venerdì 28 settembre 2012

Haiti: il seme della sicurezza

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Il ciclone Isaac si farà dolorosamente ricordare a Fonds-Verrettes per tutta la stagione agricola. A essere in pericolo è la sicurezza alimentare della popolazione, che vive principalmente dei frutti della terra.
La sicurezza alimentare implica il mantenimento delle condizioni che permettono alla popolazione di avere stabile e costante accesso a quantità sufficienti di cibo.
Oltre ai raccolti distrutti (
principalmente mais e patata, che in questa zona di Haiti rappresentano fino all’80% della produzione), il ciclone ha fatto strage di semi. E i semi sono il germe che garantisce i raccolti seguenti.
Prendiamo un esempio, la patata, che qui è la regina dei campi. Normalmente, i coltivatori locali lasciano il 20% della coltivazione per la semente, che (d’accordo alla specie) è capace di produrre fino al 800%: di 100 piante di patate seminate, 20 sono destinate alla scorta di semi, ognuno dei quali produce fino a 8 piante.
Sebbene a Fonds-Verrettes le 4 raccolte annuali di patata potrebbero assicurare una rapida ripresa, questa capacità di rigenerazione è stata bruscamente ridotta. Magazzini agricoli scoperchiati, pioggia ovunque, piante in fiore rase al suolo e semente marcita o distrutta. La parte salvabile è piantata d’urgenza per evitare di perderla: ma ciò significa perdere la capacità di semina dei prossimi sei mesi (tant’è la durata massima dei semi).
Il processo per recuperare la produzione sarà quindi lento e duro, e gli sforzi moltiplicati per gli agricoltori locali che avranno bisogno di almeno un anno per tornare a condizioni di normalità. Questa perdita, inoltre, ha conseguenze indirette altrettanto gravi in termini di capacità d’acquisto di altri alimenti che fondano la sicurezza alimentare locale.
La patata per la popolazione di Fonds-Verrettes, principalmente contadina, è un’importante fonte di guadagno a seconda della stagione del raccolto di marzo, fino al 60% è destinato alla vendita, che permette d’acquistare altri beni alimentari, e dunque aumentare la varietà della dieta della popolazione.
Haiti vive di prodotti agricoli importati. Il riso Miami è il re della tavola, nonostante il riso si coltivi localmente e nello scorso secolo fosse un prodotto di esportazione che, insieme ad altri prodotti, garantiva l’auto-alimentazione della popolazione a livello nazionale.
L’importazione non regolamentata di derrate agricole dall’estero ha distrutto la maggiornaza delle coltivazioni locali, molto peggio di Isaac e con un impatto devastante sulla sovranità alimentare del Paese.
Petra Bonometti
responsabile "Viva Haiti"
ProgettoMondo Mlal

giovedì 27 settembre 2012

Il mestiere di crescere in un video

In Paesi come Perù, Bolivia e Colombia, dove la metà della popolazione ha meno di 18 anni, il tasso di povertà e di violenza su minori di poco inferiori al 50%, esigere il rispetto dei diritti dell’infanzia è innanzitutto un dovere al quale non deve essere possibile sottrarsi. Tanto più che in questi stessi Paesi, esistono già da decenni solide esperienze autorganizzate di bambini e adolescenti, lavoratori e non lavoratori, che fin dai 7, 8 anni, partecipano concretamente alla vita sociale ed economica del loro Paese, comune o quartiere, facendosi carico con impressionante senso di responsabilità di un proprio ruolo attivo nella crescita della famiglia o della loro comunità.
Il progetto di cooperazione allo sviluppo della Ong ProgettoMondo Mlal, “Il Mestiere di Crescere”, scommette appunto sul protagonismo dell’infanzia quale primo motore di cambiamento. Affinché, al di là dei numeri, venga riconosciuto il peso politico che il protagonismo dell’infanzia, nonché una sempre maggiore consapevolezza dei propri diritti e doveri da parte dei bambini e adolescenti, hanno nella società di oggi.rché se al Nord del mondo parliamo dei nostri figli come degli adulti di domani, nel Sud del mondo, a costruire l’oggi, giorno dopo giorno, sono già da tempo proprio i bambini. E molti di loro non ci chiedono compassione ma fiducia e solidarietà.
La fatica, le ambizioni e i risultati del “Mestiere di crescere” sono ora immagini nell’omonimo videodocumentario. Girato lo scorso gennaio dall’equipe Kenzi Production, con la regia di Annamaria Gallone e il coordinamento dell’ufficio Comunicazione di ProgettoMondo Mlal, il documento raccoglie le testimonianze dei bambini e adolescenti peruviani, lavoratori e non, che partecipano attivamente alle attività di Progetto e che, grazie anche a questa opportunità, si sentono supportati nella non sempre facile battaglia per l’affermazione del loro protagonismo.
Il panorama delle testimonianze è ricco e composito. Ascoltiamo infatti bambini di 10 anni, adolescenti di 12, 14 anni, che dividono la propria giornata tra attività lavorative per contribuire al sostentamento della famiglia e per pagarsi gli studi, la normale attività scolastica, un impegno attivo nei gruppi e associazioni che promuovono i diritti dell’infanzia presso istituzioni e società civile, e tutte le altre comuni attività dei ragazzi della loro età: sport, studio, musica… Il tutto, costituendo spesso anche un’eccellenza nelle rispettive classi.

La Bolivia all'EcoFestivalPesio


Dal 3 al 5 ottobre ProgettoMondo Mlal sarà sugli schermi dell’ EcoFestivalPesio dove è stato selezionato con tre video documentari della regista Annamaria Gallone.
Le proiezioni al pubblico, tutte in programma a partire dalle 21 di ciascuna serata, si terranno nella sala del Laboratorio Territoriale di Educazione Ambientale a Chiusa di Pesio, in provincia di Cuneo, che si trova in vicolo S. Anna, 3.
I nostri lavori, tutti selezionati per la finale che si terrà sabato 6 ottobre con la cerimonia di premiazione, seguiranno la seguente scaletta:

Il 3 ottobre “Bienvenidos!” (il video sarà proiettato per ottavo nel tema ecologico- documentario)
Il cortometraggio girato nel luglio 2011 dalla Kenzi Production, ci riporta paesaggi fantastici molto poco conosciuti nel nostro Paese e senz’altro ancora molto autentici e ricchi di emozioni, incontri e cultura.
L’equipe ha documentato alcuni dei 18 Centri Turistici sostenuti dal Progetto di cooperazione Bienvenidos!, che stanno sperimentando l’avvio di attività turistiche e di accoglienza al di fuori delle rotte battute dal turismo internazionale.

Il 4 ottobre “Con permesso vogliamo crescere” (il video sarà proiettato per non nel tema libero-documentario)
Il dipartimento di Potosì è una delle zone più depresse della Bolivia. La produzione agricola scarsa e povera non assicura la dieta necessaria alla crescita corretta psichica e fisica dei bambini. ProgettoMondo Mlal e i suoi partner locali sono riusciti a ristrutturare e attrezzare meglio 30 scuole di altrettanti villaggi, a seguire con integratori alimentari 300 donne pre e post parto e 200 bambini particolarmente denutriti, a fornire alimenti per la merenda scolastica di 180 scuole, per un totale di 7.500 bambini che oggi frequentano le lezioni con più ottimismo e speranza.

Il 5 ottobre “Piccoli sogni che si avverano” (il video sarà proiettato per undicesimo nel tema ecologico-documentario)
ProgettoMondo Mlal ha lavorato in 3 regioni della Bolivia per dare più forza all’agricoltura e ai prodotti locali, per valorizzare la biodiversità e combattere la malnutrizione, così da costruire una nuova sicurezza alimentare che guardi anche alla sovranità del Paese. Perché i cereali, oggi in buona parte importati, tornino a essere opportunità di crescita fisica ed economica per le comunità locali.

Nicaragua: la consegna degli attestati ai futuri imprenditori

Si è recentemente concluso il secondo corso di formazione promosso da Futuro Giovane per i neoimprenditori di Chinandega. Questo secondo ciclo, che ha coinvolto 24 giovani, di cui 13 ragazze e 11 ragazzi, si è svolto anche grazie all’appoggio dell’Istituto Don Bosco che ha collaborato fornendo le aule dove si sono svolte le attività.
Il 3 agosto si è quindi celebrata, in un’atmosfera allegra e giovanile, la fine del corso con la consegna dei certificati di partecipazione per i ragazzi a cui, oltre ai neoimprenditori e alle loro famiglie, erano presenti una rappresentante dell’Istituto Don Bosco, un rappresentante dell’associazione ASJUSA (partner del progetto Futuro Giovane) e Pierangelo Rocco rappresentante di ProgettoMondo Mlal in Nicaragua.
L’ottimo lavoro svolto da educatori e facilitatori si è potuto riscontrare anche nel rapporto instaurato con i ragazzi basato sulla fiducia e la collaborazione.
Dopo aver intonato le note dell’inno nazionale del Nicaragua e assistito a alla rappresentazione di un ballo tradizionale eseguito da una delle 13 ragazze, si è passati alla consegna dei certificati. I giovani, tutti elegantissimi e accompagnati da un membro della famiglia, si sono avvicinati uno alla volta al tavolo per ritirare il proprio certificato tra gli applausi e il quasi tifo dei presenti.
Significativi sono stati i ringraziamenti dei ragazzi che hanno rivolto un pensiero non solo al progetto Futuro Giovane, ma anche a tutte le istituzioni che si sono impegnate per rendere possibile questo corso e alle loro famiglie che li hanno sempre appoggiati.
Un pensiero lo hanno dedicato anche a tutti gli altri giovani di Chinandega: “..ci piacerebbe che altri giovani abbiamo la stessa possibilità di vivere l’allegria che stiamo vivendo. Che accettino la sfida così come abbiamo fatto noi, perché ne vale la pena soprattutto se si tratta di cercare un modo per migliorare il nostro futuro..”. “L’unione fa la forza e ognuno di noi con il suo Piano di Impresa contribuisce alle attività, al cambiamento ed alla crescita del Nicaragua. Oggi stiamo iniziando, domani saremo degli imprenditori!”.
Prima di recarci tutti al buffet, cantando paso paso a la meta vamos a llegar (passo a passo raggiungeremo l’obiettivo), i ragazzi hanno salutato i partecipanti all’evento, trasformando così l’appuntamento formale, quale è di solito la consegna di un certificato, in una vera e propria festa.
Il loro entusiasmo di gruppo affiatato e unito è stato coinvolgente e da parte mia sono contenta di aver contribuito, anche se in minima parte come Casco Bianco con ProgettoMondo Mlal, a dare maggiore speranza ai loro sogni e progetti per il futuro.

Marianna Costanzo,
Casco bianco ProgettoMondo Mlal Nicaragua

mercoledì 26 settembre 2012

Il Governo boliviano ringrazia Qalauma

La Camera dei deputati, e nello specifico la Commissione dei Diritti Umani dell’Assemblea Legislativa dello Stato Plurinazionale di Bolivia, attraverso una nota ufficiale inviata alla nostra rappresentanza nel Paese, ha voluto congratularsi pubblicamente con l’equipe impegnata nel Progetto Qalauma per il suo impegno e per il suo servizio: “Il primo istituto nel Paese – si legge nella nota - specializzato nel reinserimento sociale di adolescenti e giovani privati di libertà e per l’attenzione specializzata e di qualità che pone nell’offrire questo servizio”.
“La Costituzione politica dello Stato prevede – si legge ancora nella nota - che i giovani ricevano protezione e soccorso in qualsiasi circostanza, che ci sia una forte attenzione nei confronti dei servizi pubblici e privati e nei confronti di un accesso a un'amministrazione di giustizia tempestiva, opportuna e con personale specializzato”, e si conferma che “la protezione dei diritti umani degli adolescenti e dei giovani privati di libertà è una priorità dello Stato e della società”.
Ed è appunto in questo ambito politico e contesto legislativo che, lo scorso 22 agosto, in occasione dell’anniversario del trasferimento del primo gruppo di adolescenti trasgressori dal carcere per adulti di San Pedro a La Paz al Centro di reinserimento per minori di Qalauma, il governo boliviano ha riconosciuto Qalauma come “un pilastro fondamentale” nel quadro dei principi di giustizia.

Rosilde Brizio,
Casco Bianco Bolivia Progetto Qalauma

martedì 25 settembre 2012

Nicaragua, non solo rifiuti

(Marianna Costanzo da Chinandega) Arrivata in Nicaragua sono rimasta subito colpita dalla quantità impressionante di rifiuti accumulata lungo i bordi delle strade e negli spazi pubblici in genere. Vivendo poi qui per un po’ di tempo, ho anche notato quanto sia abitudine comune buttare qualsiasi tipo di rifiuto in terra o gettarlo fuori da un finestrino degli autobus in corsa, senza nessun rispetto per l’ambiente circostante, deturpando con sacchetti di plastica e lattine paesaggi bellissimi. Dispiaciuta di trovarmi in un Paese così bello e così altrettanto sporco, sono venuta in contatto con un’altra Ong italiana, Africa 70, che in Nicaragua e Guatemala promuove un progetto sulla gestione dei rifiuti solidi.
Tra le diverse iniziative di Africa 70 anche una campagna sul riutilizzo dei rifiuti solidi per allungare la vita degli oggetti di uso quotidiano. Ho perciò deciso di dare anche io un mio piccolo contributo per cercare di cambiare un po’ questa mentalità, comune tanto in Nicaragua quanto anche nel nostro Paese, dell’ “usa e getta”, con la proposta di comportamenti diversi, e utili a ridurre i nostri rifiuti, e di modi facili anche per riutilizzarli. Ne è nato questo video...


AS Sondalo sceglie la maglia della solidarietà

Anche l'AS Sondalo partecipa con orgoglio al progetto "Chievo-Perù" per la costruzione di un impianto sportivo nell’estrema periferia di Lima. Il progetto è promosso dalla Ong veronese ProgettoMondo Mlal in collaborazione con il ChievoVerona e ha come testimonial il centrocampista peruviano del Chievo, Rinaldo Cruzado.
Aumentano così le adesioni delle squadre affiliate all’AC ChievoVerona al progetto Chievo-Perù per costruire ad Amauta, una delle periferie più disagiate di Lima, un centro sportivo multidisciplinare, munito di servizi e spogliatoi, e realizzare anche alcuni locali per lo studio e la ricreazione in di bambini e adolescenti.
Grazie all'entusiasmo del dirigente Andrea Castelli e del responsabile Esordienti, Paolo Menini, la prima squadra dell’AS Sondalo si è dotata della maglietta "Chievo-Perù": “Siamo orgogliosi di partecipare a questo progetto – ci spiega Paolo Menini- I nostri giocatori indosseranno la maglietta nel riscaldamento prima delle partite ufficiali allo scopo di diffondere ulteriormente il messaggio di solidarietà e promuovere l’adesione al progetto anche nelle realtà calcistiche vicine alla nostra”.
Sono, a oggi, oltre 70 le magliette acquistate da Dirigenti, Tesserati e Tifosi del Sondalo Calcio, ma l'obiettivo è raggiungere prima possibile il numero di 100 che, anche a livello simbolico, ci si è prefissati di raggiungere come obiettivo minimo.
Obiettivo che l’A.S. Sondalo sembra essersi davvero preso a cuore, promuovendo all’interno delle proprie manifestazioni la vendita delle t-shirt. La prima occasione è stata costituita dal Chievo Summer Camp tenutosi a Sondalo dal 15 al 21 luglio, nel quale era stato dedicato uno spazio al Progetto Chievo-Perù.
Inoltre, alla Festa del Calcio organizzata in data 25 agosto, è stato poi invitato a partecipare un rappresentante di ProgettoMondo Mlal che è stato calorosamente accolto dai tifosi e da tutti i sondalini che infatti hanno partecipato con entusiasmo alla gara di solidarietà.
Con ProgettoMondo Mlal e l’A.C. ChievoVerona, l’A.S. Sondalo 1988 continuerà a sostenere il Progetto Chievo-Perù, facendosi portavoce dello spirito del calcio quale veicolo di partecipazione, riscatto, sviluppo, e soprattutto di prevenzione contro il disagio e la violenza in cui molti dei ragazzini peruviani –ma non solo- vivono.

Si può contribuire al progetto Chievo-Perù:
con una donazione sul cc di Banco Popolare IT 29D0503411723000000008282,
intestato a ProgettoMondo Mlal
con causale Progetto Chievo-Perù
o acquistando la t-shirt creata in Perù con il logo del progetto sul sito del ChievoVerona


www.chievoverona.itwww.progettomondomlal.org

lunedì 24 settembre 2012

Nicaragua: verso le elezioni tra polemiche e divisioni

Il 20 settembre è iniziata ufficialmente la campagna elettorale per le elezioni municipali che ci saranno in Nicaragua il 4 novembre. Un inizio non senza critiche e polemiche, che del resto già si avvertivano nei giorni passati.
Rosario Murillo, la moglie del presidente in carica Daniel Ortega, ha annunciato infatti nei giorni scorsi che il Frente e Daniel sono già in campagna elettorale per il 2016 e che in queste elezioni municipali bisogna votare per il Frente, “perché il popolo è il Frente e il Frente è Daniel” e sarà quindi lui a vincere in ogni Governo Municipale.
Queste dichiarazioni hanno creato un po’ di malcontento in quanto manifesterebbero che i nuovi sindaci si muoveranno più in funzione delle prossime elezioni presidenziali del 2016 che non dei problemi locali dei municipi che dovrebbero rappresentare. Ed è proprio dovuto a questo malcontento che giovedì scorso, durante la tradizionale marcia che, passando per le vie di Chinandega, è arrivata fino alla piazza principale dove si è poi presentato il candidato ufficiale del FSLN (Frente Sandinista de Liberacion Nacional), si sono visti tre differenti cortei.
I tre cortei erano tutti formati da militanti sandinisti, ma oltre a quello ufficiale che sosteneva il candidato Indalecio Pastora detto “El Chino”, gli altri due proponevano i propri candidati, sostenendo la loro fedeltà al partito ma rivendicando la propria libertà di poter rifiutare un candidato imposto dall’alto. Si sono creati dei momenti di tensione quando uno dei due cortei si è incontrato con quello ufficiale nei pressi della piazza. Vi è stato un lancio di pietre e bottiglie di plastica placatosi quando è stato sciolto il corteo che sosteneva il candidato oppositore a El Chino.
La serata si è conclusa con le dichiarazioni ottimistiche fatte dal candidato Pastora dal palco nella piazza principale della città, ma tornando a casa ho sentito la gente lamentarsi di non aver mai visto il Frente tanto diviso come in queste elezioni.

Marianna Costanzo
Casco Bianco ProgettoMondo Mlal Nicaragua

La ruta del Che, sulle orme di un mito

Il 9 ottobre del 1967 Ernesto Che Guevara, universalmente conosciuto come “Che”, fu ucciso a La Higuera, uno sperduto villaggio nella parte orientale della Bolivia. Oggi quasi 45 anni dopo quella data, il paese che lo ha giustiziato lo celebra come un vero e proprio eroe dedicandogli un progetto turistico autogestito dalle comunità locali, che prende il nome appunto di “Ruta del Che”, che ripercorre, passando da Saimaipata, Valle Grande e La Higuera, gli ultimi spostamenti del comandante Guevara, i luoghi testimoni della sua morte e degli ultimi combattimenti dei guerriglieri al suo fianco.
La “Ruta del Che” non è solo per chi vede in Che Guevara un eroe positivo, ma anche per chi, di diverse opinioni storiche e politiche, vuole fare esperienza di una Bolivia che non si trova nei tradizionali circuiti turistici. Difatti in questa zona si possono apprezzare numerosi villaggi più o meno accoglienti, situati ai piedi della “Cordillera Oriental”, che offrono ai visitanti molteplici attrattivi turistici, da siti archeologici pre-incaici, di cui il più famoso è El Fuerte di Samaipata, a bellezze paesaggistiche e naturalistiche mozzafiato come cascate, fiumi e una ricca vegetazione tropicale. Questa zona è inoltre una delle porte di accesso del celebre Parco Nazionale Amborò, una delle aree protette più importanti della Bolivia.
Nel 1966 Ernesto Che Guevara entrò in Bolivia e con un gruppo di 52 guerriglieri, stabilì le basi della guerriglia nella vallata del Rio Grande, nel Dipartimento di Santa Cruz, non lontano da Samaipata. Situata in posizione strategia nel cuore dell’America Latina, la Bolivia sembrava il posto logisticamente perfetto da cui avviare la rivoluzione socialista sul continente. Per di più in quegli anni in Bolivia le condizioni delle classi lavoratrici boliviane erano divenute sempre più insostenibili a causa della forte oppressione del governo militare di René Barrientos.
La mattina dell'8 ottobre del 1966 il Che e i suoi guerriglieri furono accerchiati nelle campagne della cittadina di La Higuera, in una conca che prende il nome di “Quebrada del Churo”, e durante un combattimento numericamente impari, a favore delle truppe boliviane, lo stesso comandante Che Guevara fu ferito a una gamba, al collo e alla spalla, catturato con due compagno e trasferito nella piccola scuola di La Higuera. Il giorno dopo venne giustiziato con una raffica di mitra alla schiena per ordine dell'alto comando dell'esercito boliviano supportato dalla CIA.
Il suo corpo senza vita venne trasportato in elicottero a Vallegrande e venne gettato in una fossa comune da dove nel 1997, grazie alle rivelazioni di un militare che aveva partecipato alle operazioni di cattura, furono riesumati i suoi resti e traslati nella sua Cuba.
Di quei giorni si conservano solo qualche foto, i racconti degli anziani, la scuola dove il Che venne ucciso, la lavanderia dell'ospedale dove fu barbaramente esposto il suo corpo e la buca che per trent'anni è stata la tomba sua e degli altri guerriglieri.
Quest'itinerario si snoda per circa 450 chilometri in aree della Bolivia scarsamente abitate, percorrendo strade e piste impolverate ma dai paesaggi mozzafiato.
Lasciata Samaipata, teatro di uno degli scontri vittoriosi della Guerriglia, e raggiunto dopo 68 chilometri Mataral, si devia per l'antica strada per Sucre che raggiunge dopo 53 chilometri il villaggio di Vallegrande.
Qui si trova la celebre lavanderia dell'Hospital Señor de Malta dove il cadavere del Che venne esposto per un giorno intero, e, a poca distanza, nei pressi dell'aeroporto, vi sono le lapidi che indicano il punto in cui furono interrati i cadaveri di Guevara e di altri sei guerriglieri.
Alla “Casa Municipal de la Cultura” sono invece conservati foto e documenti storici della guerriglia e delle tappe percorse dai guerriglieri.
Lasciata Vallegrande la strada sterrata porta in un paio d'ore a Pucará, tranquillo villaggio coloniale da dove una stretta strada in un'ora conduce a La Higuera. Un paio di chilometri prima di entrare nel villaggio la scritta su di un sasso indica il sentiero che porta alla sottostante “Quebrada del Churo”, il mitico luogo dell'ultima battaglia e della cattura di Che Guevara. A La Higuera, c'è ancora la vecchia scuola dove il Che venne giustiziato, trasformata oggi in un piccolo museo a lui dedicato.
Sono passati quasi quarantacinque anni dalla sua morte, eppure la sua immagine, la sua presenza e le sue idee sono ancora attuali, presenti, diffuse.
Libri, saggi, poster, magliette e ogni tipo di gadgets hanno contribuito a rendere leggenda una delle figure storiche più conosciute, importanti e studiate del secolo scorso. E proprio l'immagine del Che, spesso sfruttata e mercificata, una delle più riprodotte al mondo, a ricordare a tutti la sua continua presenza. Almeno tre generazioni di uomini e donne hanno abbracciato i suoi concetti di libertà e i suoi ideali. Alcuni l'hanno criticato, altri osannato, quasi santificato. Comunque Che Guevara resta il simbolo della rivoluzione e della voglia di libertà fino ai nostri giorni. Era l'uomo d'azione, il guerrigliero eroico, il comandante intransigente, ma anche l'amico fedele, il papà affettuoso, l'ultimo dei romantici. Un uomo che ha dato la vita per la libertà e la giustizia sociale.
Il Che con le sue gesta è andato sempre alla ricerca del suo sogno rivoluzionario, quello che avrebbe consentito a lui e a milioni di persone di vivere in “quell'altro mondo” che ancora oggi andiamo ricercando. Una persona ricca di sensibilità, amante della libertà e feroce contro ogni forma di ingiustizia nel mondo. Oggi più che mai le sue idee, la sua voglia di giustizia sociale e di libertà, in un mondo caratterizzato dalle eterne contraddizioni e dalle enormi disuguaglianze, sono sempre più attuali e vive in moltissime persone e continueranno a ispirare le generazioni future.

Luca Di Chiara
Casco Bianco Bolivia
ProgettoMondo Mlal

Festival del Diritto: lavoro e dignità dei bambini lavoratori

EL TRABAJO DE CRECER: lavoro e dignità dei bambini lavoratori con ProgettoMondo Mlal e ItaliaNats

Festival del Diritto
venerdì 28 settembre 2012 alle 17
auditorium Santa Maria della Pace (Piacenza)


Mass media e organismi internazionali parlano e scrivono spesso del fenomeno del lavoro minorile, ma solo nella sua accezione negativa che è naturalmente quella del lavoro “sfruttato” e/o “schiavo” (lo sfruttamento sessuale, la microcriminalità, la violenza delle bande, l’inserimento nei meccanismi della grande criminalità).
In questo senso la condanna politica, morale e sociale è, e deve essere, totale e ferma.
Ciò nonostante non dobbiamo chiudere gli occhi sul fenomeno più generale, che è comunque antico come il mondo, e che oggi conta 315 milioni di bambini e adolescenti in tutti i Paesi e non solo al Sud: bambini e adolescenti che, tra i 5 e i 17 anni, svolgono un lavoro più o meno retribuito, più o meno dignitoso, più o meno riconosciuto. Bambini che andrebbero difesi, sostenuti, ascoltati.
La nostra esperienza - di ONG che opera da 45 anni in America Latina e Africa - ci insegna che, paradossalmente, l’abolizionismo, così come per altre misure coattive, può favorire, e nella realtà favorisce, il deterioramento delle condizioni e delle prospettive di vita dei bambini anziché garantirne la tutela.
In queste realtà, infatti, l’attuazione di convenzioni internazionali che innalzano ai 15 anni di età l’obbligo scolastico, senza prevedere alcuna forma di compartecipazione al lavoro, provoca l’effetto perverso di privare molti bambini e ragazzi di un irrinunciabile fonte di reddito o di costringerli a svolgere attività lavorative clandestine e prive di qualunque controllo, o, peggio ancora, attività illegali.
Per questa ragione da anni sosteniamo il protagonismo e la cittadinanza dei NATs (Ninos y adolescentes trabajadores - Bambini e Adolescenti lavoratori nell'acronimo spagnolo), che in Africa, in Asia e nell’America Latina hanno costituito veri e propri movimenti e associazioni per tutelare il loro diritto a un lavoro dignitoso, remunerato e regolato, con cui sostenere le proprie famiglie, frequentare regolarmente la scuola, fare sport e gicoare.
Parallelamente i NATs rivendicano il diritto a essere considerati anche soggetti attivi nel dibattito politico internazionale.
La loro storia, di oltre 30 anni, testimonia che il lavoro in condizioni dignitose ha anche una valenza sociale nel favorire lo sviluppo integrale della persona, nello stimolare i rapporti inter-personali e nel creare identità, cittadinanza, e protagonismo, e diventa strumento di cambiamento in quelle realtà di ingiustizia sociale che lo generano.
Si tratta di un processo di rivendicazione sociale e di partecipazione dal basso che ha storicamente contraddistinto anche le lotte di altri movimenti popolari, come quello operaio, quello delle donne e quello degli indigeni.
Siamo certamente di fronte ad un nuovo approccio alle tematiche dei diritti dei minori. L’esperienza latino-americana ci ha rimandato come parola chiave il “protagonismo”: per i Nats (Ninos y adolescentes trabajadores), affermare il protagonismo dell’infanzia significa concretamente esercitare il proprio diritto di cittadinanza.
L’incontro di venerdì 28 settembre in seno al Festival del Diritto di Piacenza (ore 17, Auditorium Santa Maria della Pace) vuole accendere l’attenzione sul fenomeno del lavoro minorile nella visione degli stessi protagonisti, i bambini e adolescenti lavoratori, a partire dall’esperienza delle organizzazioni di bambini lavoratori (Manthoc in Perù, UNatsBo in Bolivia, UNatsCol in Colombia), attraverso l’esperienza di ProgettoMondo Mlal con il Progetto di cooperazione internazionale Il Mestiere di Crescere e l’impegno in Europa di ItaliaNats.

all’incontro pubblico intervengono
Ivana Borsotto, vicepresidente ProgettoMondo Mlal
Giampietro Schibotto, responsabile ItaliaNats America Latina

offrono la propria testimonianza via skype dal Perù
Olga Rivera Romàn, coordinatrice Movimento Bambini e Adolescenti lavoratori (Manthoc) Perù
e i bambini lavoratori delle Periferie di Lima

per info: progettomondoemiliaromagna@mlal.orgwww.progettomondomlal.org

giovedì 20 settembre 2012

Anche una collaboratrice negli scontri a La Paz

Il giorno dopo la tragica manifestazione dei minatori a La Paz, la bara con la vittima dei violenti scontri di martedì è rimasta esposta tutto il giorno a pochi passi dalla sede del sindacato, vegliata dai colleghi. Ieri sera un lungo corteo di colleghi e amici lo hanno accompagnato nel suo ultimo viaggio verso Colquidi, davanti all’entrata della miniera dove il feretro è stato poi sepolto.
Il 18 Settembre 2012 sarà dunque ricordato come un giorno di violenza e caos nella città di La Paz. Un morto e decine di feriti, sono il bilancio della giornata che era immediatamente apparsa come cruenta.
Anche in Bolivia la problematica dei minatori è più attuale che mai e desta preoccupazione e grave sconcerto nella stessa opinione pubblica. Tuttavia, a differenza del contesto europeo, qui più che per una maggiore protezione da parte del governo, ci si scontra per veri e propri conflitti di interesse tra 2 diverse categorie: dipendenti di cooperative e dipendenti statali.
Il cuore della zuffa trova infatti le radici nel controllo delle opere di perforamento della ricca miniera di zinco, piombo e stagno, chiamata Rosario de Colquiri, a 230 chilometri a sud est da La Paz. Se da una parte i dipendenti statali chiedono la nazionalizzazione dei lavori, facendo appello al programma politico del 2003, in cui si parla della restituzione delle risorse naturali allo Stato boliviano; dall'altra, i lavoratori delle cooperative, preoccupati di perdere il proprio lavoro attuale e futuro, esigono che venga rispettata l’assegnazione delle aree, così come previsto nel Decreto 1337. Secondo questa ultima disposizione, il 70% della miniera spetterebbe al settore cooperativo e il 30% al settore dei dipendenti statali.
Gli scontri tra le due parti in Bolivia non sono nuovi. Lo scorso giugno, proprio all’entrata della miniera, in seguito all’occupazione della miniera da parte degli statali, si erano registrati i primi tafferugli che avevano provocato una decina di feriti.
E’ stato proprio questo ultimo avvenimento la ragione che ha spinto i dipendenti delle cooperative a mobilitarsi, bloccando per 2 giorni le maggiori vie d’accesso alla capitale amministrativa e, contemporaneamente, indicendo una grande manifestazione pubblica per questa data.
Oltre ai diversi danni contro mezzi pubblici e infrastrutture, diversi i feriti e i disagi per i passanti. Tra loro una giovane collaboratrice di ProgettoMondo Mlal, Jhovana Sanchez Cruz, che è dovuta correre d’urgenza in ospedale per farsi medicare alcune ferite provocate da un’esplosione di carica di dinamite esplosa in mezzo alla strada.
Inoltre un piccolo gruppo di minatori dipendenti delle cooperative ha anche attaccato la sede del Sindacato dei Lavoratori Minatori Boliviani (FSTMB), prima a colpi di pietre e infine con la dinamite. Quando la polizia è riuscita a disperdere i manifestanti i lacrimogeni, dall’interno dell’edificio si sono udite le prime grida. Hector Choque, il ferito più grave, è poi deceduto in ospedale.

Rosilde Brizio
Casco Bianco Bolivia
ProgettoMondo Mlal

mercoledì 19 settembre 2012

Scontri tra minatori in Bolivia

Circa 30 mila lavoratori della miniera di stagno di Colquiri, una città a circa 200 chilometri da La Paz in Bolivia, hanno occupato il centro della capitale perché il governo Morales ha deciso di nazionalizzare la miniera e dunque affidare l’estrazione delle zone più ricche di metalli ai lavoratori del settore pubblico. Ciò ha suscitato molte proteste, e soprattutto scontri violenti tra i dipendenti privati, che hanno lavorato nella miniera di Colquiri fino al giugno scorso e gli attuali lavoratori della miniera, dipendenti dello Stato.
La manifestazione dei minatori nella capitale boliviana si è conclusa purtroppo nel sangue. E’ stata fatta esplodere una carica di dinamite tra la folla: un uomo è morto e 9 sono rimasti feriti. La vittima si chiamava Héctor Choque. Un altro candelotto di dinamite è esploso sul tetto dell’ufficio di un sindacato dei minatori, causandone il crollo: un uomo ha perso una mano e un altro passante è rimasto gravemente ferito, come ha annunciato il vice ministro dell’Interno Jorge Perez. Parallelamente la violenza è esplosa anche intorno alla stessa miniera dove, per mantenere l’ordine, il governo ha schierato polizia ed esercito.
I minatori del settore privato chiedono al governo di poter lavorare nella miniera di Colquiri, una delle maggiori in Bolivia in cui si lavorava fino a poco tempo fa con l’estrazione di stagno e zinco. In giugno le autorità boliviane hanno fatto scattare l’esproprio della miniera e proceduto alla sua nazionalizzazione.
Così il 20 giugno la miniera è stata rilevata dalla Comibol, un’azienda statale. Fino ad allora era di proprietà della Sinchi Wayra, azienda del gruppo svizzero Glencore. Il governo boliviano ha nazionalizzato alcune attività della Glencore, tra cui la compagnia della miniera: ovvero lo Stato compra azioni e proprietà, pagando un indennizzo che gli permette di acquisirne successivamente la proprietà.
Da allora alcune associazioni indipendenti dei minatori lottano per l’accesso a questo ricco giacimento. Il governo della Bolivia ha invitato ad aprire subito le trattative per cercare di risolvere la spinosa questione.
La decisione del governo è stata presa a giugno, e fino a quando continueranno gli scontri, il governo ha deciso di impedire l’accesso alla miniera ai lavoratori privati.
Le migliaia di lavoratori che lavoravano nella miniera fino a giugno sono perciò stati dirottati nella parte meno ricca, e dunque anche meno redditizia, della miniera. Si tratta di minatori non iscritti all’influente sindacato locale e questo significa per loro meno guadagni, a vantaggio dei lavoratori pubblici, iscritti al sindacato della Federazione dei minatori, che lavoreranno nella parte più ricca di metalli.
A loro volta, i minatori dipendenti dello Stato chiedono, al governo di mandare via dalla miniera i lavoratori “indipendenti”, e di lasciarli lavorare nelle zone a loro assegnate.
Jorge Perez, il vice ministro dell’Interno ha promosso un incontro tra i rappresentanti dei lavoratori privati e quelli pubblici per la ricerca di un accordo.
Da quando sono iniziati gli scontri più duri, all’inizio di settembre, il lavoro nella miniera è enormemente rallentato e le perdite hanno superato i cinque milioni di euro.
Secondo le previsioni, la miniera di Colquiri dovrebbe produrre quest’anno 3mila tonnellate di stagno. Si tratta del 15 % della produzione nazionale che è di 21mila tonnellate.
La situazione potrebbe evolversi rapidamente e il governo deve dimostrare di poter risolvere la questione con una soluzione che soddisfi le parti in gioco.

Luca Di Chiara
Casco Bianco ProgettoMondo Mlal
Progetto Bienvenidos! Bolivia

giovedì 13 settembre 2012

"Vita Dentro" al Festival di Maputo

Grande attesa a Maputo per l’avvio il prossimo 14 settembre della settima edizione del “Dockanema Documentary Film Festival” (14-23 Settembre 2012), festival del cinemadocumentario in Africa, conosciuto ormai a livello internazionale.
Si tratta di una rassegna che intende promuovere la cultura visiva in modo creativo, prestando attenzione ai temi di attualità africani in generale e mozambicani in particolare.
Per la prima volta partecipa al festival anche ProgettoMondo Mlal con un proprio documentario, “Maravilha nas Barras da prisão”, realizzato da Laura Calderini nel corso del proprio servizio civile prestato nel Progetto Vita Dentro.
La giovane operatrice ha dato voce attraverso due interviste registrate in carcere a Nampula, nel nord del Mozambico, a un programma di cooperazione allo sviluppo di ProgettoMondo Mlal che si propone di migliorare l’efficienza e l’efficacia dei servizi offerti alla popolazione detenuta nei tre istituti penali della regione. La testimonianza diretta del ragazzo e dell’operatore culturale intervistati è molto emozionante e conferma quante cose “meravigliose” si possano e si debbano fare per dare speranza a quanti, dietro le sbarre, anelano una seconda opportunità di vita.
L’ideatore e direttore del Dockanema, Pedro Pimenta e la sua equipe, hanno scelto come film di apertura di quest’anno una pellicola del regista olandese Ike Bertels “Guerrilla Grannies – How to live in this word”. Bertels tesse un ritratto della vita quotidiana di tre donne mozambicane molto speciali (Mónica, Amelia e Maria) che hanno rischiato la vita per la libertà e l'autodeterminazione del proprio Pese, dopo 500 anni di colonialismo portoghese. Una storia di emancipazione della donna nella società mozambicana che oggi continua con le nuove generazioni, alla scoperta di come vivere in un mondo globalizzato.

Giada Gelli
ProgettoMondo Mlal Mozambico

Il Valentino Mazzola scende in campo per il Perù

L’A.S.D. Valentino Mazzola Calcio ha aderito con slancio al Progetto di solidarietà internazionale ChievoPerù e da oggi punta a raddoppiare il valore, già implicito nello sport del calcio, rendendolo anche strumento di sviluppo, partecipazione, riscatto e soprattutto di prevenzione da realtà di disagio e violenza in cui vivono molti degli adolescenti della periferia di Lima. Grazie al contributo di altre società sportive, il ChievoVerona realizzerà in collaborazione con l’Ong ProgettoMondo Mlal un piccolo centro sportivo multidisciplinare munito di servizi e spogliatoi e alcuni locali per l’attività di studio e ricreazione di bambini e adolescenti del quartiere di Amauta, periferia sorta negli ultimi vent’anni nella zona desertica che circonda la capitale peruviana.
Nata nel 1970 nella periferia milanese, l’A.S.D. Valentino Mazzola ha attraversato un momento di crisi e si è risollevata grazie all’impegno e alla passione di due giocatori della prima squadra, Antonio Piarulli e Giuseppe Guerrisi, che hanno preso in mano la situazione e ridato nuova vita alla società calcistica.
Fondamentale la scelta strategica di migliorare la qualità del proprio settore giovanile attraverso l’affiliazione all’A.C. ChievoVerona, resa possibile dalla grande passione per il calcio fondata su valori pratici e genuini che accomunano entrambe le società.
“Ciò che ci stava davvero a cuore – come ci ha spiegato il vice presidente Antonio Piarulli - era migliorare la qualità del nostro settore giovanile, e l’idea è stata di gemellarci proprio con il Chievo Verona che, per cultura sportiva, ci é sembrata molto vicina: grande passione, molto pratici e genuini, ci é sembrata subito una società che bada molto alla sostanza, e l'innesto di alcuni responsabili tecnici hanno contribuito alla nostra crescita”.
Dunque per l’ASD Valentino Mazzola Calcio le parole d’ordine sono passione, impegno e … anche notevole sensibilità, aggiungeremmo noi, vista l’attenzione anche alla crisi generale che colpisce le famiglie italiane: “Abbiamo abbassato le iscrizioni del settore giovanile a 150 euro, dando la possibilità a molti – dice ancora Antonio Piarulli - di venire a giocare con noi, di fatto aumentando così del 40% i nostri bambini della scuola calcio (da 100 a 140). Speriamo di continuare a crescere ogni anno con questi numeri e garantire un ottimo servizio come già stiamo facendo. A dire la verità tutto questo non sarebbe stato possibile se il nostro
cammino non si affiancava a quello del Chievo Verona, se non potessimo cioè contare su delle persone che si interessano realmente e che vogliono vederti crescere perché ti vedono parte della famiglia Chievo. Ecco perché, nel limite del possibile, attraverso l’iniziativa Chievo-Perù, cercheremo di contribuire ad aiutare chi sta peggio di noi”.
Ogni domenica i ragazzi scenderanno in campo per il riscaldamento pre-partita vestendo i colori della solidarietà (come nella foto allegata), rinnovando di settimana in settimana il loro impegno a favore dei bambini e adolescenti di Amauta.
Tutti però possono contribuire al progetto Chievo-Perù con una donazione sul cc di Banco Popolare IT 29D0503411723000000008282, intestato a ProgettoMondo Mlal con causale Progetto Chievo-Perù o acquistando la t-shirt creata in Perù con il logo del progetto sul sito del ChievoVerona (www.chievoverona.it).

mercoledì 12 settembre 2012

Uno spot per i diritti di bambini e adolescenti

Bambini e adolescenti discutono sul Codice dell’infanzia del Perù, perché anni di battaglie non siano cancellati da una legge.
Se ne è parlato mercoledì 29 agosto nell’auditorium del Congresso della Repubblica, sotto lo slogan Ciò che fa bene all’infanzia, fa bene all’umanità.
Alla presenza di una serie di delegati di diverse organizzazioni e di alcuni esperti, la particolare tavola rotonda ha messo in luce e analizzato il disegno di legge per un nuovo Codice dell’infanzia che in questi mesi è in discussione alla Commissione di Giustizia del Congresso della Repubblica peruviana.
Durante il dibattito sono emerse quattro limitazioni ai diritti dei bambini e degli adolescenti previste nell’attuale proposta di modifica del Codice. Si prevede infatti l’esercizio della libertà di opinione e partecipazione solo sotto la supervisione paterna, contravvenendo in questo modo alla Convenzione sui Diritti dell’Infanzia delle Nazioni Unite. Sempre solo con l’autorizzazione dei genitori, inoltre, i ragazzi avrebbero accesso alle informazioni legate alla salute sessuale.
Nel progetto di legge, poi, non si proibisce il castigo fisico e umiliante nei contesti domestici ma solo nella scuola e, infine, è praticamente assente l’utilizzo di un linguaggio di genere (verrebbe infatti omessa la parola bambine racchiudendo tutto nel termine niño).
I ragazzi hanno esposto le loro opinioni e proposte, parlando delle loro esperienze di partecipazione in vari spazi pubblici: come ha sottolineato uno di loro i giovani devono partecipare non solo dando la loro opinione, ma diventando attori sociali e politici. “Siamo soggetti con diritti e dobbiamo poter esprimere le nostre richieste e proposte”, ha detto, “attraverso le associazioni di cui facciamo parte”.
Oltre alla giornata del 29, il Progetto della nostra organizzazione, Il Mestiere di crescere, ha sostenuto la creazione di uno spot radio che spiega i diritti che verrebbero limitati con l’approvazione di queste modifiche. Lo spot è stato scritto e registrato dagli stessi ragazzi, pensando a come fare arrivare in maniera semplice e divertente queste informazioni ai loro coetanei che non ne sono a conoscenza. Lo spot, che si conclude con la frase “Vogliamo un Codice inclusivo, che ci protegga e rispetti le nostre opinioni”, si sta diffondendo in varie radio locali, accompagnato da interviste ai giovani che spiegano il loro punto di vista sul Codice.
Anche nelle altre due città peruviane in cui il Progetto è ormai radicato si stanno organizzando differenti attività: ad Ayacucho il Manthoc ha redatto con alcune istituzioni, tra cui la Defensoria del Pueblo, un memoriale con le osservazioni sul Codice che, firmato da più di 200 persone, sarà inviato ai membri della Commissione del Congresso. Parallelamente a Cajamarca è stato organizzato un dibattito con la Defensoría Municipal del niño y del adolescente (DEMUNA), con l’obiettivo di sensibilizzare le autorità sul tema.
Il Mestiere di Crescere sta appoggiando queste attività organizzate dal Manthoc in collaborazione con una rete di altre organizzazioni di bambini e adolescenti, affinché quest’ultimi siano riconosciuti come soggetti di diritto, i loro diritti rispettati e la loro voce ascoltata.

Clicca qui per ascoltare lo spot

lunedì 10 settembre 2012

Isaac e la vulnerabilità endemica di Fond-Verrettes

Sebbene l’uragano non sia stato veramente dei peggiori, i danni lasciati al suo passaggio sono stati enormi nel territorio di Fonds Verrettes, forse l’area più colpita dall’Uragano Isaac.
Il territorio di questo comune, che viene periodicamente e severamente colpito dalle catastrofi naturali, si rivela dunque una zona soggetta a Vulnerabilità Cronica ed Endemica.
Secondo i dati della protezione civile, sono stati 6 i morti: una donna morta sotto il crollo della sua abitazione distrutta dall’uragano, 4 donne colte dall’uragano mentre rientravano a casa e 1 bambino.
Nelle cifre, 194 le case distrutte, e più di 800 quelle danneggiate. Ma i danni più gravi, e soprattutto a lungo termine, sono stati riportati nel settore agricolo: 66% dei raccolti distrutti e 43% di capi di bestiame morti. Le zone più colpite sono quelle a Sud e Gros Cheval in particolare.
Al di là della difficoltà ad avere una stima certa, i danni sono davvero enormi e a lungo termine.
Parte dei raccolti quasi completamente distrutti: banani, avocado, mais, le patate in crescita; altri parzialmente (cavolo, patate a uno stadio di crescita più avanzato), ma in generale, bisogna considerare che i raccolti distrutti implicano non solo la perdita dei frutti di questa stagione ma anche la perdita dei semi per i raccolti seguenti e dunque l’impossibilità di recuperare nel breve termine la produzione agricola. Inoltre, molti magazzini agricoli familiari sono stati danneggiati o scoperchiati, permettendo così l’entrata dell’acqua piovana e il rapido deterioramento delle scorte agricole.
In questo contesto anche la morte degli animali equivale alla perdita delle riserve finanziarie delle famiglie, perché un capretto spesso rappresenta la “cassa” da vendere nei momenti del bisogno. Ciò mette in grave pericolo per la sicurezza alimentare della popolazione per tutto il prossimo anno, periodo minimo prima che i raccolti possano essere rigenerati.
E a questo proposito i fondi messi a disposizione dal governo (2 milioni di Gourdes per dipartimento, che equivalgono a 40 mila euro circa) sono un contributo insignificante se si calcola la somma che spetta a ciascuno delle 20 Municipalità del dipartimento dell’Ovest, di cui Fonds-Verrettes è parte.
Innumerevoli sono poi i danni indiretti: considerando che le scuole sono all’avvio, i bambini non avranno con che pagare le rette scolastiche; sono già 5 i nuovi casi di colera registrati nella Municipalità, a causa delle condizioni ambientali propizie alla diffusione del virus.
Il nostro Progetto “Viva Haiti” non è direttamente “colpito” dai danni dell’uragano in relazione alle attività previste, ma lo sarà in modo indiretto, considerando le difficoltà che i nostri beneficiari avranno nella gestione delle loro economia familiare, e quindi della minore disponibilità di tempo per le attività di formazione secondarie rispetto ad altre di sussistenza immediata.
Per far fronte alla catastrofe le Ong che lavorano a Fonds nel settore agricolo stanno già completamente riprogrammando le attività dei prossimi mesi, così da dirottare maggiori fondi nella offerta di semi per le coltivazioni e di animali.
Le associazioni con cui lavoriamo hanno comunque toccato con mano che, grazie a una maggiore formazione nella gestione del bestiame, è stato possibile contenere l’impatto dell’uragano. Il bestiame perduto, infatti, era stato lasciato all’aperto e sotto le intemperie: il freddo e l’acqua sono bastati per ucciderli.
Ciò significa che una mancanza di conoscenza, e un’informazione non sufficientemente adeguata, aumentano esponenzialmente i danni, e che la vulnerabilità di queste zone è molto legata anche alla carenza di formazione e sensibilizzazione delle popolazioni coinvolte.

Petra Bonometti
Progetto Viva Haiti
ProgettoMondo Mlal

venerdì 7 settembre 2012

Quale futuro per il nostro futuro? Risultati di Rio + 20 e cooperazione internazionale

Cosa salviamo di Rio+20? Un partenariato con imprese che vivono nella logica del mercato è possibile? Come evitare il rischio che la green economy contribuisca solo a operazioni di facciata?; quali saranno gli indirizzi e le priorità delle politiche di cooperazione? Esiste davvero uno spazio di proposta per la società civile che possa diventare parte della politica dei governi in materia di sviluppo sostenibile?
A queste domande sabato 8 settembre 2012 cercherà di dare alcune risposte la Tavola rotonda “Rio + 20: quale futuro per la cooperazione internazionale?”, promossa ProgettoMondo Mlal, Ong da 45 anni impegnata in programmi di sviluppo nel Sud del mondo, in collaborazione con il Centro per la Formazione alla Solidarietà Internazionale di Trento che ospiterà l’appuntamento nella propria sede di Vicolo San Marco 1.
Molti degli osservatori presenti alla Conferenza delle Nazioni Unite sullo Sviluppo Sostenibile (RIO+20) dicono che anche questo importante appuntamento si è concluso senza risultati concreti e impegni vincolanti, capaci cioè di favorire lo sviluppo sostenibile, sradicare la povertà e far fronte al peggioramento della crisi ambientale. Le prime vittime, si sa, sono soprattutto le popolazioni povere del Sud del mondo, mentre ancora poco definite sono le responsabilità che, anzi, sembrano sempre più diffuse nei comportamenti del consumatore così come nella debolezza delle organizzazioni di primo livello espresse dalla società civile, e se paradossalmente sono oggi le imprese a sventolare il vessillo della green economy, la ricorsa dei governi a tamponare le emergenze globali non lascia fiato alla costruzione di uno sviluppo equo e sostenibile.
Su questi temi sarà incentrata la prima relazione della mattinata di sabato. Massimo De Marchi dell’Università di Padova farà proprio il punto sulla situazione. Quindi, Egidio Dansero dell’Università di Torino metterà meglio a fuoco il ruolo che ha oggi la cooperazione internazionale e Valentino Piazza, direttore dell’Ong ProgettoMondo Mlal farà a questo proposito una zoomata sulle iniziative della società civile che lavora in rete con le comunità del Sud del mondo, prime vittime del mancato sviluppo sostenibile. Un’esperienza locale sarà infine presentata dalla Provincia Autonoma di Trento che, attraverso Paola Delrio del Servizio Solidarietà Internazionale del Pat racconterà la sfida “Verso una Provincia ad Emissioni Zero”.
La giornata avrà anche una sessione pomeridiana “Il futuro che ci sta più a cuore”, organizzata dalla Ong ProgettoMondo Mlal e focus sui temi della sicurezza alimentare, grazie a un aggiornamento sulle Politiche agricole offerto dall’economista Lorenzo Bellu della Fao, e due casi studio: il primo presentato dal direttore di ProgettoMondo Mlal Valentino Piazza, responsabile dei programmi che su questi temi l’Ong italiana sta realizzando nei Paesi del sud del mondo; il secondo, dalla vicepresidente della Ong Ivana Borsotto che presenterà sugli stessi temi la campagna “Io non mangio da solo” con cui, nei prossimi 4 mesi, si vogliono coinvolgere i gruppi ProgettoMondo Mlal e i volontari presenti sui nostri territori a Nord del mondo.

La partecipazione è libera.
Scarica qui la locandina
e il programma della mattina

Sabato 8 settembre 2012 (9.30-13.00; 15.00-18.00) Centro per la Formazione alla Solidarietà Internazionale, vicolo San Marco, 1 – Trento. info@tcic.eu

mercoledì 5 settembre 2012

Piccoli imprenditori in aiuto dei giovani detenuti del Nicaragua

Imparare a fare il falegname, l’estetista o il cameriere. E impiegare il tempo da trascorrere dietro le sbarre acquisendo una specifica professione.
Dopo un primo contatto con il carcere penitenziario di Chinandega, il Centro Municipal de Servicios Juveniles (CMSJ) - istituzione creata dal progetto Futuro Giovane per favorire politiche giovanili nella città del Nicaragua - ha aperto le porte alla nuova iniziativa del Giudice Penale riservata agli adolescenti reclusi.
La riunione del 24 agosto scorso, a cui hanno partecipato l'equipe di Futuro Giovane, il CMSJ, i giovani imprenditori finanziati dal progetto e il giudice di area penale Marco Pereira, ha portato a un accordo importante che prevede l'inserimento di alcuni adolescenti, detenuti presso il carcere di Chinandega, in alcune delle piccole imprese del programma realizzato dalla nostra organizzazione per sviluppare opportunità di crescita economica per i giovani nicaraguensi.
L'iniziativa, prevista dalla legge 287 del Codice dei Bambini e degli Adolescenti, ha lo scopo di dare dignità ai detenuti offrendo loro l'opportunità di impiegare il tempo imparando appunto un mestiere.
Gli effetti positivi che si auspicano sono molteplici: gli adolescenti avranno l'opportunità di imparare abilità spendibili nel mercato del lavoro in un prossimo futuro e questo li allontanerebbe dalla strada e da potenziali crimini. Inoltre, durante le giornate lavorative, i giovani saranno tenuti a rispettare orari e regole di comportamento stabiliti dall'impresario di turno, favorendo così l'apprendimento di valori quali il rispetto e la disciplina.
Saranno tre i giovani che in questo avvio verranno inseriti in altrettante piccole imprese. I giovani detenuti, con età compresa tra i 14 e 17 anni, saranno costantemente seguiti dal giudice Marco Pereira e aiuteranno le imprese svolgendo le attività che di volta in volta verranno loro assegnate.
Da parte dei giovani imprenditori convocati vi è piena disponibilità ed entusiasmo, come spiega lo stesso Milton Montalban, proprietario di una falegnameria e beneficiario del progetto Futuro Giovane nel 2010.
“Io stesso prima di conoscere ed entrare a far parte del Progetto Futuro Giovane gironzolavo per la strada derubando i passanti. Ero solito bere molto alcol e non vedevo un futuro nella mia vita. Grazie al Progetto ho messo la testa a posto, sono stato formato, ho ricevuto un finanziamento e ora eccomi qui con la mia falegnameria. Sono un imprenditore. Ora do lavoro a 10 persone e mi sento realizzato.
Tutti meritano una seconda opportunità
e quindi io non ho nessun problema ad accogliere uno o più giovani detenuti. Insegnerò loro tutto ciò che ho imparato, sperando di dar loro la speranza di un futuro migliore”.
Il Centro Municipal di Chinandega e l'equipe del Progetto sono entusiasti di poter apoggiare questa iniziativa. Lo stesso Pablo Martinez, responsabile del CMSJ, si dichiara convinto che questa è la via giusta per aiutare i giovani di Chinandega e per creare una cultura di solidarietà e democrazia, tanto necessaria in Nicaragua.

Damiano Cosaro
Casco Bianco ProgettoMondo Mlal Nicaragua

lunedì 3 settembre 2012

Nella Giornata per la salvaguardia del creato, il pensiero va a Zavalloni

Ecologista e autentico uomo di pace, Gianfranco Zavalloni, volontario di ProgettoMondo Mlal negli anni '80, si è spento il 19 agosto a Cesena, dove era tornato a vivere rientrando dal Brasile, per sottoporsi a un delicato intervento chirurgico. Non aveva ancora 55 anni.
L'associazione e tutti coloro che lo hanno conosciuto ne piangono la scomparsa.
Scrivono Orazio Menini e Paola Nalini, di Lugagnano di Sona a Verona, che facevano parte della famiglia volontaria Mlal in Brasile negli anni 1976-1980:

"Siamo rimasti davvero sorpresi e rattristati. Per quanto lo abbiamo conosciuto, onoriamo nella sua memoria un uomo di impegno per la pace, per la formazione dei giovani, per il rispetto e la salvaguardia dell'ambiente e del creato. A tal proposito, troviamo singolarmente provvidenziale - e lo sottolineamo -  la quasi concomitanza tra la sua dipartita e l'anniversario (1° Sett.2012) della 7^ Giornata per la salvaguardia del creato, promossa dalla CEI, che quest'anno ha per tema "Educare alla custodia del creato per sanare le ferite della terra".
Vogliamo quindi onorare la memoria di Gianfranco divulgando opportunamente tale documento in cui per certo possiamo trovare aspetti di quelli che erano i suoi principi di vita e di impegno. Noi, tanto per dire, siamo grati a persone come lui se - pur con i nostri limiti - negli anni abbiamo fatto una certa ricerca e un certo cammino riguardo argomenti primari come pace, nonviolenza, ambiente, sviluppo sostenibile, commercio equo e solidale.

Scarica qui il documento della 7^ Giornata per la salvaguardia del creato



LiberArte, la sfida parte


È iniziata la nuova sfida della nostra Ong e, a farla da padrone, questa volta sarà l’arte. Una sfida che ProgettoMondo Mlal affronterà con la solita consapevolezza: credere che l’arte possa rappresentare uno strumento di crescita, un innovativo strumento a servizio della cooperazione allo sviluppo.
Così, in occasione del primo anniversario del Centro Qalauma, con l’esibizione degli Octavia, la band rock pop più famosa della Bolivia, è partito il progetto LiberArte. Si tratta di un progetto binazionale che vedrà la nostra Ong contemporaneamente impegnata in Bolivia e in Mozambico e con l’arte terapia fulcro centrale del programma di rieducazione e riabilitazione dei minori trasgressori.
Il progetto sarà indirizzato a quasi 400 giovani e adolescenti, di età compresa tra i 16 e i 21 anni, reclusi nelle strutture di La Paz e Maputo. Saranno, inoltre, beneficiari di questo importante lavoro di cooperazione binazionale anche 300 operatori delle strutture carcerarie, 40 operatori culturali delle organizzazioni della società civile, e 180 funzionari dei Centri penitenziari.
Si stimano come beneficiari finali circa 12.500 giovani ospiti dei penitenziari dei due Paesi grazie alla miglior qualità dei servizi attualmente offerti e, sopratutto, all’impegno per il rispetto dei loro diritti.
Con Liber’Arte si punta a impiegare l’arte terapia, già strumento di successo nel Penitenziario di Nampula (Mozambico), da un anno inserito nel modello socio-educativo del Centro Qalauma (Bolivia) e da anni adottato come mezzo di riabilitazione una popolazione carceraria che, circa per il 30% è ormai formata da adolescenti tra i 16 e i 20 anni e il 63% ha comunque meno di 25 anni. In questo ambito giovani e gli adolescenti sono privati dei primari diritti sociali, quali educazione, salute, alimentazione adeguata e crescita culturale. Ed è perciò con un adeguato programma di attività culturali e artistiche che si cercherà di dare a questi ragazzi un mezzo di reiserimento sociale e agli operatori sociali e amministrativi una forte sensibilizzazione su come servirsi di iniziative artistiche per la riabilitazione dei giovani detenuti.
Il progetto avrà poi lo scopo di formare personale locale nella gestione e creazione di strumenti artistici capaci di migliorare e fare crescere la riabilitazione e la rieducazione giovanile.
Nei prossimi 30 mesi la nostra Ong realizzerà il progetto, cofinanziato dall’Unione Europea e in collaborazione di partner locali quali l’Instituto Superior Ecuménico Andino de Teología (ISEAT) in Bolivia e il Serviço Nacional das Prisões (SNAPRI), la Dirección General de Régimen Penitenciario e la Associação Cultural Luhuvuka Arte (ACLA) in Mozambico.
Non sarà compito facile portare concretamente delle attività artistiche e culturali al centro di un programma di recupero vero e proprio, ma credere che l’arte possa essere un mezzo di cooperazione tra popoli, capace quindi di unire mondi, associazioni e autorità pubbliche, attraverso la libera creatività e la fantasia, sarà la scommessa di ProgettoMondo Mlal.

Vanni De Michele
ProgettoMondo Mlal
Casco Bianco Bolivia

domenica 2 settembre 2012

Giovani trasgressori si raccontano


In occasione della cerimonia che si è svolta il 22 scorso a Qalauma, per festeggiare il primo anno di vita della struttura realizzata da ProgettoMondo Mlal per i giovani trasgressori boliviani, il quotidiano locale “Pagina SIETE” ha raccolto le testimonianze dei ragazzi reclusi, qui tradotte dal nostro casco bianco in loco, Rosilde Brizio.
Eccole riportate di seguito.

Johnnatan D.
Sono qui da sei mesi. All’inizio sono stato molto male perché non conoscevo nessuno però ora le cose sono cambiate. Lavoro in un laboratorio di serigrafia e in uno di taglio e confezionamento. Con i soldi che guadagno mi compro da vestire. Vorrei uscire da qui perché sono stato accusato ingiustamente di aver violentato mia cugina. I miei genitori sanno bene che non sono colpevole e ora vorrei solo poter dedicarmi al mio fratellino che ha 15 anni. Mi piacerebbe studiare ingegneria elettronica, come mi ha motivato a farlo mio nonno.

Roberto (18 anni)
Mi hanno portato qui da un altro centro per adolescenti che si chiama “Il Trono”. Avevo 18 anni quando mi hanno trasferito qui. Non ricevo visite di nessuno. In questi 11 mesi che ho trascorso qui neppure i miei genitori sono venuti a trovarmi, immagino che a loro non interessi. Quando li chiamavo, mi dicevano che sarebbero venuti, ma non è stato cosi. Qui ho fatto amicizia con molti ragazzi della mia età, o anche più piccoli e più grandi e vado d’accordo con tutti. Vorrei uscire di qui non per rubare ma per poter lavorare e andare avanti.

Daniel
Sono recluso da un anno in Qalauma e prima, per tre anni, ho vissuto nel carcere di San Pedro. Mi sento meglio qui perché vengo aiutato a crescere come persona. Lavoro tutto il giorno nel laboratorio di panetteria e ricevo uno stipendio che non serve per le necessità giornaliere. Ho conosciuto nuovi amici ai quali do alcuni consigli. Mi trovo qui per un “fatto di sangue”, però i miei genitori mi appoggiano perché sanno che sono un bravo ragazzo. Mi piacerebbe studiare Diritto per poter aiutare la gente. In tutto questo tempo ho letto 7 libri di Carlos Cuauhtemoc Sanchez e di Gabriel Garcia Marquez.

Aldo (20 anni)
Son qui per poter cambiare e tornare a inserirmi nella società. Ci sono persone che ti giudicano per quello che sei. Voglio uscire di qui per poter tornare dalla mia famiglia. Io vivevo per strada con i miei amici e non dipendo dai miei genitori. Mi hanno arrestato per furto. Non volevo danneggiare la persona che ho derubato, lo feci solo per poter avere un po’ più di soldi e potermi comprare dei vestiti. Voglio dire ai ragazzi che sono fuori di non fare niente di male perché, anche per cose banali, paghi una condanna che va dai 10 ai 15 anni, e tornare alla società dopo è piuttosto duro. È come ritornare a nascere.

Adolfo (20 anni)
Il mio errore è di aver vissuto sulla strada, senza dare valore alla mia vita. E poi me ne sono pentito. Mi hanno arrestato per il furto di un cellulare. Stavo bevendo e un poliziotto mi ha accusato ingiustamente. Il mio caso penale non fa progressi perché sfortunatamente sono orfano e ho solo dei fratelli che però non possono occuparsi di me. Qui mi hanno trattato bene, prima ero nel laboratorio di agronomia, mentre ora realizzo braccialetti. Ho lasciato l’agronomia perché ho problemi ai reni. Il mio obiettivo è cambiare vita perché tornassi sulla strada sicuramente verrei riportato qui dentro con l’accusa di furto o di qualcosa di ancora più grave. Chiedo a Dio che mi cambi.

David (17 anni)
Sono 6 mesi che mi hanno portato qui con l’accusa di furto aggravato. Ho scippato il cellulare a due ragazze. Fisicamente non ho fatto loro niente, ma psicologicamente sì. All’inizio non volevo che mi portassero qui perché c’erano i miei amici e mi avrebbero riconosciuto, però al contrario mi hanno ricevuto bene e mi hanno fatto cambiare. Ho imparato a dare valore alla mia famiglia. Prima scappavo da casa ma poi mi sono accorto che chi viene a trovarmi qui non sono gli amici, ma proprio la famiglia. Vorrei ricominciare ad andare a scuola. Lavoro nel laboratorio di serigrafia e mi piace.

Johnatan (16 anni)
Nel novembre del 2011 sono stato portato qui. Quando una persona arriva qui, si sente nervosa e ha paura, però dopo comincia a fare amicizia. Vado d’accordo con tutti. Sono agronomo, qui ci sono 3 serre e ho imparato a coltivare lattuga e rape. Prima vivevo per strada. La mia vita è stata un po’ complicata e penso che era ora che finisse perché ho fatto tante cose gravi come rubare e drogarmi. Grazie a Dio, ho avuto la possibilità di cambiare. Ognuno lotta per la sua libertà. Ho visto i miei genitori aiutarmi qui e fuori di qui, uno si accorge di quello che ha quando lo perde.

Scarica qui le pagine orginali dell'articolo pubblicato il 26 agosto su Pagina Siete

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