lunedì 30 luglio 2012

Un premio al turismo responsabile. Bienvenidos! vince il festival Malescorto


Selezionato come “ecologico documentario”,  il video di ProgettoMondo Mlal, “Bienvenidos!”, realizzato in Bolivia, è tra i vincitori della tredicesima edizione del Festival internazionale di cortometraggi Malescorto.
La motivazione data dalla giuria? “Per aver documentato un’idea di turismo eco-sostenibile a vantaggio delle popolazioni locali e dell’interazione culturale”.
Il cortometraggio infatti, girato nel 2011 dalla Kenzi Production  sotto la regia di Annamaria Gallone, racconta, attraverso le riprese di paesaggi affascinanti e molto poco conosciuti,  l'avvio di attività turistiche e di accoglienza al di fuori delle rotte battute dal turismo internazionale.
Per i piccoli e medi produttori, il turismo rurale costituisce un'alternativa economica complementare in cui possono trovare occupazione le rispettive famiglie.
Il Programma Bienvenidos, anche attraverso questo video reportage, vuole sostenere questo settore di sviluppo rafforzando la rete delle piccole imprese di turismo, potenziando le capacità delle singole comunità coinvolte e promuovendo strategie specifiche di difesa della biodiversità.
Al fianco delle 22 comunità che costituiscono la rete, per un totale di 2.800 persone interessate, un'iniziativa di cooperazione internazionale diviene opportunità di crescita per i territori locali e per i turisti stranieri.
Perché anche questi ultimi, al ritorno dal viaggio, sapranno - come scriveva il poeta Costantinos Kavafis - "di essere diventati saggi, di aver vissuto una vita intensa ...". Con la promessa che "da vecchio, sarai ricco". Ricco "dei tesori accumulati per strada".
La premiazione, con la proiezione degli 8 cortometraggi vincitori per ciascuna rispettiva sezione, si è svolta sabato 28 luglio. In tutto le opere presentate al festival sono state 285,  giunte da 30 diversi  paesi e 37 le finaliste, proiettate durante le prime quattro serate del Festival, dal 23 al 26 luglio.

Guarda il video qui sotto:

Dalla caotica La Paz a uno sconfinato deserto di sale. Giovani piacentini in viaggio con ProgettoMondo Mlal


È trascorsa già una settimana dall'approdo a La Paz dei giovani piacentini partiti alla scoperta della Bolivia insieme alla storica volontaria di ProgettoMondo Mlal, Danila Pancotti.
I sei ragazzi - grazie al programma Kamlalaf, patrocinato anche quest’anno dal comune di Piacenza per promuovere percorsi formativi che portino i giovani a confrontarsi con sé e gli altri – stanno visitando il Paese andino in lungo e in largo, con un itinerario studiato apposta per loro da Tusoco Viajes, un tour operator nato nel 2009 come braccio commerciale della Red Tusoco (partner locale di ProgettoMondo Mlal nel programma Bienvenidos!) che si trova a La Paz, porta di ingresso della Bolivia, nella calle Sagarnaga, cuore pulsante del turismo della città.
I giovani viaggiatori alle prese con l’esclusivo viaggio, il videomaker freelance Federico Maccagni, Emanuele Mazzocchi (vigile del fuoco), Alberto Rossi, Cecilia Tirelli (entrambi studenti in Lettere) e l'educatrice Giulia Antozzi, ci scrivono e documentano le prime impressioni.

"La Paz ci ha accolti in tarda serata, dopo un giorno di viaggio, togliendoci il respiro sia per la sua bellezza notturna sia per la temuta altitudine che immediatamente si è fatta sentire. Il caldo africano della nostra penisola è ormai alle spalle; qui il freddo dell'emisfero australe fa da padrone. Nemmeno il tempo di abituarci al caos e allo smog di questa immensa città, che subito il nostro tour ci impone un lungo viaggio sul tipico mezzo boliviano, il bus cama, più o meno attrezzato per itinerari notturni.
La prima meta del nostro tour è la città di Cochabamba. Guidati dai cooperanti del Progettomondo Mlal e dai ragazzi del servizio civile internazionale – che oltre a illustrarci i progetti in corso in territorio boliviano, ci offrono una panoramica generale sulla politica, l'economia e la società del paese - visitiamo la sede dell'Apt, Associazione Produttori di Trigo (grano), che riunisce i piccoli produttori locali permettendo loro di accedere al mercato con prodotti finiti meno soggetti alle oscillazioni del prezzo della materia prima.

Dopo la visita della città, l'itinerario ci ha portati nelle vicinanze di Villa Tunari, dove all'interno del parco nazionale Carrasco abbiamo ammirato alcune rare specie di mammiferi e volatili presenti esclusivamente in Bolivia, come i Murcielagos Hematofagos, conosciuti comunemente come pipistrelli-vampiri. L'organizzazione del parco è stata per noi il primo esempio di progetto di turismo comunitario e responsabile portato avanti dai locali con l'appoggio della rete Tusoco, il nostro tour operator di riferimento, particolare nel suo genere in quanto organigramma e direttivo sono formati da rappresentanti di varie comunità che scelgono il turismo come strumento di sviluppo complementare alle normali attività economiche.
Fattore interessante, per noi difficile da concepire, è che proventi e guadagni vengono ripartiti interamente tra i comunitari a favore di uno sviluppo complessivo e sostenibile.
Nel medesimo ambito, abbiamo poi vissuto un'esperienza molto intensa a più di 3000 metri, lontano dalla frenesia cittadina, in due comunità isolate, la cui economia, basata prettamente sulla coltivazione della quinua e l'allevamento dei lama, si è recentemente arricchita attraverso l'attività del turismo.
Nonostante la loro poca esperienza nel settore, quello che ci ha colpiti degli abitanti è stata la loro accoglienza e il calore umano che ci hanno trasmesso; sorprendente la disponibilità nel raccontarci le tradizioni, le usanze, l'organizzazione interna (da cui potremmo peraltro prendere ottimi spunti ) e soprattutto la loro storia.
La loro offerta turistica ci ha portati nei luoghi dei Chulpas, civiltà preincaica autoctona, che i comunitari chiamano in castigliano "padres", facendo riferimento al legame ancestrale che tuttora li lega soprattutto a livello spirituale. Le escursioni compiute ci hanno dato la possibilità di ammirare splendidi paesaggi davvero indimenticabili.
Tra gli innumerevoli luoghi, impossibile non citare Il Salar di Uyuni, uno sconfinato deserto di sale che la nostra guida Don Florencio ha esaltato come la prima meraviglia del mondo.
Dopo tre giorni vissuti quasi da eremiti siamo tornati nella caotica La Paz pronti a conoscere un progetto completamente diverso da quelli precedenti: Qalauma, la prima struttura in Bolivia completamente dedicata al recupero dei giovani detenuti tra i 16 e i 21 anni, creata grazie al sostegno di ProgettoMondo Mlal e di altre organizzazioni internazionali.
Il metodo utilizzato per il reinserimento dei ragazzi nella società consiste nella creazione di un progetto educativo personalizzato che coinvolge la famiglia, la comunità e si propone di dare una formazione per il loro futuro lavorativo. All'interno della struttura sono stati realizzati diversi laboratori, tra cui un piccolo panificio, una carpenteria e una sartoria. Abbiamo anche partecipato al laboratorio di teatro dove i ragazzi ci hanno stupiti per la partecipazione e la volontà di reinserirsi nella società.
Ora è la volta di Apolobamba, a 4650 metri di altitudine".

Qui sotto Alberto e Giulia, in due brevi video, raccontano suggestioni e incontri di una parte del viaggio:



sabato 28 luglio 2012

Marocco. Una rete per i diritti della donna

A giugno si è concluso il primo ciclo di formazione del progetto “La Forza delle Donne”, rivolto alle associazioni locali di quattro province marocchine: Beni Mellal, Khemisset, Khouribga e Meknès.
Il percorso ha fornito una visuale più ampia dei diritti umani in generale e di quelli della donna in particolare, e ha permesso ai 140 partecipanti di approfondire tematiche di forte attualità per il Marocco.
Durante i quattro atelier, organizzati da ProgettoMondo Mlal in collaborazione con Amnesty International Maroc, infatti, si è lavorato attivamente per analizzare alcuni dei testi fondamentali, come la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e la Convenzione per l'eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne (CEDAW), e confrontarli con la situazione della società marocchina.
Le stesse partecipanti, intervistate al termine di questa esperienza, hanno sottolineato quanto sia stato importante per loro, in quanto donne e in quanto membri della società civile, avere la possibilità di familiarizzare con argomenti e strumenti sui diritti umani, che sono spesso trascurati nei percorsi di studio e dai media locali.
È stato un vero e proprio studio per noi. Prima non sapevamo quasi nulla riguardo alla questione di genere, mentre adesso abbiamo le idee più chiare. Alla televisione, a scuola non si sente parlare molto di questi argomenti” riferisce Fatima, che ha partecipato alle formazioni di Khouribga.
Questo studio, però, non è rimasto solo un bagaglio teorico. Come ci spiegano alcune partecipanti, infatti, le discussioni e i confronti scaturiti durante gli atelier hanno portato ognuno a riflettere sulla quotidianità e sulla situazione della donna in Marocco. Hafida, di Meknès, racconta : “La formazione ha cambiato la mia visione delle cose. Guardo con attenzione quello che accade intorno a me, mi accorgo delle ingiustizie e ho voglia di agire”. Houcine di Khemisset aggiunge : “Il percorso ci ha fatto scoprire i nostri punti deboli e quelli di forza, su cui dobbiamo lavorare per arrivare all’uguaglianza tra uomo e donna”.
Ed è proprio il parere degli uomini che hanno partecipato alla formazione a rivelare l’impatto che gli atelier hanno avuto sulla vita di tutti i giorni. Dice ancora Houcine: “Io personalmente sono cambiato molto grazie alla formazione, perché mi sono reso conto che mia moglie si occupa di un’enormità di cose a casa, alle quali io non avevo prestato attenzione. Adesso cerco di aiutare in cucina o con i nostri figli, in modo da dividerci i compiti. Ho davvero cambiato abitudini”. Ahmed, di Khouribga, invece, ha trovato nuovi spunti : ”ora, anche quando sono per strada, cerco di osservare attraverso le lenti del diritto quello che mi succede intorno”.
Un altro importante risultato del ciclo di formazione proposto da ProgettoMondo Mlal consiste nella creazione di una rete associativa a livello locale, che dia più forza e capacità d’azione alla società civile. Come dice Khadija, membro di una delle associazioni che hanno partecipato alle formazioni di Khouribga, “prima agivamo singolarmente e non conoscevamo le altre associazioni attive nel nostro stesso ambito. Grazie alla formazione, ora, abbiamo costruito un network che ci permetterà di restare in contatto e di lavorare insieme”.
Alcuni partecipanti si sono anche già attivati per allargare questa rete e per condividere con la comunità locale quanto acquisito durante la formazione. È il caso dell’associazione di Scout di Khouribga che, come ci racconta Ahmed, si è già impegnata in azioni di divulgazione in altre associazioni ed enti e ha stimolato l’interesse rispetto alla formazione, tanto che Fatima, dopo aver assistito agli incontri organizzati dagli Scout, ha chiesto di poter partecipare all’ultimo atelier del ciclo di formazione.
Mehdi riesce forse a sintetizzare questo aspetto fondamentale con le sue parole : “Siamo riusciti a sincronizzarci per produrre qualcosa di nuovo. Ora possiamo concepire insieme una strategia per far sì che le nostre attività integrino sempre il punto di vista del diritto; abbiamo conoscenze e strumenti da mettere in pratica e da sperimentare sul campo”. Quindi, non solo sono state date informazioni e strumenti ai membri delle associazioni locali, ma sono state anche gettate le basi perché queste possano operare concertandosi tra di loro, ottenendo una maggiore efficacia nelle loro azioni.
Forte dei traguardi raggiunti, dell’entusiasmo e della soddisfazione dimostrati dai partecipanti, l’équipe de “La Forza delle Donne” si appresta ora a organizzare il secondo ciclo di formazione, che si terrà in autunno, per raggiungere altrettanti esiti felici e incrementare ulteriormente le capacità della società civile marocchina.

Giulia Pezzato
Casco Bianco ProgettoMondo Mlal Marocco

venerdì 27 luglio 2012

Razzismo, solidarietà della Focsiv al ministro Riccardi


FOCSIV esprime solidarietà al Ministro per la cooperazione e l’integrazione Andrea Riccardi, vittima di un esecrabile attacco dal sito antisemita e neonazista Stromfront.
“Questo episodio conferma l'importanza e l’urgenza di lavorare per il dialogo e il rispetto di tutte le forme religiose, in Italia come all'estero” dichiara il Presidente FOCSIV Gianfranco Cattai, sottolineando come “la formazione e l’educazione delle giovani generazioni alla tolleranza, è il primo passo fondamentale”.
“Siamo fermamente convinti che il dialogo e la tolleranza religiosa è il terreno di sfida decisivo che richiede un'attenzione particolare anche nei nostri interventi nei Paesi del Sud del Mondo, come ha ricordato nei giorni scorsi anche il Ministro degli Affari Esteri Giulio Terzi. Occorre accompagnare lo sviluppo con l'educazione alla pace e al dialogo per favorire una crescita economica equilibrata, contenere le gravi sperequazioni e sottrarre alla propaganda integralista quei giovani che vivono in condizioni di assoluta povertà e di esclusione sociale” aggiunge Cattai.
Per questo motivo, FOCSIV aderisce e sosterrà l'evento che il Ministro Terzi intende organizzare a New York il prossimo 27 settembre al margine della 67esima Assemblea Generale delle Nazioni Unite che mira ad attirare l’attenzione della comunità internazionale sull’importanza dei programmi e delle iniziative promosse dalla società civile nel campo della formazione ed educazione ai diritti umani, con speciale focus sul dialogo interreligioso ed interculturale.
Proprio in questa direzione da quarant’anni lavorano le ONG della FOCSIV (ProgettoMondo Mlal in particolare è in Marocco per contribuire a una migrazione responsabile dei giovani determinati a lasciare il Paese e in Perù per la difesa dei diritti umani dei migranti vittime del traffico illegale), sia nei Paesi del Sud del mondo, soprattutto in Africa, ma anche in Italia. Tra le iniziative più consolidate, il “calendario delle religioni per la pace” che l’Organismo federato CVM propone ogni anno, da oltre 10 anni, alle scuole italiane.

mercoledì 25 luglio 2012

33° Anniversario della rivoluzione popolare sandinista


La giornata è iniziata da poco e la strada che porta da Chinandega verso Managua è bloccata. Non si tratta di un incidente, né di uno sciopero generale. È la carovana organizzata da Frente Sandinista de Liberacion Nacional (FSNL) e diretta alla capitale. Centinaia e centinaia di mezzi messi a disposizione dal partito in carica per permettere al “pueblo” di partecipare alla celebrazione dell'anniversario della rivoluzione.
È il 19 luglio e 33 anni sono passati dal giorno in cui la dittatura di Somoza cadde per mano del popolo nicaraguense, guidato dai principi e dai valori trasmessi dall'eroe nazionale Augusto Sandino, dando inizio a un processo che portò alla democrazia.
Oggi, ogni tipo di veicolo è diretto a Managua: bus di linea, camion merci, trattori, carretti, moto. E poco importa dove ci si siede o se lo spazio tra una persona e un'altra è pressochè inesistente. È l'anniversario della rivoluzione e tutti vogliono essere presenti.
Chi non può muoversi, si affaccia dalla finestra della propria casa, si arrampica sugli alberi, sfida il sole e rimane in piedi ai bordi della strada, solo per salutare la carovana. Si vedono genitori che spiegano ai loro figli cosa sta succedendo, gruppi di ragazzini che rincorrono i mezzi in movimento e persone anziane che salutano mostrando il segno di vittoria, esibendo un sorriso sdentato e urlando le parole magiche che provocano in ognuno dei presenti un senso di euforia !Viva Sandino!
Dappertutto spuntano bandiere rosso-nere o bianco-blu che sembrano danzare sulle note delle musiche rivoluzionare di Carlos Mejia Godoy trasmesse dalle autoradio. Si avanza a ritmo di musica circondati da un'atmosfera magica.
Quando la carovana si ferma per il forte traffico (e questo succede in continuazione), la gente esce dalle vetture. Le teste delle persone sbucano dai finestrini dei bus per prendere ossigeno. Alcuni ragazzi salgono sui tetti delle vetture e la strada si trasforma in un concerto con balli, canti e venditori di acqua che corrono su e giù approfittando del momento.
Dopo 6 ore di viaggio, questo infinito bruco rosso-nero-bianco-azzurro entra nella capitale scortato dalle vetture dei politici.
Finalmente si scende in strada e seguendo la massa mi dirigo verso la piazza Juan Pablo II, luogo in cui si terrà la celebrazione che culminerà con il discorso del presidente Daniel Ortega.
Entrando nella piazza, alle 2 del pomeriggio, mi trovo davanti a unimmagine maestosa: circa 300.000 persone provenienti da ogni angolo del paese sono oggi riunite in questo luogo.
Si vedono donne, bambini, anziani e un gran numero di ragazzi. Quest'anno, infatti, la giornata è dedicata alla Gioventù Sandinista.
Tra la gente si scorgono anche molti “gringos”, facilmente indentificabili per la loro carnagione chiara e il loro fare da curiosi. Giovani come me, turisti vogliosi di conoscere, vedere, ascoltare; e meno giovani, probabilmente giunti fin qui per ricordare e rivivere quegli anni della loro vita spesi in Nicaragua per dare il prprio contributo alla rivoluzione. Tutti riuniti in questo luogo in un tripudio di bandiere che sventolano alte tra la folla agitata che continua a danzare e a cantare musica rivoluzionaria. Tutti qui per celebrare l'evento e per ricordare cos'è stata e cosè la rivoluzione Sandinista.
A far da sfondo c'è il palco, imponente, con un gran sole colorato al centro, affiancato da file di bandiere nicaraguensi. Sul palco, con la coppia presidenziale, sono presenti esponenti politici di ogni paese “alleato” del Nicaragua. Cuba e Venezuela in primis.
Alle 5 del pomeriggio, dopo ore di viaggio e di attesa, la musica si spegne e la Prima Dama, la Signora Mourillo, prende la parola dando il via al discorso ufficiale e ricevendo l'attenzione del pubblico presente.
Non passa molto tempo e successivamente arriva il turno del Presidente. È in questo momeno che qualcosa cambia. Mi acorgo che qull'euforia, quell'energia che si respiravano nell'aria ora sembrano svanite improvvisamente.
Il discorso di Daniel Ortega si trasforma in una vera e propria propaganda Politica dove più che far cenno all'importanza di questa giornata viene esposto il programma politico che il governo porterà avanti durante il nuovo mandato, ricevuto con le elezioni del 2011.
Le bandiere si abbassano, la gente in massa inizia ad andarsene e la piazza si svuota velocemente. Nemmeno la metà delle persone giunte sin qui rimane sino alla fine della cerimonia.
Già ero a conoscenza delle varie critiche dirette al Governo e in particolare verso lo stesso Daniel.
 Sergio Ramirez descrisse la sua delusione verso il partito FSLN nel famoso libro “Adios Muchachos”; Dona Maria Tellez, lo fa tutt'ora dal suo blog in internet e il quotidiano più letto nel paese, La Prensa, attacca in continuazione il governo e la figura di Daniel, paragonandolo addirittura all'ex dittatore Somoza (solo per citare alcune fonti).
Nonostante ciò non mi aspettavo questa reazione da parte del pubblico durante la manifestazione del 19 Luglio. Non me lo aspettavo dopo aver visto e vissuto la gioia e l'emozione delle persone presenti durante tutto l'arco della giornata.
Incuriosito e ansioso di conoscere il parere diretto dei giovani nicaraguensi ho deciso di intervistarne alcuni. Per te cosa rappresenta il 19 luglio? Ho chiesto.
Originariamente la celebrazione di un popolo a seguito di una difficile epoca storica; oggigiorno un circo politico per accontentare la massa, mi ha detto qualcuno.
Il giorno dopo il 18 di luglio. Un giorno in più di vacanza, ha risposto qualcun altro.
Il ricordo che nel passato Nicaragua si ritovò unita a lottare contro la dittatura; oggi, uno spreco di denaro, e ancora la fine di una dittatura e l'inizio di un'altra. E poi cè ch sostiene che precedentemente era una celebrazione di libertà; ora è il giorno in cui il governo regala alcohol a tutti.
Nessuno nega l'importanza di quel momento, quel lontano 19 luglio 1979, giorno che porta un gran significato. Un significato di libertà a seguito dal grande sacrificio e dall'unione del popolo nicaraguense. Ma ciò che oggigiorno sembra prevalere tra lo stesso popolo che ha appoggiato e vissuto la rivoluzione è un generale malcontento e senso di indignazione. Dove il partito al governo e particolarmente la sua figura centrale, Daniel Ortega, vengono accusati di corruzione,  abuso di potere, sopprusi e ingiustizie.

Damiano Cosaro
Casco Bianco ProgettoMondo Mlal Nicaragua

lunedì 23 luglio 2012

Italia-Burkina Faso, una nuova alleanza per il futuro dell’Africa.

Finalmente torna in modo ufficiale all’attenzione della politica internazionale italiana il Burkina Faso, Paese africano dell’area sahariana e continentale. Sembra ormai certa, infatti, la notizia che nella capitale Ougadougu riaprirà l’Unità Tecnica locale della Direzione Generale Cooperazione Sviluppo del nostro Paese (DGCS), chiusa anni fa.
“Guardiamo con particolare interesse e vicinanza quanto la politica italiana sta muovendo in Burkina Faso – dice il Presidente FOCSIV Gianfranco Cattai – convinti del ruolo strategico che le relazioni con questo Paese possono giocare negli assetti geopolitici internazionali, soprattutto nel contrasto alla diffusione del terrorismo internazionale di matrice islamica. La visita imminente del Ministro per la cooperazione e l’integrazione Andrea Riccardi e il contributo dato dal Burkina Faso alla liberazione di Rossella Urru, e prima ancora per la risoluzione del caso di Maria Sandra Mariani rapida in Algeria, sono la dimostrazione ulteriore di come stia crescendo la qualità delle collaborazioni con questo Paese”.
Presente nel territorio fin dai primi anni '70 con un numero significativo di Organismi federati - ovvero da una decennio prima che la Cooperazione Italiana allo Sviluppo arrivasse nel Paese - FOCSIV oggi è una realtà radicata in molte aree del Burkina Faso.
In particolare sono oltre trenta i progetti portati avanti nei settori sanitario, agricolo e delle infrastrutture dai Soci CVCS, CISV, AES-CCC, CELIM Bergamo, LVIA, Salute e Sviluppo, FON.TOV, FON. SIPEC, GVS, MSP, MMI e ProgettoMondo MLAL.
“L’esperienza, ormai quarantennale, che abbiamo del Paese ci permette di poter dare un contributo al nuovo corso di queste relazioni – sottolinea Cattai –. Per questo ribadiamo la nostra presenza e assicuriamo la massima disponibilità di confronto e di collaborazione al Ministro per la cooperazione e l’integrazione Andrea Riccardi”.
ProgettoMondo Mlal è in Burkina con una serie di progetti che puntano sia a ridurre la malnutrizione infantile nella regione di Cascades, a partire dalla cura e dalla formazione delle mamme (progetto Mamma!) e garantendo l'accesso all'acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari di base alla popolazione con il programma di cooperazione Acqua; sia  al recupero dei bambini di strada di Ouagadougou, per i quali è stato dato avvio al progetto Amici di Keoogo.
Attività che proprio di recente sono state premiate grazie al video documentario “An Ka Here So” che in lingua dioula significa “la nostra casa della salute, della pace”, e che si è aggiudicato il terzo podio del concorso cinematografico inserito nella terza edizione del Convegno SPeRA. La manifestazione si è svolta a Genova dal 14 al 16 giugno scorsi per dar voce ai programmi di aiuto in fase di realizzazione in Africa, messi in atto da tutti gli operatori di Ong, Onlus, Fondazioni e associazioni di volontariato.

giovedì 19 luglio 2012

In Nicaragua su un bus multiservizi

I coloratissimi autobus che girano per le strade del Nicaragua non sono proprio l’ultimo modello uscito sul mercato, anzi. Sono abbastanza vecchiotti e a volte dubito che possano affrontare viaggi che durano anche sei o sette ore su strade asfaltate e non, ma in quanto a intrattenimento non hanno niente da invidiare a un comune centro di ritrovo come può essere un bar. Non c’è infatti solo la musica, diffusa da un potente impianto stereo e a volte accompagnata anche da un maxischermo dove si possono vedere le immagini del video, a farti compagnia. Oltre ai passeggeri, sul bus c’è un vero viavai di gente. I primi a salire, appena aperte le porte, sono i venditori ambulanti che cercano di accaparrarsi i posti strategici dove sistemare le merci che venderanno. Si tratta soprattutto di pane, bibite gassate, snack di vario tipo e altre cibarie, cotte o crude.
Sul bus si vende e si compra di tutto. Il corridoio tra i sedili si trasforma in continuazione: da punto ristoro dell’autogrill (assente per le strade) a mercato ortofrutticolo, da cartoleria a farmacia e via dicendo. Le voci che sponsorizzano le merci in vendita si danno il cambio, ma tutte hanno lo stesso tono acuto e un po’ cantilenato accompagnato dall’immancabile “amor” alla fine di ogni frase. La merce viene presentata nel minimo dettaglio, mostrata e poi distribuita a tutti i passeggeri che possono analizzarla da vicino “sin compromiso” (senza impegno) e finalmente venduta o recuperata e pronta per passare su un nuovo autobus.
Se quello che ti serviva non è in vendita sul bus non c’è da disperarsi, soprattutto se si è al corrente di un “punto vendita” sulla strada. Infatti si può sempre chiedere all’autista di fare una breve sosta, il suo aiutante sarà ben lieto di scendere e farti la spesa personalizzata, passandoti poi le merci dal finestrino e chiedendo anche agli altri passeggeri se hanno bisogno di qualcosa. Più di 50 persone ferme dentro un autobus in mezzo a una strada aspettando che pochi di loro comprino un paio di angurie da portare a casa, ma mai nessuna lamentela.
Durante questi viaggi non si percepisce la fretta, sembra che nessuno abbia l’ansia di arrivare a destinazione. L’importante è salire, l’importante è mettersi in viaggio, tutto il resto conta poco.
E non importa se sull’autobus ci sono già più persone di quante ne potrebbe portare, non importa se non c’è più spazio neanche per le persone in piedi. Se sei un ragazzo giovane e relativamente in forma puoi sempre viaggiare sul tetto!
Se mi estraneo un attimo dalla confusione che mi circonda e mi guardo attorno con occhi da spettatore, mi accorgo che quelli che a me sembrano disagi, qui vengono affrontati con la calma e con il sorriso. Spesso si vedono persone sedersi sulle ginocchia del compagno di viaggio per far spazio a qualcun altro sul sedile, molti prendono in braccio i figli di persone che non conoscono, solo per rendergli il viaggio un po’ meno scomodo o si offrono di tenere borse della spesa di sconosciuti se non c’è più posto negli spazi appositi sopra i sedili. Ci si aiuta reciprocamente come si può, spontaneamente, e pochi sono quelli che si girano dall’altra parte facendo finta di niente. Si viaggia vicini, attaccati, anche se fuori ci sono 40° e nessuno sembra soffrirne, nessuno si lamenta, anzi. Si cerca un pretesto per iniziare una conversazione, per condividere il tempo che si è costretti a trascorrere a stretto contatto e si può parlare di tutto. Di studi, di lavoro, di religione e di riciclaggio, del cibo e dell’Italia, di quanto è bello il Nicaragua.. All’inizio, soprattutto con me che sono straniera, difficilmente la gente si mette a parlare, ma basta qualche sguardo e qualche sorriso in più che subito ti coinvolgono. E sono forse queste conversazioni che rendono il viaggio così interessante.
Il tempo alla fine passa velocemente e ogni spostamento rappresenta una storia a sé. È un viaggio all’interno di un viaggio: con l’autobus ti sposti da un luogo all’altro e nell’autobus si viaggia da una storia all’altra. Storie di persone che non rincontrerò più, ma che hanno voluto condividere con me un loro piccolo frammento di vita o cercato, attraverso qualche domanda e le mie risposte, di conoscere un Paese così lontano dal loro.
Per quanto a volte odi questi spostamenti scomodi e interminabili, dove esistono solo due fermate ufficiali (la partenza e l’arrivo), dove tutte le altre innumerevoli fermate intermedie sono su richiesta e possono anche essere a distanza di 5 metri l’una dall’altra, dove l’autobus si trasforma anche in un corriere express che riceve e consegna pacchi a domicilio, dove si avvisa il passaggio suonando un clacson che sembra una trombetta dello stadio che stordisce tutti, dove ti spingono per entrare, per passare, per vendere enchilladas e gassosa, per cercare uno spazio che è impossibile trovare o per prendersi giustamente i soldi del passaggio..per quanto odi tutto questo, non posso non ammettere che probabilmente gli spostamenti in bus hanno rappresentato per me l’esperienze più belle e vere vissute fino adesso in Nicaragua.
Quelle che più mi hanno avvicinato alla gente, quelle che mi hanno più emozionato e quelle che forse ricorderò con più piacere una volta tornata a casa.

Marianna Costanzo
Casco Bianco Nicaragua
ProgettoMondo Mlal

martedì 17 luglio 2012

Cajamarca, una comunità divorata dalla miniera

Anche ProgettoMondo Mlal è presente da anni a Cajamarca con un Programma dedicato all’infanzia e adolescenza lavoratrice, “Il Mestiere di crescere”, a sostegno della locale Associazione di Bambini e Adolescenti lavoratori Manthoc nelle attività di educazione e formazione rivolte ai minori che nell’ambito della loro giornata svolgono anche delle attività economiche per contribuire al bilancio famigliare.
E come ci raccontano da Cajamarca i nostri partner, oltre a un oggettivo impatto sulla sfera ambientale, il progetto minerario di Conga ha ovviamente messo in moto molti altri effetti collaterali strettamente legati all’arrivo in loco di società straniere, a un considerevole aumento di personale forestiero costretto a risiedere sull’altipiano per lunghi mesi lontano dalle proprie famiglie.
Come racconta la coordinatrice locale de Il Mestiere di Crescere, Maria Lucilla Cerna Sanchez, nel corso degli ultimi anni sono andati notevolmente aumentando i casi di sfruttamento del lavoro minorile e di abuso sessuale sulle adolescenti.
“È da 20 anni – dice infatti Lucilla - che esiste l’impresa mineraria a Cajamarca, una delle più grandi dell’America Latina. Ed è indubbio che abbia avuto molta influenza sulla vita dei cittadini di Cajamarca, a livello sociale che economico. Anzi, direi che ha cambiato completamente le abitudini della comunità!
A livello sociale –spiega meglio Lucilla – da città principalmente sviluppo agricolo e allevamento, Cajamarca è diventata località mineraria. Con l’arrivo delle imprese minerarie, i produttori di latte e gli allevatori sono stati via via allontanati e costretti a vendere le terre a prezzi bassissimi. All’inizio pagavano 100 Nuevo Soles per ettaro (poco più di 30 euro!), li spingevano a vendere migliaia di ettari e a comprare casa o, in alcuni casi, anche un’automobile come mezzo per svolgere un nuovo lavoro. Ma se l’auto si guasta alla famiglia non rimane più nulla e … quindi … rimane a vivere ammassata con altre famiglie qui a Cajamarca. Perché, a causa dei vari trasferimenti, adesso in una casa si ritrovano a vivere più famiglie. E i bambini che prima aiutavano nei campi i genitori, una volta in città, finiscono a lavorare per strada per aiutare la famiglia, con tutto ciò che questo poi comporta”.
“Inoltre lo sviluppo delle miniere ha portato anche … come dire … molta prostituzione degli adolescenti, sia maschi che femmine. Un tempo erano soltanto gli adulti a prostituirsi ma ultimamente, cominciano a vedersi anche giovani E fa male che questo accada già in cosi tenera età… Come dicevo, questo non solo ha influito sulla condizione di lavoro dei bambini, ma va ad alimentare il mercato del sesso a pagamento, lo sfruttamento della prostituzione minorile e l’uso di droga di molti giovani”.
“Avrete anche visto che adesso i lavoratori delle miniere si credono i padroni della città di Cajamarca, sono arroganti e prepotenti. Guidano jeep 4 per 4 e, con queste auto intasano le vie strette della città e inquinano l’aria, nonché causano continui incidenti. E non interessa loro niente neppure se investono i numerosi bambini abituati a giocare in strada o gli anziani, non abituati a vivere nel traffico di una città. Insomma a Cajamarca non c’è più sicurezza. La polizia non interviene spesso o si fa corrompere dai nuovi padroni della città”.
“Dicevo che in questi anni – conclude la coordinatrice del Manthoc, Lucila Cerna Sanchez - la nostra stessa comunità è profondamente cambiata. Con l’improvvisa crescita di una città non pianificata, con abitazioni nuove che sorgono in ordine sparso, con le strade d’accesso molto piccole e nessuna indicazione. Oggi una persona non può più andare da un posto all’altro se non conosce bene l’ultimo sviluppo urbanistico. E perciò, anche per la delinquenza, diventa facile approfittare di tale disordine urbanistico per … sfuggire alla polizia. Da un altro lato, assistiamo al fenomeno della nascita di una periferia in cui 4,5,6 famiglie, a volte, vivono in una sola stanza, utilizzata come cucina, camera da letto e sala da pranzo. Che facilmente condividono anche con gli animali che erano abituati ad allevare quando ancora vivevano in campagna”.
Comunicazione ProgettoMondo Mlal

Guarda il video realizzato da Docuperu, un'associazione di Lima sulle donne di Cajamarca rispetto al tema Conga


La solidarietà internazionale contro la miniera sulle Ande

La protesta contro il Progetto minerario di Conga, sull’altipiano di Cajamarca in Perù, ha raggiunto dimensioni globali e davvero sta raccogliendo l’appoggio e la solidarietà di persone di tutto il mondo.
Nelle ultime settimane la situazione sociale è infatti precipitata. Le manifestazioni dello scorso 12 luglio a Lima, e in altre 10 città peruviane che aderivano alla “Giornata Nazionale di Protesta” contro il progetto, sono terminate con la repressione dei manifestanti e decine di arresti.
38 attivisti, appartenenti alla Rondas Campesinas de Chotas (Cajamarca), che si stavano spostando da Santa Cruz a Cumbil per prendere parte alla protesta, sono stati circondati da 300 poliziotti che li hanno fermati e portati alla Direccion Contra Terrorismo (Dircote). Anche nel capoluogo, la Giornata Nazionale di Protesta si era conclusa con scontri tra polizia e manifestanti e l’arresto di 5 persone.
Da oggi, attraverso una campagna di raccolta firme online su Aavaz, viene chiesta anche ufficialmente al nuovo presidente della Banca Mondiale la cancellazione del finanziamento al progetto.
L’ostilità della comunità di Cajamarca, nei confronti del progetto presentato dalla società americana Newmont con investimenti di 4,8 miliardi di dollari, è sostenuta dall’Edlc (Environmental defender law center), un’Organizzazione non governativa che si occupa di difesa dei diritti umani nei Paesi del sud.
L’Ong Edlc ha contestato alla Newmont la relazione sull’impatto ambientale del progetto punto per punto. Tra le altre critiche, fa notare che, al contrario di quanto sostenuto dalla Newmont, sorgenti, acque di superficie e acque di falda sono fra loro verosimilmente interconnesse, e quindi non è da escludere una progressiva contaminazione dell’acqua, dovuta alla dispersione e diffusione dei residui tossici provenienti dall’attività estrattiva.
Inoltre, i documenti dei denunciatari mettono in evidenza che solo 1.5% della popolazione locale lavora nel settore minerario, mentre più del 50% vive di agricoltura e di pastorizia, attività tradizionali che verranno seriamente compromesse dal progetto minerario.

Aderisci anche tu alla raccolta firme online su Aavaz per la cancellazione del finanziamento al progetto.

E per saperne di più, clicca qui:
www.informarexresistere.fr
www3.lastampa.it


lunedì 16 luglio 2012

Tre giovani imprenditrici alla prova

Le ragazze, consapevoli delle grandi opportunità che l’esperienza poteva offrire loro, erano molto emozionate all’idea di partecipare a una serie di “rueda de negocio(piccole esposizioni fieristiche), organizzate a livello nazionale dall’Istituto nicaraguense di appoggio alla piccola e media impresa(INPYME). Appuntamenti realizzati proprio allo scopo di far conoscere alle grandi imprese i prodotti dei piccoli imprenditori, favorirne le relazioni e magari farne uscire anche qualche nuovo contatto!
Lo scorso 12 luglio è stata la volta dei settori tessile, cuoio, calzature, bigiotteria e oreficeria. E per la prima volta appunto, all’evento organizzato nelle sale dell’Hotel Intercontinetal di Managua - grazie al Progetto Futuro Giovane che le ha iscritte sostenendo poi le spese per trasporto e materiale pubblicitario, e del Centro di appoggio alle piccole e medie imprese (Campipyme) che promuoveva l’adesione alla manifestazione - hanno partecipato anche 3 giovani imprenditrici di Chinandega.
Si tratta di Aleicarg Elisa Delgado Villanueva, esperta in ricamo su asciugamani e vestiti, e di María Elizabeth Espinoza Torres e Junieth Ríos Mejía, specializzate in abiti da uomo, donna, bambino e divise.
Tra le quasi 30 piccole e medie imprese che hanno partecipato all’iniziativa, quella di Aleicarg, “Bordados Mace’s”, ha attirato molto l’attenzione, e una giornalista del canale televisivo CDNN 23 le ha fatto alcune domande sui suoi lavori sottolineando la bellezza dei ricami.
I ricami della nostra giovane imprenditrice si differenziavano infatti dagli altri presenti all’evento perché realizzati interamente a mano e con una tecnica che qui in Nicaragua purtroppo si va perdendo.
Le imprenditrici di Futuro Giovane sono tornate a casa contente e soddisfatte della loro esperienza. Benché nessuna abbia ricevuto la proposta di un contratto, questo non le ha scoraggiate. Sono consapevoli di star muovendo i primi passi, di dovere ancora crescere, e questa prima partecipazione è stata un’ottima occasione per confrontarsi con imprese di maggiore esperienza ed essere più consapevoli degli aspetti su cui impegnarsi maggiormente per migliorare.

Marianna Costanzo
Casco Bianco Nicaragua
Progetto Futuro Giovane

mercoledì 11 luglio 2012

Ancora violenze in Guatemala per l'energia idroelettrica

Lo scorso 4 luglio, nel corso di una manifestazione popolare nella regione del Quichè in Guatemala, un gruppo di uomini armati ha aggredito e malmenato una dirigente del Consiglio Popolare di K’iche’s (CPK), Lolita Chávez. A diffondere la notizia è stato nei giorni successivi il Centro de Medios Independientes de Guatemala. La donna – si legge nel loro comunicato- tornava da una manifestazione pacifica tenutasi nella cittadina di Santa Cruz.
La violenza nei confronti del CPK nasce dall’opposizione delle comunità K’iche’s al progetto “Sistema di Integrazione Elettrica per i Paesi del Centro America” (SIEPAC) che prevede la privatizzazione dei bacini idrografici del Centro America e la produzione di energia idroelettrica. Progetto che il sindaco Estuardo Castro appoggia apertamente, favorendo in particolare la multinazionale DEOCSA che produce e distribuisce energia elettrica, mentre il CPK si oppone fermamente alla sua realizzazione in difesa dei diritti delle comunità indigene.
Il 4 luglio, quindi, circa 400 persone si erano date appuntamento nella piazza di Santa Cruz del Quiché per protestare contro l’atteggiamento razzista e arrogante con cui il sindaco Estuardo Castro, membro del Partito Patriota (PP), sta trattando le comunità indigene che si rifiutano di vendere le proprie terre alle società internazionali.
Al termine della manifestazione, un gruppo di uomini armati con bastoni, machete e coltelli ha appunto assalito i membri del CPK mentre raggiungevano la comunità di Xetinap Quinto La Laguna, inseguendoli e picchiando molti di loro ma, in particolare cercando intenzionalmente di colpire Lolita Chávez che, fortunatamente, è stata ferita solo in modo superficiale ed è riuscita a scappare. Altre 3 donne sono state ricoverate a causa delle ferite.
Non è la prima volta che membri del CPK subiscono attacchi di questo tipo. Il 12 giugno scorso, José Tavico Tzunun, uno dei membri più attivi del CPK, era stato assassinato con un colpo di pistola fuori da casa sua, mentre altri membri dell’organizzazione hanno ricevuto minacce di morte.
Il problema dello sfruttamento delle risorse idriche dell’area per la produzione di energia elettrica è un tema emerso in modo forte negli ultimi mesi, anche per la sue implicazioni tra istituzioni pubbliche guatemalteche e comunità indigene.
Alle prime, orientate a fare accordi con società multinazionali del settore, le seconde contestano il mancato coinvolgimento delle comunità locali e delle autorità indigene, sia per quanto riguarda le scelte che la ripartizione dei proventi.
In segno di solidarietà con le popolazioni Maya Ixiles della regione del Quichè, sollecitati anche da alcune reti italiane e gruppi locali, anche ProgettoMondo Mlal si era fatto promotore in Italia di un incontro con l’azienda italiana Enel Green Power che sta realizzando una centrale idroelettrica ad acqua fluente proprio nella regione, per capire meglio le caratteristiche del progetto e la situazione del rapporto con le comunità locali.
L’incontro svoltosi a Verona, al quale avevano partecipato i vertici di EGP italiani e latinoamericani, avrebbe potuto diventare, per la rete italiana di amici delle comunità indigene del Guatemala, un buon punto di partenza per una ripresa del dialogo e dei negoziati su basi sostenibili: “Purtroppo – ha dichiarato il presidente di ProgettoMondo Mlal Mario Lonardi - l’iniziativa è stata perlopiù vissuta come una specie di invasione di campo che poteva turbare l’approccio imposto alla vicenda, mentre lo stile di ProgettoMondo Mlal è diverso, il nostro “strumento di lavoro è lo scambio, tra persone, gruppi, comunità e istituzioni, inteso come una reale opportunità per mettere in atto un rapporto di corresponsabilità che definiamo di partenariato, come del resto recita la nostra Carta dei Valori”.
“Siamo sicuri – ha concluso Lonardi - che il pericolo di sfruttamento e coercizione dei diritti delle comunità ancestrali sia altissimo, ma oggi, si rischia di oscillare tra il semplice gesto caritatevole e la campagna ideologica “contro tutti”. Al contrario, credo che il nostro compito sia quello di sollecitare la società civile ad assumere responsabilmente la sfida del dialogo, pur senza rinunciare alle idee e ai principi”.
Sempre sul Guatemala, e a fianco della società civile italiana, ProgettoMondo Mlal sta portando avanti un’altra campagna internazionale, questa volta per il riconoscimento del diritto a un lavoro dignitoso. Proprio lo scorso 25 giugno, a Brescia, Cgil, Spi Cgil Brescia, Fondazione Guido Piccini, Apasci e ProgettoMondo Mlal hanno organizzato nel Salone Buozzi della camera del Lavoro un incontro pubblico intitolato “Lavoro dignitoso, vita dignitosa in Guatemala”.

Ufficio Comunicazione
ProgettoMondo Mlal


intervista e foto di Lolita Chavez su: upsidedownworld.org

Migrazione informata, migrazione sicura

Continuano le iniziative del progetto Perù Migrante in favore di una migrazione sicura e informata. Grazie alla collaborazione dei partner locali – la Ong Forum Solidaridad Peru e la Defensoria del Pueblo – è stata lanciata la campagna di informazione e sensibilizzazione “Migrazione informata. Migrazione sicura” in due delle città peruviane con maggior propensione alla migrazione, Trujillo e Huancayo.
La campagna coinvolge alcune compagnie di trasporto locali, nonché gli stessi terminal degli autobus da cui partono la maggior parte delle persone con destinazione, tra le altre, i paesi vicini. In particolare, saranno parte dell’iniziativa l’impresa di trasporto Transportes Huanchaco e l’impresa di taxi Taxi Especial América, nella città settentrionale di Trujillo; mentre a Huancayo saranno protagonisti la Stazione degli autobus della città e le imprese Turismo Central, Cruz del Sur e Transportes Salazar.
Le entità che partecipano all’iniziativa saranno il punto di appoggio per la diffusione e la trasmissione dei messaggi della campagna: grazie alla grande quantità di persone che utilizzano i terminal terrestri di trasporto, nonché le varie compagnie nominate, verranno distribuiti volantini, affissi poster, gigantografie e sticker, per richiamare l’attenzione dei passeggeri e trasmettere ai potenziali migranti i rischi di una migrazione irregolare e non informata. Punto di forza e innovativo della campagna, sicuramente, è l’ideazione di video esplicativi, brevi ma efficaci, che verranno trasmetti nelle stazione degli autobus di Huancayo e sugli stessi mezzi di trasporti, con cadenze programmate. Inoltre, nelle città di frontiera di Tacna, Tumbes e Puno - grazie alla collaborazione dei terminal di trasporto terrestre internazionali – la campagna avrà come obiettivo aggiuntivo, oltre a informare sulla migrazione sicura, quello di raggiungere con il suo messaggio le persone nel momento in cui sono in procinto di attraversare la frontiera.
La Campagna, iniziata la prima settimana di luglio, avrà una durata di due mesi e verrà estesa prossimamente anche in altre località ad alto flusso migratorio (Lima-Villa el Salvador e zone di frontiera), con l’intenzione di coinvolgere sempre più istituzioni chiave e rafforzare il messaggio di una migrazione sicura ed informata.

Carlo Giordano,
Casco Bianco ProgettoMondo Mlal Perù

martedì 10 luglio 2012

La festa del bambino in carcere

La piccola prigione femminile Rex ospita una trentina di donne e sorge lungo la strada che da Nampula va verso il mare, in direzione di Nacala e verso la tanto amata Ilha de Moçambique, nei fine settimana meta prediletta degli stranieri in fuga dalla città.
Il basso edificio della Rex spicca dalla terra rossa tra giganteschi alberi secolari. Le guardie sembrano cordiali e disponibili, hanno la divisa blu, siedono all’ombra, chiacchierano tra loro mentre si dividono lo spuntino a base di pane e zucchero, qualcuna si allontana per una lunga telefonata; ai loro piedi i fucili. Con le detenute pare abbiano un rapporto sereno.
Noi ci eravamo organizzate proprio all’ultimo minuto, nonostante avessimo discusso l’idea già un paio di settimane prima. Era stato sufficiente qualche impegno di troppo per distrarci dal progetto. Fortunatamente alla fine siamo riuscite comunque: abbiamo acquistato frutta, biscotti, piccoli giocattoli, e li abbiamo suddivisi in 3 sacchetti: tre parti uguali per i tre bambini a cui li dovevamo consegnare.
Perché, in Mozambico, il primo giugno è la Festa dei Bambini. Dunque era la festa anche di Junezia Isaque, Cadry Casimo e Gito, i piccoli della Rex, figli di madri condannate o in attesa di giudizio. Mamme che, al momento dell’arresto, non avevano alternative e li hanno dovuti portare con sé, a causa di padri e mariti assenti o di famiglie troppo fragili e povere per prendersene cura.
Junezia Isaque, Cadry Casimo e Gito hanno poco più di 1 anno ciascuno, di solito quando incontriamo le loro madri, essi rimangono comodamente appesi nelle capulane, con le gambe che scendono a penzoloni lungo la schiena della mamma… e guai a farli scendere! Per lo più gattonano, ogni tanto camminano un po’ incerti, ma appena si accorgono di essere osservati si rifugiano tra le pieghe delle vesti delle mamme o delle loro compagne di cella: le più giovani come zie, le più anziane fungono da nonne.
Dopo aver chiesto alla Direttrice il permesso di entrare in carcere al di fuori delle visite di lavoro, previste cioè dal nostro programma di attività, ci siamo presentate a loro con i nostri 3 sacchetti di doni.
Dapprima le detenute hanno faticato non poco a capire il motivo di quella visita fuori programma, così dichiaratamente riservata a loro e per nulla legata al nostro ruolo ufficiale. Quando siamo arrivate, i bambini dormivano ancora, così il risveglio ce li ha mostrati con un’aria tra l’inconsapevole e l’assonnato.
Fissavano i sacchetti e il loro contenuto con sorpresa e un po’ di diffidenza. Tanto che uno di loro si è immediatamente attaccato alla madre piagnucolando spaventato, mentre l’altro maschietto continuava a fissare dritto un mandarino, indeciso sul da farsi. L’unica bimba, infine, si è fatta coraggio e ha svuotato lentamente il sacchetto del suo contenuto… Sembrava valutare uno per uno i piccoli doni. Poi, un po’ perplessa si è rigirata tra le manine la macchinina che aveva trovato in fondo al suo sacchetto…
Le mamme più consapevoli del nostro piccolo gesto di solidarietà, hanno apprezzato molto, accettando alla fine di farsi tutte insieme una foto di gruppo, con me, Casco Bianco, compresa.

Francesca Grego
Casco Bianco Mozambico
Progetto Vita Dentr
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