il ricco ventaglio alimentare si completa con la coltivazione di quinoa, cañihua e di numerose erbe medicinali, utilizzate dalla popolazione per curarsi.
Tali peculiarità, di cui gli abitanti vanno fieri, non vengono però valorizzate come dovrebbero; ed è proprio a questo livello che interviene il Progetto.
Sumaq Llankay è un Progetto finanziato dal Fondo Italo Peruano e sviluppato da ProgettoMondo Mlal, ong capofila, in collaborazione con CEPAS Puno, GIES Canchis, Cooperativa de Ahorro y Crédito T’ikariy, Ceas, Fortalecer e Inpet.
Il nome, in lingua quechua, significa “buon lavoro”. E di lavoro ce n’è molto da fare, per realizzare i quattro risultati che il Programma di cooperazione si prefigge di raggiungere nell’arco di due anni.
Dato che si confronta con entità principalmente economiche, il Progetto punta ad accompagnarne lo sviluppo e l’equa distribuzione dei risultati ottenuti ma, socialmente, affronta anche il complesso tema dell’equità di genere e quello dell’identità culturale.
Sumaq Llankay punta a rafforzare anche l’approccio di queste piccole realtà produttive con le istituzioni locali, per diffondere l’applicazione di un corretto modello associativo in funzione di un giusto e utile sviluppo economico, e per accompagnare le stesse comunità coinvolte nella partecipazione più attiva e consapevole a livello di politiche locali.
Infine, il Progetto si impegna anche a promuovere l’agroecologia e la conservazione della biodiversità attraverso la produzione di quinoa, formaggi, medicina alternativa e artigianato tessile.
Il raggiungimento di questi singoli risultati si inserisce nel quadro di un obiettivo più grande, che è quello di contribuire come Organizzazione di cooperazione allo sviluppo alla riduzione degli indici di povertà rurale nelle province di Canchis (regione di Cusco) e di Melgar e Carabaya (regione di Puno) a vantaggio, in maniera particolare, delle donne.
Le realtà coinvolte nel progetto, infatti, possiedono tutte un carattere prettamente rurale, con indici di povertà compresi tra il 68,3 % e il 76,4 %. La percentuale di popolazione femminile rappresenta il 50,4 % del totale. In queste zone la disuguaglianza di genere è, purtroppo, molto accentuata.
I paesaggi che ho visto in questi giorni sono stati meravigliosi, la gentilezza delle persone che ho incontrato altrettanto incredibile. Ma ho avuto l’impressione che tanti non siano consapevoli del grande potenziale di cui sono portatori: quello stesso potenziale che, insieme alla determinazione con cui riaffermano la propria identità andina, potrebbe costituire il punto di svolta e il fattore decisivo per migliorare la qualità della loro vita.

Corinna Lennelli
Volontaria in Servizio civile
ProgettoMondo Mlal Perù

Banchetti natalizi e tanta solidarietà per le mamme del Burkina

Fino al 28 dicembre presepi, calendari e tanti articoli di artigianato di America Latina e Africa animeranno il mercatino di Natale in piazza Cavalli a Piacenza. La nostra volontaria, Danila Pancotti, sarà al banchetto di Mlal Piacenza Onlus, allestito nella zona delle casette solidali, con borsellini, collane, zaini in plastica riciclata e i bavaglini della campagna “Io non mangio da solo”, per combattere la malnutrizione di mamme e bambini del Burkina Faso.
Quello a Piacenza è uno dei tanti banchetti che nelle ultime settimane si sono susseguiti in piazze, scuole, aziende private di tutta Italia. Da quello nella sede di Terna a Padova, a quelli nel Trentino, a Rango e Rovereto, fino alla mostra mercato realizzata nella sede della nostra stessa associazione. Ma la solidarietà è arrivata anche sui banchi di molte scuole veronesi: le elementari Giovanni Solinas, l’Istituto Lorgna Pindemonte e, il 23 dicembre, all’Istituto Provolo.
La generosità dei nostri promotori ha fatto il resto. Non solo quella dei singoli volontari che si sono cimentati in iniziative per diffondere la Campagna e le attività di ProgettoMondo Mlal tramite passaparola e contatti personali (in particolare le sostenitrici di Verona, Milano, Sondrio e Rovigo), ma anche quella di attività commerciali, farmacie, consultori che hanno scelto di darci una mano, con convinzione e grande impegno, per aiutarci ad assicurare una cura e un’alimentazione corretta a 60.000 bambini malnutriti del Burkina Faso e insegnare a 60mila mamme a guarire e prevenire la malnutrizione materno-infantile.

martedì 16 dicembre 2014

Social Day con ProgettoMondo Mlal... Una mano tira l'altra

Sono giovani, volonterosi e pronti a rimboccarsi le maniche per guadagnare il giusto compenso da devolvere al Sud del mondo.
Inizia oggi, in cinque scuole di Alba, il primo appuntamento di ProgettoMondo Mlal con il Social Day.
L’iniziativa, nata sia per raccogliere fondi da destinare a progetti di cooperazione, ma anche, e soprattutto, per promuovere, in una giornata simbolica, l’azione di una Città Sensibile in cui le giovani generazioni “chiamano” il territorio ad attivarsi in iniziative solidali, verrà infatti promossa dalla nostra Ong in Piemonte, Veneto e Trentino, dove prenderanno il via una serie di social team per formare i ragazzi in vista della giornata di lavoro fissata per il 18 aprile prossimo.
Quel giorno, gli studenti che hanno deciso di rispondere a questa chiamata alla responsabilità, lavoreranno per tutta la mattina in un’azienda, un’associazione, un ente locale o per un’attività commerciale individuata nel territorio che li ricompenserà in maniera adeguata e precedentemente concordata.
Il salario sarà quindi donato dai ragazzi al mondo della cooperazione per finanziare i progetti di solidarietà scelti. Nel caso di ProgettoMondo Mlal i contributi potranno andare a sostegno di mamme e bambini malnutriti del Burkina Faso, aderendo al Progetto “Mamma!”, oppure per garantire una pena adeguata ai minorenni alle prese con la giustizia boliviana e reintegrali poi nella società (Progetto Qalauma), o ancora per responsabilizzare i giovani marocchini a una migrazione responsabile e offrire loro lo sviluppo del proprio potenziale imprenditoriale tramite il progetto “Pronti per il domani”.
Nelle scuole di Alba (Liceo Scientifico "Cocito", Istituto Professionale Commerciale Turistico e Sociale "Cillario", Liceo Linguistico e Scienze Sociali "Da Vinci", Liceo Artistico "Gallizio" e Apro Formazione Professionale) il social team sarà composto da due referenti per ciascuna classe (formati dai volontari di ProgettoMondo Mlal insieme a quelli della Cooperativa Orso) che a loro volta presenteranno l’iniziativa ai compagni. Il primo incontro preventivo si terrà appunto oggi, seguito da un ulteriore appuntamento per parlare di cittadinanza attiva e far conoscere più da vicino i tre progetti proposti. In un ultimo incontro verrà approfondito il progetto scelto e messo a punto il piano di lavoro.
Giovedì 18 dicembre la formazione scatterà anche per 10 classi (pari a tutte le quarte) del Liceo Medi di Villafranca, in provincia di Verona.
Le classi terze del Liceo Antonio Rosmini di Roverto, in provincia di Trento, saranno coinvolte invece a partire dal 13 gennaio.
Grazie a Caricuneo, inoltre, a febbraio arriveranno in Italia i bambini e adolescenti lavoratori peruviani dell’associazione Manthoc, che porteranno così un’esperienza concreta ai loro coetanei di come, fin da piccoli, ci si possa mettere in prima linea e farsi sentire per la difesa dei propri diritti.

Per informazioni telefonare allo 045.8102105 o contattare educazione@mlal.org.


mercoledì 10 dicembre 2014

Un murale di speranza

Fotografia di Stefano Pirovano
Pace, amore, comprensione, amicizia, e poi ancora vita, forza, felicità, onestà… Queste sono alcune delle parole che i ragazzi di prima media del Centro Edad De Oro Montecristo del dipartimento di Chimaltenango hanno deciso di scrivere sull’albero del murale realizzato insieme: colorati frutti, in spagnolo e katchiquel (la lingua maya di questa zona del Guatemala), di un laboratorio di espressione artistica durato due bimestri.
Molti dei ragazzi della scuola hanno difficoltà ad esprimersi, a far sentire la propria voce, a raccontarsi, semplicemente ad alzare la mano in classe, e questo si ripercuote poi nelle attività scolastiche (e non solo) di tutti i giorni. Da quest’osservazione, è sorta spontanea la proposta del laboratorio di espressione artistica, durante il quale attraverso disegni, tempere, pastelli e colori vari si è lavorato sull’espressione di sé e sulla comunicazione di se stessi ai compagni di classe. Il risultato è stato davvero soddisfacente: i ragazzi hanno realizzato lavori bellissimi, riuscendo a raccontarsi prima su un foglio, e poi a raccontare quel foglio a parole, di fronte a tutti. Accanto ai lavori individuali, si è avviato dopo le prime lezioni un lavoro collettivo: un murale, appunto. I ragazzi, armati di acrilici, pennelli, sedie e trabattello, hanno lavorato con costanza, e il risultato finale si può vedere nella fotografia. Il murale si vede anche dalla strada, ed è questa la cosa più bella; mentre lo realizzavamo, le persone che passavano si fermavano a guardare, e mentre le parole uscivano dal pennello, in strada venivano pronunciate da voci di passanti: esperanza, justicia, solidaridad. Da quelle parole nascevano brevi chiacchierate, sorrisi, curiosità di voci da un lato all’altro del muro; ed è sempre bello, credo, quando le parole scritte prendono vita.

Elisabetta Caglioni
Servizio Civile ProgettoMondo
Edad de Oro - Guatemala

martedì 9 dicembre 2014

I ragazzi di Paese insegnano il diritto al cibo

Lotta alla malnutrizione e diritto al cibo vengono insegnanti tra i banchi della scuola media di Paese, in provincia di Treviso.
In questi giorni, infatti, ProgettoMondo Mlal sta allestendo negli spazi comuni dell'istituto scolastico, la mostra didattica "Mangiare Bene, Mangiare Tutti", realizzata per riflettere sulle molteplici dinamiche che ruotano attorno al nostro piatto.
La realizzazione, dinamica e coinvolgente, verrà illustrata dagli operatori di ProgettoMondo Mlal l'11 dicembre a gruppi di ragazzi delle singole classi che, a loro volta, faranno poi da ciceroni al resto dei compagni di scuola attraverso puntuali visite guidate sulla realtà complessa che sta dietro al cibo che mangiamo, e alla scoperta di qualcosa di più sulla fame del mondo e sulle sue cause.
Un modo concreto e originale per stimolar i ragazzi a sostenere anche la campagna "Io non mangio da solo" che quest'anno ProgettoMondo Mlal ha dedicato ai bambini del Burkina Faso e alle loro mamme.

"Siete la Chiesa che si inchina ai poveri". Anche ProgettoMondo Mlal all'udienza di Papa Francesco per la Focsiv

"È stato un incontro molto intenso, Papa Francesco ci trasmette responsabilità, fiducia e serenità". Emozionata e orgogliosa del compito che, nel suo messaggio, Papa Francesco ha riassegnato agli organismi di servizio di volontariato internazionale, la nostra vicepresidente Ivana Borsotto, ci racconta l’esperienza vissuta a Roma. All’udienza del 4 dicembre, Ivana Borsotto rappresentava ProgettoMondo Mlal nella delegazione della Focsiv, Federazione degli Organismi Cristiani di Servizio internazionale Volontario a cui apparteniamo.
“Abbiamo incontrato vecchi e nuovi amici delle tante Ong con cui, nel corso degli anni, abbiamo lavorato”, ci testimonia la vicepresidente di ProgettoMondo Mlal. “A tutti noi Papa Francesco ha detto: Siete immagine di una Chiesa che si china a servire i fratelli in difficoltà. I poveri non possono diventare un'occasione di guadagno, ricordandoci che c'è tanto bisogno di testimoniare il valore della gratuità. E ribadendoci che, nel nostro impegno quotidiano, la solidarietà con i poveri significa innanzitutto pensare e agire in termini di comunità, di priorità della vita di tutti sull'appropriazione dei beni da parte di alcuni".

mercoledì 3 dicembre 2014

Papa Francesco incontra il Volontario dell'Anno della Focsiv

Papa_Udienza_FOCSIVSi avvicina la data più importante dell’anno per la Focsiv. In occasione della XXI Edizione del Premio del Volontariato Internazionale, la Federazione propone una giornata ricca di appuntamenti, dall'udienza con Papa Francesco a un pomeriggio di riflessione dedicato al Volontario dell'Anno, sul tema delle relazioni di fraternità. La giornata sarà così scandita.

Papa Francesco incontrerà FOCSIV e i suoi Soci il 4 dicembre in udienza privata, in occasione della XXI edizione del Premio del Volontariato Internazionale. Al Santo Padre sarà presentato il Volontario dell'Anno, selezionato per aver saputo creare "relazioni di fraternità, vera radice della pace" come sottolineato dallo stesso Pontefice.
Il Premio del Volontariato Internazionale è il tradizionale appuntamento promosso da FOCSIV in occasione della Giornata Mondiale del Volontariato, indetta dalle Nazioni Unite il 5 dicembre per riconoscere l'impegno concreto di migliaia di volontari nel mondo.
Visita la sezione del sito dedicata al Premio del Volontariato 2014save_cs
La giornata prosegue con la Conferenza Stampa per la Proclamazione e Premiazione del Volontario dell’Anno 2014.
Il Premio si svolge con l'Adesione del Presidente della Repubblica e la sua Medaglia di Rappresentanza.

Interverranno:
Gianfranco Cattai, Presidente FOCSIV,
Don Michele Autuoro, Direttore della Fondazione Missio,
Paolo Ruffini, Direttore di TV2000,
Don Antonio Sciortino, Direttore di Famiglia Cristiana
Marco Tarquinio, Direttore di Avvenire.
Modera Luca Collodi, Caporedattore Radio Vaticana

Il pomeriggio si conclude con il seminario
“Nuove relazioni di fraternità: giovani e lavoro, agricoltura familiare, economia sociale”

Auditorium Centro Congressi Augustinianum, Via Paolo VI 25
Proiezione del video realizzato da TV2000 del Volontario dell’Anno
e cerimonia di premiazione

Ne discutono:
Andrea Olivero Vice Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali
Leonardo Becchetti Ordinario di Economia Politica presso la Facoltà di Economia dell’Università di Roma “Tor Vergata”
Roberto Moncalvo Presidente nazionale Coldiretti
Carlo Mango Direttore Area Ricerca Scientifica Fondazione Cariplo
Gianfranco Cattai Presidente FOCSIV

Nel corso dell'evento sarà lanciata la Campagna FOCSIV “Abbiamo RISO per una cosa seria” 2015

venerdì 21 novembre 2014

Servizio Civile: 32 posti con Focsiv

FOCSIV, insieme ai suoi Soci (tra cui ProgettoMondo Mlal), offre a 32 giovani, tra i 15 e i 29 anni non occupati o in formazione, l’opportunità di partecipare al Servizio Civile Nazionale – Garanzia Giovani, in Campania, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Piemonte e Sicilia. I volontari selezionati collaboreranno nelle diverse sedi affiancando il personale delle organizzazioni promotrici in attività di sensibilizzazione, informazione ed educazione interculturale. Scadenza per la raccolta delle domande: 15 dicembre 2014.
L'area di intervento dei progetti è quella dell'Educazione e promozione culturale - Educazione alla pace. I giovani avranno la possibilità di conoscere le problematiche del territorio, di svolgere attività di promozione culturale, attività di sensibilizzazione e vivere esperienze di condivisione dei valori civili.
«Questi progetti di Servizio Civile Nazionale GARANZIA GIOVANI» afferma Lucia De Smaele, Responsabile Ufficio Servizio Civile FOCSIV e della selezione volontari «nascono con l’intento di offrire ai giovani coinvolti un’occasione di crescita umana e professionale, un impegno nella solidarietà internazionale e nella promozione di una cultura di pace. Un anno di servizio civile in Italia, inoltre, consente di mettere in pratica le proprie capacità e competenze e di svilupparne di nuove. Un’esperienza preziosa, per facilitare l’ingresso nel mondo del lavoro».

Per partecipare alla selezione del SCN – Garanzia Giovani, sono necessari i seguenti requisiti:
- Avere un’età compresa tra i 18 e i 29 anni (non compiuti alla data di presentazione della domanda – 28 anni e 364 giorni);
- Essere regolarmente residenti in Italia (cittadini italiani e stranieri regolarmente residenti);
- Non essere impegnati in un’attività lavorativa o in un percorso formativo;
- Essere registrati al programma Iniziativa Occupazione Giovani;
- Non aver riportato condanne.

Non costituisce impedimento alla presentazione della domanda l’aver svolto il Servizio Civile Nazionale ai sensi della L.64/2001 o aver interrotto il Servizio Civile per un qualsiasi motivo.

La domanda di partecipazione potrà essere presentata entro e non oltre le ore 14:00 del 15 dicembre 2014, completa di allegati (allegato 2 e allegato 3 e/o curriculum vitae), secondo le seguenti modalità:
-a mano,
- tramite “raccomandata A/R”. La candidatura dovrà pervenire direttamente presso la sede dell'Organismo che attua il progetto per il quale ci si vuole candidare. (Gli indirizzi sono riportati alla fine di ogni scheda sintetica progetto),
- tramite Posta Elettronica Certificata (PEC) di cui è titolare l'interessato, allegando la documentazione richiesta in formato pdf, a serviziocivile.focsiv@pec.it e avendo cura di inserire nell'oggetto "candidatura SCN GaranziaGiovani - nome del progetto - nome dell'Organismo" (essendo un unico indirizzo per tutte le candidature PEC è importante specificare per quale progetto/quale ONG si sta sottoponendo la propria candidatura).

Le schede sintetiche dei progetti possono essere consultabili sul sito FOCSIV nella sezione Servizio Civile.

Per ogni ulteriore informazioni contattare serviziocivile@focsiv.it.

lunedì 17 novembre 2014

Gli studenti veronesi premiano "La Marche"

“La marcia è una metafora del cammino che ancora oggi tutti gli uomini devono compiere per raggiungere l’obiettivo di un’uguaglianza sociale”. Ne sono convinti i giovani studenti veronesi che hanno partecipato al Festival del Cinema Africano appena concluso nella città scaligera e che, all’unanimità, hanno premiato il film “La Marche” di Nabil Ben Yadir.
Proiettato nelle sale del festival (Stimate e Camploy), e in sei aule magne degli istituti scolastici superiori del territorio, in cui ProgettoMondo Mlal ha promosso la manifestazione, il film è stato visionato da oltre 2mila studenti, e decretato vincitore sia dal Premio Spazio Scuole (a pari merito con Ni Sisi di Nick Reding), sia dai 6 membri della giuria ristretta Spazio Studenti  dell’Istituto Enaip che ha partecipato alla formazione proposta dagli operatori della nostra associazione.

Nel 1983, in una Francia in preda all’intolleranza e agli atti di violenza razziale, tre giovani adolescenti e il curato del quartiere periferico di Lione, Minguettes, lanciano una grande marcia pacifica, da Marsiglia a Parigi, per l’uguaglianza e contro il razzismo. Al termine della marcia si uniscono a questa voglia di giustizia più di 100.000 persone venute da ogni dove, contribuendo a dare alla Francia degli immigrati la speranza per un futuro migliore.
“La giuria giovani E.N.A.I.P. Verona del cinema Africano 2014 ha decretato come film vincitore “La Marche”, l’ultimo film che abbiamo visionato, perché ha riscosso l’interesse di tutti noi giudici dall’inizio della proiezione fino alla fine”, scrivono i ragazzi, tra i 16 e i 18 anni, nelle motivazioni del premio. “L’interesse per lo più è stato suscitato dalla bellezza della multiculturalità, che rispecchia anche la composizione della nostra giuria e della nostra scuola.
Il film ci ha trasmesso i valori dell’amicizia, dell’uguaglianza, della libertà e della convivenza, mostrandoci un paese restio a concedere gli stessi diritti a tutti. La musica e il suono che hanno accompagnato il film hanno sottolineato magistralmente i diversi stati d’animo dei personaggi nelle tappe della lunga marcia pacifica. Anche se i personaggi hanno avuto tutti delle brutte esperienze, sono stati capaci di portare avanti i loro ideali, senza mai mollare nonostante le difficoltà e le violenze subite  durante il loro viaggiare.
La marcia è una metafora del cammino che ancora oggi tutti gli uomini devono compiere per raggiungere l’obiettivo di una uguaglianza sociale. Concludiamo ringraziando i nostri docenti accompagnatori e tutta l’organizzazione del Cinema Africano”.
ProgettoMondo Mlal si augura che, l’anno prossimo, un altro istituto superiore della città aderisca alla “staffetta interculturale”, che ha preso il via l’anno scorso al Galilei e che quest’anno è passata appunto per l’Enaip con percorsi didattici e apposita formazione nella visione dei vari film in concorso al Festival.
Più in generale, questa 34esima edizione del Festival, sancisce il trionfo delle donne. È femminile il volto di chi ha vinto le sezioni Africashort, Panoramafrica e Viaggiatori&Migranti, e sono femminili i nomi dei cineasti di tre su quattro menzioni speciali della Giurie ufficiali.
Le proiezioni continueranno dal 18 gennaio, ogni terza domenica del mese, al Cinema Teatro Santa Teresa.

PREMI E MOTIVAZIONI DELLE GIURIE UFFICIALI:

PREMIO GIURIA AFRICA SHORT E PANORAMAFRICA

Premio miglior cortometraggio: “Soko Sonko” di Ekwa Msangi-Omari
Con ritmo e vitalità Soko Sonko racconta mezza giornata di una famiglia keniota. L'universo del mercato diventa simbolo di una società in cambiamento.

Menzione cortometraggi Zacharia di Leyla Bouzid. La Giuria assegna una menzione speciale a Zacharia per la delicatezza narrativa con cui è costruita il personaggio di Zacharia , algerino, messo all'improvviso a confronto con i valori dei suoi figli nati e cresciuti in Francia.
Afronauts di Frances Bodomo. La giuria assegna una menzione speciale ad Afronauts per l'originalità con cui la regista affronta un tema caro allo cinematografia internazionale, anche africana, con grande forza narrativa ed estetica.

Premio miglior lungometraggio: “Printemps Tunisien” di Raja Amari
Le storie personali di quattro giovani sullo sfondo della caduta del regime di Ben Ali, ben raccontate e interpretate con efficacia. Il film ha il merito di delineare con grande maestria il momento non privo di incertezze immediatamente precedente le manifestazioni di piazza, organizzate dalle nuove generazioni, attraverso la rete.
Menzione lungometraggi: Des étoiles di Dyana Gueye. La Giuria assegna una menzione speciale a Des étoiles per la capacità di raccontare in forma non banale e poetica il viaggio e l'esperienza della migrazione, attorno a quattro personaggi costruiti in maniera assai convincente, i cui destini si incrociano senza però mai incontrarsi.

PREMIO VIGGIATORI&MIGRANTI

Film vincitore: “LesMessagers” di Hèlén Crouzzillat e Laetitia Tura
La Giuria, all’unanimità, assegna il premio della Sezione Viaggiatori & Migranti a Les Messagers. Le registe hanno dato voce con straordinaria forza espressiva alla guerra silenziosa dei migranti contro le inutili barriere e i confini che non fermano nessuno e provocano soltanto morte. La sensibilità delle interviste, la potenza delle immagini e il rigore della regia, restituiscono dignità a uomini e donne messaggeri di un’epoca che sembra aver perso l’Umanità.
E assegna una menzione speciale al cortometraggio Aissa di Clement Trehin-Lalanne per aver raccontato, in maniera asciutta, la violenza di un sistema di identificazione dell’età anagrafica che trasforma un corpo femminile in un oggetto da vivisezionare.

PREMI ALTRE GIURIE:

GIURIA DEGLI STUDENTI UNIVERSITARI AFRICANI DI VERONA è arrivata a una conclusione incredibilmente unanime, decretando come film vincitore: “Des Étoiles” di Dyana Gaye. Il film è stato scelto grazie alla convincente sinossi, al ritmo della narrazione e alla valorizzazione dell'unpublished ossia l'inedito, ciò che di solito non viene trattato e rappresentato nella cinematografia africana. Questo racconto riesce a farsi veicolo di nuovi valori, di nuove prospettive ed efficacemente rappresenta il mood del tema della rassegna cinematografica ossia New Waves, che noi abbiamo appunto interpretato come le nuove ondate cinematografiche innovative costituite da nuove visioni per fare cinema da parte dei registi africani emergenti. Caratteristiche di questo film sono: la freschezza, la disillusione, la narrazione dinamica della fabula che lo rende un moderno simbolo di un cinema psicologico-intimistico, che racconta emozioni, sentimenti, progetti, azioni come anche la crescita dei suoi stessi protagonisti. Un'altra caratteristica essenziale per la sua scelta è stata l'intreccio o meglio la connessione tra le storie dei protagonisti, un elemento che ci ha aiutati ad apprezzare e a comprendere al meglio la sinossi del film. Queste sono le motivazioni che a nostro avviso lo rendono completo e innovativo.

Giuria del PREMIO SPECIALE MONTORIO 2014 “AL DI LÁ DEL MURO”
Film vincitore: “O esphino da rosa” di Filipe Enriques.
Perché è un thriller ben architettato, girato in modo piacevole, coraggioso per come affronta tematiche universali particolarmente delicate senza mai scendere nel volgare. I temi del potere e della responsabilità sono pilastri nel messaggio del regista oltre che la denuncia delle fragilità umane mostrate senza veli.

venerdì 14 novembre 2014

African Summer school premia il miglior progetto di microimpresa

Sabato 15 novembre, nella Sala degli Arazzi del Comune di Verona, si svolgerà la cerimonia di consegna ufficiale degli attestati di partecipazione alla seconda edizione di African Summer school “Business incubator 4 Africa”, promossa dall’associazione veronese Africasfriends e inaugurata lo scorso 3 agosto a Villa Buri dall’Europarlamentare Cécile Kyenge.
Durante l’evento, che inizierà alle ore 16.30, sarà premiato il miglior progetto di microimpresa elaborato dai partecipanti. Grazie al sostegno della UIL (Unione Italiana del Lavoro) di Verona, il primo progetto riceverà 1000 euro all’atto di costituzione della Società in Africa e sarà seguito dalla Società Mutua per l'Autogestione Mag Verona, che ne assicurerà l’istruttoria per l’ottenimento di un micro finanziamento.

L’evento sarà coordinato da Anna Leso, Assessore alle Pari Opportunità del Comune di Verona. Interverranno: Prosper Nkenfack, presidente Africasfriends; Lucia Perina, Segretario UIL Verona; Piergiorgio Zingarlini, in rappresentanza della Banca Popolare di Verona; Vincent Kitenge Kasongo, RIA Money Transfer; Enrico Veronese, in rappresentanza della MAG Verona; Emanuela Gamberoni, Università degli Studi di Verona - Dipartimento Tempo, Spazio, Immagine e Società; e Laura Fregi, responsabile organizzazione e sviluppo African Summer School. Concluderà i lavori Fortuna Ekutsu Mambulu, Direttore della scuola, che darà una visione programmatica di African Summer School 2015.

African Summer school, di cui la nostra associazione è partner, intende favorire una nuova concezione del continente africano in Italia tramite la valorizzazione del sapere prodotto dagli intellettuali africani. I percorsi formativi sono interculturali e beneficiano anche della presenza dei docenti italiani. Traendo spunti dalle eccellenze italiane di piccola e media impresa, la scuola intende anche apportare innovazione nei mercati africani con la promozione di una nuova imprenditoria giovanile e dinamica.

L’iniziativa, realizzata insieme ad una quindicina di partner locali e nazionali, è stata patrocinata dal Comune di Verona (Assessorato alle Pari Opportunità) e dai Dipartimenti Tempo, Spazio, Immagine e Società (TeSIS) e Scienze della Vita e della Riproduzione (SVR) dell’Università degli Studi di Verona, con il contributo del medesimo Assessorato, della UIL di Verona, dell’ITAL Nazionale, di RIA Money Transfer e della Banca Popolare di Verona.

giovedì 13 novembre 2014

IL LIBRO: "PortAperta a La Paz. Dalle Ande, una rete di speranza"

Coriandoli e tamburi degli splendidi carnevali boliviani, i colori struggenti delle albe e i tramonti infuocati sulle Ande, il serpeggiare scosceso delle strade verso la selva. Ma anche tanto dolore e tanto amore, nel Sud America di Che Guevara, Monsignor Romero, Lula, di Videla ed Evo Morales, che non risparmia a nessuno emozioni di alto voltaggio.
È questa la storia di Riccardo Giavarini, il volontario storico del Mlal che vive in Bolivia ormai da quasi quarant’anni, raccontata nel libro fresco di stampa “PortAperta a La Paz. Dalle Ande, una rete di speranza”, a cura di Gisella Evangelisti.
Un racconto che si snoda come un “Quipu”, l’insieme di cordicelle annodate usato dagli Incas per trasmettere messaggi e numeri, con oltre 8 milioni di possibili combinazioni. Alla cordicella-base della storia personale si intreccia la cordicella delle voci dell’America Latina e dell’Italia. Di sottofondo, una terza cordicella riporta note canzoni e balli andini.
“Il bene ostinato” di Paolo Rumiz ha definito la storia e l’impegno di tanti volontari italiani che hanno dedicato qualche anno della loro vita a lavorare in mezzo alla gente di sperduti villaggi o caotiche città nel Sud del mondo, inseguendo un ideale di giustizia.
In “PortAperta a La Paz” si parla di uno di loro, il “nostro” Giavarini appunto, che arrivato ventenne sull’altipiano boliviano, si è identificato con chi ci vive, tanto da decidere di rimanerci per far diventare realtà tanti sogni considerati impossibili.

Originario di Bergamo, Riccardo Giavarini è padre di 5 figli avuti dall’altrettanto battagliera moglie boliviana, Berta Blanco.
Ma per più di 30 anni è stato cento volte padre dei giovani indigeni Mosetenes che rivendicano il rispetto per la terra e la foresta in cui sono nati e cresciuti, dei minatori di Potosì, degli scioperanti di Cochabamba, dei campesinos delle Ande, dei giovani detenuti di La Paz che lo hanno battezzato boliviano "de oro".
Giavarini, che nel 2011 è stato nominato volontario dell’anno Focsiv, in questi anni è arrivato dove neanche la cooperazione italiana può.
Conquistando la fiducia della Diocesi di El Alto, ha avviato attività personali di sostegno e accompagnamento anche quando mancavano i fondi internazionali, riuscendo a vincere una grande sfida con l’inaugurazione del primo Centro di rieducazione minorile della storia boliviana, Qalauma, oggi un programma pilota di ProgettoMondo Mlal riconosciuto dal governo boliviano e sostenuto dal nostro governo italiano e dall’Unione Europea.

Gisella Evangelisti dal 1985 si trova in America Latina come coordinatrice di progetti di promozione sociale e culturale, e come consulente dell’UNICEF. Ha esperienze di lavoro sul campo in Ecuador, Perù, Brasile, Paraguay e in vari paesi del Centro America. Esperta di cooperazione internazionale, ha sempre avuto una particolare attenzione ai problemi della donna e a quelli dei popoli indigeni dell’Amazzonia peruviana. Ha curato una serie di pubblicazioni educative in Italia e in America Latina, parecchi articoli per riviste specializzate, un CD-rom sui popoli indigeni … Di tutto il suo lavoro ricordiamo in particolare, perché in qualche modo si avvicina a questo, il volume “La luna grande dietro le montagne” uscito tempo fa sulla figura di Vittoria Savio, volontaria che opera a Cuzco in Perù con le “trabajadoras dell’ hogar”.

I proventi dalla vendita di questo volume, che può essere acquistato anche contattando Mlal Onlus allo 045.8102105 o scrivendo a info@mlal.org, saranno destinati ai progetti di Riccardo in Bolivia.

martedì 11 novembre 2014

La ruta del Che

Il viaggio di Alberto e Dimitri è ormai giunto a metà percorso per una tappa importante di cui anche noi vogliamo condividere il racconto: è il passaggio per la ruta del Che, la strada da percorrere per raggiungere il luogo in cui nel '67 fu ucciso Ernesto Guevara.
Il loro viaggio continua e con esso anche l'impegno solidale e la raccolta fondi per sostenere i progetti che hanno visitato e visiteranno. Vi invitiamo quindi a fare un giro sul loro blog per seguire la loro coraggiosa impresa e magari a contribuire con una donazione.
Buona lettura!

 “Nessuno possiede una risposta onesta, né un’azione coerente che garantisca una reale speranza per i quasi 300 milioni di esseri umani - in gran parte sconsolatamente poveri - che costituiscono la popolazione dell’America Latina; i quali nel giro di 25 anni saranno 600 milioni e hanno diritto a una vita materiale, alla cultura e alla civiltà.

Il silenzio sarebbe, dunque, il comportamento più dignitoso di fronte al gesto del Che e di coloro che caddero con lui per difendere le sue idee con coraggio: perché l’impresa che questo pugno di uomini realizzò, guidato dal nobile ideale di liberare un continente, resterà come la prova più grande di quello che la volontà, l’eroismo e la grandezza umana possono conseguire.

Un esempio che illuminerà le coscienze e condurrà la lotta dei popoli dell’America Latina, perché il grido eroico del Che arriverà alle orecchie attente dei poveri e degli sfruttati per i quali diede la sua vita e molte braccia si alzeranno per impugnare le armi e ottenere la definitiva liberazione.”

Fidel Castro
(Prefazione a "Diario del Che in Bolivia")

Un viaggio nel viaggio. Sucre - La Higuera (tragitto più lineare per raggiungere il luogo dove "han matado al Che") sono 600 km, 300 dei quali di sterrato duro, senza cartelli stradali, senza distanze chilometriche, attraverso zone disabitate.
Ci abbiamo messo 15 ore di auto, 5 in più del previsto. Lungo i finestrini scorrono vallate, vallate e vallate con paesaggi da far west e temperature torride. Il pensiero, inconfessabile per entrambi, era: "se ci si ferma la macchina (sul cui stato di manutenzione non potevamo certo garantire) ci ritrovano morti di sete tra una settimana”. Dunque il massimo delle energie era investito nel tifo per la nostra auto, momento per momento, ma ci siamo sforzati anche di goderci questi paesaggi sconfinati dove l'uomo non è ancora "arrivato" del tutto.
Al bivio decisivo, prima di girare per La Higuera, abbiamo proseguito per Pucara perché, in questi casi, tocca fare i conti (e farli con precisione) con i litri di benzina.
A Pucara doveva esserci il rifornimento ma, arrivati in Paese, ci hanno informato che le scorte erano terminate da giorni: ciò significava rimanere lì, per giorni, in attesa dei rifornimenti.
Per fortuna un signore ci ha suggerito di provare con il gommista che probabilmente aveva qualche litro di riserva e per fortuna il gommista ce l'ha venduto.
Torniamo al bivio e prendiamo per La Higuera. Si capisce che si sta cercando di rendere “commerciale” anche il posto della morte del Che: la strada è stata infatti ribattezzata “Ruta del Che”. Ma molti non ce la fanno. Arrivare qui è semplicemente massacrante.
La Higuera è composta da poche case, immerse nel silenzio del frinire delle cicale sotto il sole, in un caldo asfissiante. Così doveva essere quel 9 ottobre del 1967, quando un colpo di pistola ordinato dalla Cia metteva fine alla vita di Ernesto Guevara, detto "El Che", e faceva nascere un mito.
L'angolo della scuola elementare in cui sarebbe avvenuta l'esecuzione appare macchiato di scuro e all’interno dell’edificio c'è fresco. Oggi, anche per la penuria di bambini ormai migrati in città, è diventato un "museo" dove con pochi cartelloni si racconta la sua storia e che raccoglie molte fototessere di quei pochi che vengono fino qui per testimoniare il loro attaccamento al mito del Comandante.
Nessuno ha deposto fiori perché la vegetazione circostante è formata da arbusti e i fiori acquistati in città non reggerebbero il viaggio.
Alberto strappa il frontespizio della sua copia del "Diario del Che in Bolivia" e lo usiamo per scriverci un messaggio con i nomi nostri e di chi ha chiesto di far arrivare fin qui un segno.
Quando è morto, il Che aveva 39 anni. La nostra età. Ci impressiona confrontare le nostre vite alla sua. Ci impressiona anche pensare a un argentino che lascia onori e seguaci per morire insieme a un gruppo di compagni di Paesi diversi qui, in mezzo alle montagne boliviane, cercando di riscattare un continente senza sostegno né solidarietà… Questa la grandezza del Che e del suo manipolo.
Rimaniamo a La Higuera solo 30 minuti, perché il ritorno sarà lunghissimo. Nei 150 km di sterrato e poi negli altri 150 di asfalto diamo passaggi a diversi boliviani che, come da usanza locale, sono sul bordo della strada con il pollice alzato: una mamma con due bambini e la nonna, un campesino di 69 anni, un 25enne.
Nessuno di loro conosce la figura del Che. Nemmeno il 69enne che al tempo c'era, e che da 69 anni guarda alla luna per piantare patate, nemmeno il 25enne che, deposta la vanga, ha trovato impiego in una ditta che costruisce strade.

Alberto Vaona e Dimitri Avesani
Cicloblogger
Pedalande 2014

Leggi il loro blog

Migliori si può. Il MLAL aderisce alla campagna contro il razzismo

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La storia ci ha insegnato che ogni discriminazione, ogni razzismo, ogni sterminio nasce con le parole: poi vengono i fatti.
Per questo la nostra associazione, MLAL Onlus, ha deciso di aderire alla Campagna contro il razzismo “Anche le parole possono uccidere”, lanciata da Famiglia Cristiana e da Avvenire, insieme alle 190 testate della Fisc, e patrocinata da Camera e Senato.
Il MLAL, da cinquant'anni, lavora in America Latina, in Africa e in Italia affinché i diritti umani, sociali e culturali siano effettivamente esercitati.
Le parole razziste sono pietre feroci e dobbiamo impedire che vengano scagliate.
Il razzismo, e le parole che ne sono espressione, mettono a repentaglio democrazia e diritti, ed è proprio tramite la democrazia e i diritti che vanno combattuti.

lunedì 10 novembre 2014

Mandela27: un progetto, non solo una mostra

Una mostra, un serious game e una mappa culturale. Tutto questo è MANDELA27. Un Progetto nato da una collaborazione biennale tra l’Unione Europea e il Sudafrica, la cui mostra sarà esposta dal 10 al 13 novembre nel Foyer del Teatro Camploy, in via Cantarane 32 a Verona, in occasione del Festival del Cinema Africano e in collaborazione con ProgettoMondo Mlal.
Un’iniziativa unica che intende introdurre le nuove generazioni alla conoscenza degli sviluppi culturali e politici che hanno portato il Sudafrica e l’Europa a essere ciò che sono oggi.

Figura rilevante del XX secolo e Premio Nobel per la Pace nel 1993, Nelson Mandela ha dedicato la propria vita alla creazione di un Sudafrica democratico. Dopo 27 anni di carcere, Madiba (questo il soprannome di Mandela) è diventato un modello di coraggio e perseveranza nella lotta contro il regime dell’apartheid in Sudafrica. Questo spiega la continua attenzione dei media per questo uomo di Stato che, all’età di 94 anni, ha continuato quasi quotidianamente a dominare le scene a causa del suo debole stato di salute.
I giovani di tutto il mondo oggi si stanno domandando chi è Nelson Mandela e cosa significa la sua eredità per l’umanità. Per questa ragione il Progetto Mandela27 è importante: per coinvolgere in modo appassionante, coinvolgente e interattivo le nuove generazioni.
Da qui le tre proposte:
UN SERIOUS GAME
progettato dalla North-West University – Vaal Triangle Campus (NWU Vaal) e la Coventry University in Inghilterra, realtà leader del settore, grazie al quale i visitatori del portale web potranno accedere al gioco e, attraverso un romanzo a fumetti digitale e interattivo, farsi un’idea di come fosse la vita di un prigioniero politico a Robben Island.
UNA MAPPA CULTURALE
Per facilitare la conoscenza dei giovani d’oggi sulle pietre miliari della democrazia, sono stati posizionati sulle mappe di Europa e Sudafrica 100 fatti culturali particolarmente rilevanti, che hanno contribuito al cambiamento politico: dalla caduta del muro di Berlino, ai concerti per la libertà che ci furono in tutta Europa e Sudafrica, all’euforia mondiale per la liberazione di Nelson Mandela nel 1990.
UNA MOSTRA MANDELA27 per l’appunto. Pensata per essere itinerante, rappresenta una replica (con l’esatta ampiezza) della cella di Nelson Mandela a Robben Island, con l’esposizione nelle sue pareti esterne di pannelli con la progressione cronologica dei fatti dall’inizio dell’apartheid alla sua abolizione.

Il Progetto Mandela27 è stato reso possibile grazie al sostegno del Programma Cultura dell’Unione Europea ed ha visto la collaborazione dinamica fra la Coventry University nel Regno Unito, il museo di Robben Island e la North West University: Vaal Triangle Campus in Sudafrica, Elderberry Culture Projects in Svezia e TCS Digital World in Belgio.

L’ingresso alla mostra è libero
per le scuole solo su prenotazione dalle 15.00 alle 16.00
per la cittadinanza durante gli orari di proiezione dei film

giovedì 6 novembre 2014

Il Cinema africano inizia con un omaggio a Mandela

La 34esima edizione del Festival di Cinema Africano di Verona inizia il 7 novmbre con un omaggio a Mandela, in una serata, presentata da Malice Omondi, che vedrà la partecipazione del Console generale del Sudafrica, MR S. K. Molobi, e il direttore della rivista comboniana Nigrizia, Efrem Tresoldi, introdurre il film MANDELA: LONG WALK TO FREEDOM, un lungometraggio fuori concorso.
La pellicola, proiettata alle 20.30 al Teatro Cinema Stimate, ripercorre la vita del leader africano dalla giovinezza, vissuta nella fertile valle del Capo Orientale, la formazione in legge, fino all’età adulta e all’impegno politico che lo vedrà diventare primo presidente nero del Sudafrica e una delle maggiori icone mondiali della lotta contro l’apartheid.
MANDELA: LONG WALK TO FREEDOM è un ritratto che svela i lati più intimi del leader sudafricano, grazie al regista inglese Justin Chadwick, già autore di un altro lungometraggio che ha avuto un grande successo al Festival di Cinema Africano di Verona (e non solo) The First Grader.
Chadwick ha debuttato nel 1993 con il film televisivo Family Style interpretato da Ewan McGregor. Ha diretto e interpretato Shakespeare Shorts (serie che esplora la storia dei personaggi shakespeariani), diversi episodi di EastEnders, Byker Grove, The Bill, Spooks, Red Cap e della mini-serie Bleak House. Ha ricevuto diverse nomination e premi a concorsi televisivi di rilievo. Nel 2010 ha girato il lungometraggio The First Grader.

La lotta contro l'apartheid e il ruolo di Mandela nella guida del cambiamento politico, sono anche al centro della mostra esposta dal 10 al 13 novembre nel foyer del teatro Camploy in via Cantarane 32, che fa parte del progetto Mandela27, nato da una collaborazione fra l'Unione Europea e il Sudafrica, e proposto durante il Festival in collaborazione con ProgettoMondo Mlal.
Si tratta di una replica in scala reale della cella di Mandela a Robben Island, con l'esposizione di pannelli che ripercorrono i fatti dall'inizio dell'apartheid alla sua abolizione.
Mandela27 però è più di una mostra e comprende anche un serious game che propone una romanzo a fumetti digitale e interattivo, per farsi un'idea concreta di come fosse la vita di un prigioniero politico a Robben Island. Inoltre il progetto ha realizzato una mappa culturale con 100 fatti particolarmente rilevanti che hanno contribuito al cambiamento politico in Europa e Sudafrica, come la caduta del muro di Berlino, i concerti per la libertà e l'euforia per la liberazione di Nelson Mandela nel 1990. Gioco e mappa sono consultabili su www.mandela27.eu.

martedì 4 novembre 2014

Bolivia, la denuncia di ProgettoMondo: L'83% dei detenuti è in attesa di giudizio

Giustizia minorile e diritti umani in Bolivia. Lo scorso 30 ottobre una delegazione di rappresentanti di istituzioni e società civile boliviani ha presentato alla Commissione Interamericana dei Diritti Umani (Cidh) a Washington un dossier sulla drammatica situazione dell’abuso della detenzione preventiva in Bolivia dei minori e giovani in situazione di conflitto con la legge, i più alti dell’intero continente americano: l’83% dei minori detenuti in carcere è in attesa di giudizio. Anche per reati minori i tempi di attesa di una sentenza possono protrarsi anche fino a tre anni.
Il dossier presentato a Washington è frutto dell’impegno che l’Ong ProgettoMondo sta portando avanti da più di un decennio in Bolivia a favore dei minori e giovani in conflitto con la legge, grazie a progetti finanziati tra gli altri dal Ministero degli Affari Esteri, Unione Europea e Conferenza Episcopale Italiana (CEI).
Dopo un decennio di impegno in difesa dei minori e giovani, indebitamente rinchiusi nel carcere per adulti di San Pedro, l’Ong italiana, con immense fatiche, ha costruito e avviato a El Alto (La Paz) il Centro Qalauma, la prima struttura carceraria del Paese dedicata espressamente a minori e giovani con responsabilità penali (benché una riforma del 2001 preveda la separazione tra adulti-minori, la legge non era mai stata rispettata). E inoltre, grazie a diversi progetti di cooperazione allo sviluppo (Qalauma, Liber’Arte, Justamente), l’Ong sta concretamente contribuendo alla riforma del sistema di giustizia penale minorile, nonché a un cambiamento reale delle condizioni di vita dei minori detenuti, con la promozione di un approccio ispirato alla giustizia restaurativa, e dunque alla creazione di misure alternative al carcere nel caso di reati meno gravi, o attraverso percorsi di reintegro sociale post carcere per coloro subiscono una condanna di detenzione.
Un dato su tutti testimonia quanto i risultati ottenuti siano realmente incoraggianti: dall’apertura del nuovo Centro Qalauma, nel 2011, il centro registra tassi di recidiva tra i più bassi di tutti gli istituti carcerari del Paese, inferiore al 4%. ProgettoMondo sta inoltre sperimentando con successo alcuni programmi pilota di formazione, educazione finalizzati al reinserimento post detentivo e pratiche restaurative attraverso la mediazione tra reo e vittima o la creazione di reti comunitarie per favorire i processi di risocializzazione dei giovani.
E proprio in base ai risultati ottenuti a Qalauma, su iniziativa della Gobernación si sta ora replicando lo stesso modello socioeducativo anche in altri centri di privazione di libertà per minori e giovani, in particolare nell’omologo Centro Cenvicruz inaugurato nel 2013 a Santa Cruz.
Nonostante le enormi difficoltà e i rallentamenti di vario tipo, l’impegno italiano è stato quindi premiato dal governo boliviano (a breve anche un accordo quadro tra ProgettoMondo e il Ministero di Giustizia boliviano) con una collaborazione per l’effettiva applicazione del nuovo “Codice del Bambino, Bambina e Adolescente” promulgato lo scorso 17 luglio e alla cui elaborazione ha attivamente partecipato ProgettoMondo insieme alle altre organizzazioni e istituzioni che costituiscono il Tavolo interistituzionale sulla Giustizia Minorile creato nel 2007.
A fine settembre si è svolto a La Paz un seminario internazionale sulla Giustizia Restaurativa conclusosi con la firma di una Dichiarazione (ribattezzata la “Dichiarazione di La Paz”) che sancisce il formale impegno del Governo boliviano nel continuare il cammino di riforme intrapreso. Il documento, che ha in calce le firme di 100 personalità del mondo accademico e giuridico nazionale e internazionale, è stato firmato anche dal ministro di Giustizia Sandra Guiterrez.
L’ultimo atto, di questo lungo processo di cooperazione che sta dimostrando un notevole impatto sulla vita dei minori e giovani in conflitto con la legge e, più in generale, a favore di un maggiore rispetto dei diritti umani in Bolivia, è senz’altro rappresentato dall’udienza svoltasi a Washington. Al termine della relazione, infatti, i relatori speciali della Commissione Interamericana dei Diritti Umani (Cidh) si sono detti impressionati della gravità della realtà presentata, riconoscendo in ogni caso gli importanti passi in avanti realizzati e lo sforzo di collaborazione con le istituzioni nazionali. Relatore per ProgettoMondo Mlal è stato il coordinatore del Programma su Giustizia Giovanile Restaurativa, Roberto Simoncelli.

giovedì 30 ottobre 2014

A scuola di cinema, e non solo. Il Cinema Africano per le scuole e i ragazzi

Proiezioni a scuola e una mostra arricchita da un vero e proprio progetto per facilitare la conoscenza dei giovani sulle pietre miliari della democrazia, a partire dall’eredità lasciata da Nelson Mandela al mondo. Ma anche una lettura animata per conoscere, tramite la piccola Iko nata in Burkina Faso, un’Africa un po’ diversa da come solitamente ce la immaginiamo.
ProgettoMondo Mlal quest’anno triplica le proposte elaborate in occasione della 34esima edizione del Festival del Cinema Africano, e si rivolge ai giovani del territorio con una serie di iniziative e attività didattiche tutte da scoprire.

Come di consueto, l’associazione veronese si prepara a portare il cinema nelle scuole di ogni ordine e grado di Verona e provincia, direttamente nelle classi o attirando gli alunni nelle sale dei cinema che ospiteranno il festival. In entrambi i casi la presenza di esperti e ospiti internazionali (dal 7 al 15 novembre a Verona, e fino al 6 dicembre in Provincia) stimolerà dibattiti e riflessioni per guardare il mondo attraverso il cinema.
I numeri degli studenti coinvolti continua a crescere, e si sono superate di gran lunga le 5.500 adesioni (nel 2013 sono state 4mila), distribuite tra Verona (oltre 2mila), San Giovanni Lupatoto, Sommacampagna, Bussolengo, Villafranca, San Bonifacio, Bardolino, Lazie, Colà, San Martino Buon Albergo, Soave e i comuni della Val d’Alpone.
Anche quest’anno, oltre al Premio “pubblico scuole”, verrà rilanciato il Premio “Il Colombre”, che sarà assegnato da una giuria di 6 studenti dell’Enaip, appositamente formata e preparata con specifiche lezioni e approfondimenti.
Da diversi anni ormai la scuola si trova davanti al difficile compito di ripensare se stessa e il proprio ruolo nella società, soprattutto alla luce dei rapidi cambiamenti del mondo attuale, sempre più cosmopolita.
Nel variegato mondo delle proposte didattiche interculturali, quindi, quelle realizzate da realtà come il Cinema Africano, puntano a fornire alle nuove generazioni gli strumenti necessari a decodificare i messaggi e riconoscere gli stereotipi, mettendo in evidenza quegli elementi di novità che possono diventare un punto di partenza essenziale per comprenderne le influenze culturali, le condizioni di vita, le aspirazioni e le speranze.

Mutamenti e sviluppi culturali e politici sono anche al centro del progetto Mandela27, nato da una collaborazione fra l'Unione Europea e il Sudafrica, e proposto durante il Festival in collaborazione con ProgettoMondo Mlal.
La lotta contro l'apartheid e il ruolo di Mandela nella guida del cambiamento politico, saranno al centro della mostra esposta dal 10 al 13 novembre nel foyer del teatro Camploy in via Cantarane 32. Si tratta di una replica in scala reale della cella di Mandela a Robben Island, con l'esposizione di pannelli che ripercorrono i fatti dall'inizio dell'apartheid alla sua abolizione.
Mandela27 però è più di una mostra e comprende anche un serious game che propone una romanzo a fumetti digitale e interattivo, per farsi un'idea concreta di come fosse la vita di un prigioniero politico a Robben Island. Inoltre il progetto ha realizzato una mappa culturale con 100 fatti particolarmente rilevanti che hanno contribuito al cambiamento politico in Europa e Sudafrica, come la caduta del muro di Berlino, i concerti per la libertà e l'euforia per la liberazione di Nelson Mandela nel 1990. Gioco e mappa sono consultabili su www.mandela27.eu.

La cultura si fa leggendo, e quest'anno ProgettoMondo Mlal, propone anche la lettura animata del fotoracconto “Un giorno con Iko”, che si terrà lunedì 10 novembre alle 14 alla libreria Pagina 12, in Corte Sgarzarie 6/A a Verona.
Attraverso la lettura e alcune attività il pubblico potrà conoscere Iko, una bambina di 9 anni che vive in Burkina Faso, in una specie di piccolo condominio africano dove tutti si danno una mano per tirare avanti. Nel fotoracconto, Iko invita a visitare la sua casa, a conoscere i suoi familiari e amici, a giocare, mangiare e sognare con lei. La sua vita, seppur vissuta in povertà, alla resa dei conti non è per niente male, e restituisce l'immagine di un’Africa un po’ diversa da come ce la immaginiamo, dove non ci sono solo capanne di paglia, la danza della pioggia non è un ballo folcloristico, e la Tv si vede bene proprio come da noi.

Per maggiori informazioni: educazione@mlal.org – www.progettomondomlal.org – 045.8102105

Campagna Io Non mangio da solo 2014 per fermare la malnutrizione materno-infantile

Grazie al programma “Mamma!”, in appena 3 anni, ProgettoMondo è riuscito a dimezzare il tasso di malnutrizione del Burkina Faso (38%). Un risultato rilevante che, con particolare orgoglio, possiamo dire di avere condiviso, prima ancora che con medici e multinazionali dell’Aiuto, direttamente con le mamme, villaggio per villaggio, casa per casa.
ProgettoMondo Mlal dedica perciò la campagna Io non mangio da solo 2014 alle mamme, nutrici per eccellenza. Contrariamente a quanto si dice, infatti, prima ancora che essere “ciò che mangiamo”, noi siamo in realtà “ciò che mangiavano le nostre mamme” quando ancora ci avevano in grembo e poi, ancora, siamo “ciò che le nostre mamme hanno potuto darci” da mangiare fino all’età di 5 anni.
Perché essenzialmente la nostra alimentazione si gioca tutta in questi primi anni di vita. Dei 18 mila bambini che, sotto i 5 anni, muoiono ogni giorno nel mondo, quasi la metà perde la vita per cause legate alla malnutrizione, e 30 milioni dei bambini che nascono ogni anno hanno una crescita già compromessa a causa della malnutrizione delle loro mamme.
Il primissimo bisogno umano è infatti alimentarsi. Prima ancora di venire alla luce, aprire gli occhi, respirare, e toccare, il bambino cresce con e grazie al nutrimento materno. L’alimentazione è il vero e proprio primo scambio mamma-bambino e, come sanno bene tutte le mamme, proprio su questo scambio si costruiranno gran parte di intimità e condivisione di un lungo futuro legame.
Ecco, la campagna “Io non mangio da solo” 2014 vuole coinvolgerci tutte e tutti nella lotta alla malnutrizione materno-infantile, a cominciare da lì dove possiamo davvero incidere e mettere in moto un concreto cambiamento.

Partecipando tutti al progetto “Mamma!” possiamo garantire subito una pappa ipernutriente a 60 mila bambini e seguire e curare 600 mila casi di malnutrizione di mamme e bambini.
Seguici sul gruppo di Facebook "Io non mangio da solo" regalandoci una tua ricetta di pappa, sul blog della campagna, partecipa alle nostre iniziative e condividi con i tuoi amici. Puoi aiutarci acquistando o donando uno dei nostri gadget ma anche con una piccola donazione.

mercoledì 29 ottobre 2014

Teatro e foto aprono il Festival del Cinema Africano

Teatro e suggestivi scatti fotografici annunciano la 34esima edizione del Festival del cinema africano.
L’annuale appuntamento con la kermesse cinematografica veronese inizierà fra poco più di una settimana, il 7 novembre, per proseguire fino al 16 novembre.
Giovedì 30 ottobre, alle 21, si terrà però un primo appuntamento di apertura del Festival, che porterà sul palco del teatro Camploy in via Cantarane 32 “Il sogno di King. Le parole di Martin Luther King e il suo sogno sono il filo rosso di questo inedito spettacolo teatrale prodotto dalla Compagnia La Formica, in collaborazione con le associazioni AfricaFriends e Asequagui.
Il giorno dopo, il 31 ottobre, sarà inoltre inaugurata alle 18 la mostra Je Reviens, un racconto fotografico di un viaggio che inizia a Lampedusa e arriva fino in Mali, attraversando Tunisia, Libia, Niger e Costa d’Avorio. Un percorso a ritroso, lungo le rotte dei migranti, compiuto da Giovanni Cobianchi e proposto a Verona negli spazi del Museo Africano in vicolo Pozzo 1, dove rimarrà esposto fino al 16 novembre.

Je reviens è il frutto di un’amicizia nata con un gruppo di giovani profughi centrafricani conosciuti a Verona presso un Centro di accoglienza in cui Cobianchi ha lavorato tra il 2012 e 2013. I drammatici racconti dei ragazzi sulla loro fuga da casa, la traversata del deserto, le morti di alcuni compagni durante il viaggio della speranza, hanno spinto l’autore della mostra a ripercorrere a ritroso il medesimo itinerario, raccogliendo esperienze e storie attraverso la fotografia.

lunedì 27 ottobre 2014

Verona festeggia i 30 anni dei Senza Terra in Brasile

I 30 anni dei Senza Terra in Brasile diventano spunto per parlare di giustizia. Di quella giustizia che, come proclama il titolo dell’incontro fissato per venerdì 31 ottobre al Centro unitario missionario (Cum) in via Seminario a San Massimo, “deve essere di questo mondo”.
L’appuntamento, organizzato dall'Editrice Missionaria Italiana in collaborazione con il Centro Missionario di Verona, la rivista ComboniFem, l’associazione MLAL, Rete Radié Resh e il Centro Unitario Missionario di Verona con inizio alle 20.45, avrà per protagonista il leader stesso del Movimento Sem Terra, João Pedro Stédile, eccezionalmente a Verona per dare voce al movimento contadino nato nel 1984, dalle occupazioni di terra nel sud del Brasile. Coordina la serata il teologo Marco Dal Corso.
L’occasione è offerta dall’uscita del libro “La lunga marcia dei Senza Terra”, scritto a tre mani da Claudia Fanti, Marinella Correggia, Serena Romagnoli e pubblicato da EMI, per raccontare la prima storia del Movimento dei Lavoratori Rurali Senza Terra, nato 30 anni fa in Brasile per coordinare le lotte dei contadini schiacciati dai latifondisti. Il Movimento ha creato una vera e propria nuova cultura popolare, grazie anche all'alleanza con la "Pastorale della terra" della chiesa brasiliana, con le comunità di base, i vescovi e i teologi della liberazione, ed è oggi presente in 24 stati del Paese, coinvolgendo un milione e mezzo di persone.
La figura di Stédile è particolare e rilevante. Il coordinatore del Movimento è nato a Rio Grande del Sud da piccoli agricoltori di origine italiana, le cui famiglie erano emigrate dal Veneto e dal Trentino Alto Adige. Fin da ragazzo si è legato alla Commissione Pastorale della Terra, dove è iniziato il suo lavoro a favore dei contadini senza terra, che ancora oggi è più vivo che mai.

venerdì 24 ottobre 2014

L’impegno italiano per una giustizia minorile restaurativa

Il principio cosiddetto “restaurativo”, applicato in tutte le fasi della giustizia minorile, garantisce la giusta attenzione agli adolescenti e ai giovani in conflitto con la legge e promuove la loro piena reintegrazione sociale con una considerazione del reato, più che in una visione duale delinquente-vittima, quale “prodotto sociale” e dunque come la “rottura di un equilibrio” che la giustizia ha il compito di ristabilire, o quantomeno contribuire a ristabilire.
ProgettoMondo Mlal da anni in Bolivia sta appunto cercando di promuovere nel sistema di giustizia penale minorile “l’approccio restaurativo”, grazie ai diversi progetti pilota realizzati in quest’ambito, alle collaborazioni strette in quasi 10 anni di impegno con società civile e operatori di giustizia, al sostegno delle organizzazioni che partecipano al Tavolo Interistituzionale sulla Giustizia Penale Minorile (MIJPJ) creato nel 2007.
Questi sforzi sono stati finalmente premiati in luglio con l’approvazione di una nuova legge del governo (Legge Nº 548/2014 promulgata il 17 di luglio 2014) che sancisce l’entrata in vigore del nuovo “Codice del Bambino, Bambina e Adolescente”.
Nei giorni scorsi, l’impegno di ProgettoMondo Mlal è stato ulteriormente premiato e soprattutto riconosciuto: un dettagliato documento (ribattezzato la Dichiarazione di La Paz), già sottoscritto da più di 100 personalità nell’ambito della giustizia e del mondo accademico provenienti da vari dipartimenti della Bolivia, nonché da esperti internazionali, impegna adesso il governo boliviano a implementare il principio di giustizia “restaurativa”, già contenuto nel nuovo Codice, nelle pratiche nel proprio assetto sociale e giudiziario, grazie alla firma della Ministra di Giustizia dello Stato Plurinazionale di Bolivia, Sandra Gutiérrez.
E proprio un’ong italiana, ProgettoMondo Mlal, che alle spalle ha l’appoggio e i cofinanziamenti di Ministero degli affari Esteri italiano e Unione Europea, è stata chiamata a collaborare all’elaborazione entro 350 giorni del regolamento attuativo delle misure e pratiche che dovranno concretizzare le politiche restaurative, la formazione di nuove figure professionali e proporre alternative adeguate alla pena per i minori.
Tutto ciò è avvenuto nella cornice del II° Congresso Internazionale di Giustizia Restaurativa (23-26 settembre) organizzato in Bolivia da ProgettoMondo Mlal, il Ministero di Giustizia boliviano, Iseat e l’appoggio di CVCS, CDC, con il patrocinio della Cooperazione Italiana, l’Unione Europea, il Ministero di Cultura e il Comune di La Paz.
Il II° Congresso Internazionale di giustizia restaurativa rappresentava l’atto finale del Progetto bi-nazionale Liber'Arte, promosso da ProgettoMondo Mlal, e cofinanziato dall’Unione Europea, contemporaneamente in Bolivia e Mozambico, rispettivamente a favore dei giovani privati di libertà residenti nel Centro di Reintegrazione di Boane (Mozambico) e in Qalauma (Bolivia).
È oggi sotto l’occhio di tutti come, nel corso dei due anni del progetto Liber'Arte, la formazione e l’esperienza artistica e culturale abbiano trasformato la vita delle giovani e dei giovani privati di libertà di questi Centri. Così come le diverse attività artistiche realizzate hanno evidenziato i rilevanti risultati ottenibili attraverso l’integrazione dell’arte e della cultura nell’ambito dei programmi socio-educativi di reinserimento sociale dei giovani privati di libertà sul piano dell’autostima, della costruzione di una nuova identità e nei processi restaurativi nei confronti della vittima e la comunità.
Gli obiettivi del Congresso erano promuovere e dare visibilità allo scambio di buone pratiche nel sistema di giustizia per gli adolescenti; ottenere un impegno anche formale per l’implementazione dei meccanismi di giustizia restaurativa nei procedimenti contro i minori con responsabilità penale; assicurare il riconoscimento dell’importanza della partecipazione delle vittime nel processo restaurativo; e sistematizzare l’inserimento della formazione artistica e culturale nel modello socioeducativo, come possibilità per la reintegrazione sociale.
Il Congresso ha infine garantito un importante spazio alla scambio di buone pratiche grazie alla testimonianza portata da esperti internazionali e i responsabili di centri di reintegrazione e/o istituzioni pubbliche che stanno sperimentando modelli di eccellenza sul piano della giustizia restaurativa provenienti da Mozambico, Brasile, Colombia, Perù, Italia.
Il documento “la Dichiarazione di la Paz”, fatto ora proprio dal governo boliviano, e le raccomandazioni allegate, sono il prodotto dell’intenso lavoro svolto da gli esperti riuniti nei tavoli tematici su “Conciliazione”, “Meccanismi di Giustizia Restaurativa”, “Formazione, Reintegrazione Sociale e Reti Comunitarie” e “Arte Cultura nelle misure socio-educative”.
Il documento impegna formalmente il governo boliviano, e nello specifico il Ministero della Giustizia, a rafforzare il Tavolo Interistituzionale di Giustizia Penale Minorile e i tavoli dipartimentali a cui ProgettoMondo Mlal sta partecipando nell’ambito di un nuovo Progetto, “Giustamente”, cofinanziato dal Ministero Affari Esteri Italiano e attualmente in corso.
Si chiede, inoltre, la costruzione di una cultura di pace attraverso le pratiche restaurative; la promozione di programmi di reintegrazione sociale; la formazione nei meccanismi di giustizia restaurativa di operatori di giustizia minorile; la creazione di reti interistituzionali per sostenere le azioni di orientamento e di reintegrazione sociale; l’integrazione di arte e cultura nei programmi socio-educativi per la reintegrazione dei giovani privati di libertà e il sostegno delle istituzioni pubbliche locali nella creazione di reti per la referenza e contro referenza dei casi di libertà assistita o per l’applicazione di misure alternative alla privazione di libertà conformemente a quanto stabilito dal nuovo Codice).
Nel corso del Congresso, l’impegno internazionale che lo Stato della Bolivia ha assunto nell’ambito della giustizia restaurativa, è stato evidenziato, e pubblicamente riconosciuto, grazie all’intervento di Felice Longobardi, Direttore dell’Ufficio Regionale della Cooperazione Italiana, ma anche nelle parole di Juan Planas, Ministro Consigliere della Delegazione dell’Unione Europea, e dalla rappresentante di ProgettoMondo Mlal, Marialuisa Milani, che ha sottolineato il rapporto di stretta collaborazione che si è creato tra la nostra istituzione e il Vice ministero di Giustizia e Diritti Fondamentali con cui, nell’ultimo anno, e mezzo abbiamo collaborato affinché la promulgazione del nuovo Codice potesse divenire una realtà.
Una particolare attenzione alla “vittima”, figura quasi sempre dimenticata nei sistemi di giustizia nazionale, è stato offerta da Carlo Riccardi, criminologo, mediatore e responsabile della formazione della Camera Arbitrale di Milano (Italia). Riccardi ha affermato che “quando qualcuno è vittima di un reato, si produce una frattura che coinvolge non solo l’offeso e l’offensore, ma è una rottura del patto di cittadinanza su cui si regge la ace sociale”. Il principio della Giustizia Restaurativa guarda quindi alla giustizia come alla necessità di ristabilire per quanto possibile un equilibrio capace di riconfermare quel patto di cittadinanza garantendo nuova dignità non solo alla persona offesa, ma anche all’offensore.
“E’ ancora molto il cammino da fare per la piena applicazione del principio della Giustizia Restaurativa in Bolivia - ha commentato il coordinatore del programma di ProgettoMondoMlal, Roberto Simoncelli- ma occasioni come queste realizzate a La Paz permettono di avanzare non solo sul piano del dibattito concettuale, ma anche concretamente nel coordinamento degli sforzi promossi dai diversi attori per poter far sì che le pratiche restaurative possano divenire una realtà nella quotidianità del sistema di giustizia boliviano, garantendo l’implementazione di un sistema di giustizia che si faccia veramente garante dei diritti.


Abraham Colque – Coordinatore Equipe Socio-Educativa Centro Qalauma
Marialuisa Milani – Policy Officer Giustizia Giovanile ProgettoMondo Mlal

mercoledì 22 ottobre 2014

Bolivia, Morales fa terna

Una vittoria schiacciante, senza ombre di dubbio, quella di Evo Morales che ha nuovamente trionfato alle elezioni presidenziali in Bolivia, ottenendo oltre il 61% dei voti da circa 6 milioni di elettori. L’ex sindacalista, presidente della Bolivia dal 22 gennaio 2006, si appresta così ad iniziare il suo terzo mandato.
Alle elezioni il Mas, partito di governo, si è infatti imposto in 8 dei 9 dipartimenti del Paese. Alle spalle di Morales, il leader di Unidad Democrata, Samuel Doria Medina (noto imprenditore del cemento), con il 24,5% dei voti, segue il Partito Democratico Cristiano con il 9%, mentre i partiti “Movimiento sin Miedo” e il recente costituito partito “Verde” non raggiungono il 3% di voti validi, perdendo cosi, secondo la normativa elettorale, il registro nazionale.
I dati definitivi dell’importante appuntamento elettorale non sono ancora pubblici, nonostante il Tribunale Elettorale avesse promesso che la domenica stessa delle votazioni, il 12 ottobre, sarebbero stati diffusi i risultati al 90% di completezza.
I risultati ottenuti, con la stragrande maggioranza dei voti andati al partito di governo, non ha sorpreso nessuno, neppure i partiti di opposizione. Quello che invece ha suscitato non poche perplessità e proteste è stata la inettitudine dimostrata dal Tribunale Supremo Elettorale che, più volte durante il conteggio, ha diffuso la notizia che il sistema si era inceppato, che si erano registrati errori nei conteggi e altre inconsistenti complicazioni, a causa delle quali non si poteva avanzare con la rapidità annunciata.
Finalmente, quasi in sordina, ecco nella giornata di domenica 19 l’annuncio dei risultati pressoché definitivi (in due comuni si devono rifare le votazioni per irregolarità comprovate) a comprovare i primi sondaggi (detti “boca de urna”). La stampa si limita dunque ad riportare i dati diffusi tramite una conferenza stampa dell’organo elettorale e tenendo al minimo i commenti.
All’indomani della pubblicizzazione dei numeri, i partiti usciti perdenti da quest’ultima competizione esprimono serie perplessità e dubbi circa la veridicità dei risultati e annunciano iniziative di denuncia. Lo stesso governo, alleato alla Coordinatrice dei movimenti sociali affini al Mas (Conalcam), fa la mossa di promettere un audit tecnico al Tribunale Supremo Elettorale per identificare i problemi creatisi durante lo scrutinio e individuare i responsabili che hanno fatto ritardare la proclamazione dei risultati, minacciando sanzioni.
Per quanto riguarda la composizione dell’assemblea legislativa, il partito di governo si è assicurato la votazione dei 2/3 sia alla Camera che al Senato. Ciò significa che nei 5 anni a venire la guida Morales avrà l’appoggio maggioritario in seno al potere legislativo.
Per la prima volta nella storia della Bolivia, hanno avuto la possibilità di votare per le elezioni presidenziali anche i residenti all’estero. E anche in questo caso si registra l’ampia vittoria per il Mas con il 72,29% dei voti a suo favore.
Le votazioni all'estero si sono svolte contemporaneamente in 33 Paesi per un totale di 267.610 elettori residenti in 69 città.
 
Anna Alliod
ProgettoMondo Mlal
Bolivia

Emergenza Kurdistan: non lasciamoli soli

Fuggono dal massacro, sono scampati a un probabile genocidio: sono un milione e 800 mila gli sfollati in tutto il Kurdistan iracheno (5 milioni di abitanti), 156 mila gli sfollati nella sola Erbil.
Da quando, il 6 agosto, i peshmerga curdi si sono ritirati dalla Piana di Ninive, hanno trovato rifugio dove possono. Ankawa Mall era un centro commerciale in costruzione, ora trasformato in un centro di raccolta per i cristiani di Qaraqosh e Bartalla: 250 famiglie, oltre 2 mila persone che ora vivono in mini stanzette con pareti in lamierino montate sul nudo cemento. Sono fuggite, come tutti i cristiani della Piana di Ninive, come gli yazidi e le altre minoranze perseguitate, di notte, a piedi, senza poter portare nulla con sè.
Per questo Focsiv e Avvenire hanno deciso, d’intesa con Iscos-Cisl, Mcl, MASCI, Azione Cattolica e Banca Etica di sostenere un progetto di cooperazione grazie alla presenza del Team Focsiv, diretto da Terry Dutto. È il progetto «Emergenza Kurdistan: non lasciamoli soli».
L’animazione dei ragazzi è il primo passo, quello che gli esperti di primo soccorso umanitario definiscono «Child protection»: da lì può partire una serie di interventi mirati secondo la filosofia Focsiv di completare con l’«elemento mancante» a quello che è il sostegno di base di Unicef e Acnur. Si tratta di fornire pentole e posate a chi ha solo un fornelletto; il sale per cuocere a chi riceve un pacco di riso alla settimana; coperte a chi ha solo un materassino; kit igienico sanitari in particolare per donne con neonati; istruzione, per chi ha il tempo.
Terry Dutto, inviato Focsiv per le emergenze umanitarie attualmente ad Erbil, racconta le condizioni drammatiche in cui gli sfollati, che incontra con le attività di animazione dentro e fuori l’Ankawa Mall, vivono in questi giorni: “Le condizioni di vita ora nelle aree di aggregazione degli sfollati non sono cambiate molto rispetto ai primi accampamenti di Agosto. I più fortunati sono in camere di pannelli prefabbricati con la presenza di 10 persone per vano, includendo due, talvolta tre nuclei familiari. Altri sono in campi allestiti con tende di tela, ma qui la situazione è più difficile e lo sarà ancora di più quando arriverà l'inverno con temperature intorno agli zero gradi. Qui la pioggia sta facendo gravi danni e creando sofferenze. – aggiunge Terry - Tende sotto l'acqua, materassini bagnati e fango hanno costretto molti a sloggiare nella notte, scene pesanti da digerire. Le istituzioni non riescono a porre un freno a queste difficoltà gravissime e la salute di moltissime persone sarà messa in grave pericolo, soprattutto quella dei bambini. Il problema é di una vastità tale che non permette di fare cose in fretta, mentre gli sfollati arrivano ancora a migliaia.”
I profughi si rifugiano dove possono, ma questa non è vita. Il tuo aiuto è vita.

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martedì 21 ottobre 2014

Haiti, dopo il colera la febbre

Nei giorni scorsi più di 300 persone, tra loro anche molti bambini, sono stati accolti all’ospedale pubblico Sainte Therese di Hinche, nell’altipiano Centrale di Haiti. La stessa provincia già colpita nelle scorse settimane da una nuova epidemia di colera.
Ogni giorno, quindi, vengono letteralmente presi d’assalto sia il Pronto soccorso generale, sia il reparto pediatrico dell'ospedale. I pazienti presentano i sintomi di una febbre che i medici non sono ancora riusciti a identificare per la mancanza di risultati convincenti dalle analisi di laboratorio.
"I sintomi – ha rivelato infatti il direttore medico, il dottor Jean Daniel Laguerre, ad AlterPresse - somigliano ai sintomi della febbre tifoide. Ma è ancora molto difficile fare una diagnosi accurata”. Il dottor Laguerre ha anche confessato che, almeno in 6 casi, si è dovuto intervenire in emergenza per scongiurare il decesso dei pazienti: "Non possiamo dire esattamente di cosa si tratta. Tuttavia bisogna adottare delle vere misure di sicurezza".
Purtroppo in alcuni casi chi avverte questi sintomi non si rivolge subito all’ospedale scambiandoli per quelli della chikungunya (malattia febbrile acuta virale, epidemica, trasmessa dalla puntura di zanzare infette, ndr.), scegliendo l’ospedale quando ormai la situazione è davvero grave. A questo quadro così delicato si sommano poi facilmente delle complicazioni.
Inoltre, da circa due settimane, la città di Hinche non riceve più acqua potabile e dunque buona parte della popolazione usa l'acqua stagnante del fiume per soddisfare le esigenze domestiche quotidiane.
Una situazione intollerabile che, peggiorata dalla bassa quantità delle piogge, non fa che alimentare l’aumento dei casi di colera. Ogni giorno all’ospedale Santa Teresa di Hinche arrivano infatti più di venti persone con sintomi di colera.
L'abbandono di pratiche igieniche regolari unito alla carenza di acqua potabile e all’inquinamento delle acque del fiume sono i fattori con cui si spiegano l'aumento della malattia del colera a Hinche.


Luisa Zamperini
ProgettoMondo Haiti
equipe Nuove Energie