lunedì 24 dicembre 2012

Un concorso per le scuole in memoria di Melgari

UN CONCORSO
IN MEMORIA DI ENZO MELEGARI
RIVOLTO ALLE SCUOLE SECONDARIE DI SECONDO GRADO
DELLA PROVINCIA DI VERONA
Globalizzazione, cooperazione, sostenibilità
L’alfabeto di Enzo Melegari oggi

Nel luglio di 10 anni fa Verona perdeva un educatore, pensatore e protagonista del movimento di solidarietà e cooperazione internazionale dagli anni Settanta fino agli anni 2000. Nel decennale della sua scomparsa, ProgettoMondo Mlal, Organismo di volontariato internazionale di cui Enzo Melegari è stato dirigente e presidente fino al giorno della sua scomparsa, propone per ricordarlo un concorso a premi rivolto agli studenti che si apprestano a diventare, o che sono appena diventati, maggiorenni: cioè cittadini a pieno titolo del Mondo.
Uomo di pensiero, mediazione, dialogo, scambio e ascolto, dopo una lunga esperienza di volontariato in Sudamerica, Enzo Melegari è stato autore di molti progetti di Educazione allo sviluppo rivolti a scuole e giovani, in America latina come in Europa, sui temi appunto dei Diritti Umani, protagonismo dei giovani, solidarietà e cittadinanza attiva.
L’idea è quindi restituire spazio e valore a quegli insegnamenti ancora così attuali in un’epoca in cui le giovani generazioni cercano appunto nuovi orizzonti su cui esercitare il proprio protagonismo e proiettare le proprie ambizioni. La finalità del concorso indetto da ProgettoMondo Mlal è dunque fare tornare a vivere “l’alfabeto di Enzo”, i concetti-chiave su cui egli ha fondato il suo impegno di intellettuale cristiano, di cooperante e soprattutto di educatore, e rinnovarne il significato di fronte alle sfide globali di questo inizio di secolo.

Le classi o i gruppi di studenti che intendano partecipare al concorso potranno iscriversi entro il 31 gennaio 2013 richiedendo il modulo a info@mlal.org.
In relazione al numero di classi/gruppi aderenti, ProgettoMondo Mlal organizzerà poi un incontro centrale, o più incontri decentrati nelle varie scuole, per facilitare gli studenti e i loro insegnanti nell’approccio all’ “alfabeto di Enzo” e agli scenari contemporanei entro cui le sue parole-chiave trovano oggi valore e cittadinanza.
Entro il 15 maggio 2013 le classi/gruppi aderenti dovranno poi elaborare un lavoro di ricerca (project – work) sotto forma di testo, di Presentazione Power Point, di ipertesto, di video, di mostra, di brano musicale o di qualunque altra forma di comunicazione che abbia carattere mono, multi o interdisciplinare e che prenda spunto da una delle parole-chiave dell’alfabeto di Enzo Melegari, attualizzata nel contesto locale e /o globale del secondo decennio del Duemila.
Tra queste parole-chiave, richiamate nel libro “Spiccioli di Saggezza” che verrà consegnato alle scuole aderenti, ricordiamo in particolare: Diritti umani; Esclusione; Globalizzazione; Guerra; Migrazioni; Obiezione di coscienza; Paura; Protagonismo; Solidarietà; Sostenibilità; Sviluppo; Volontariato.
Ovviamente ciascun project work, pur vertendo su una o più di queste parole, ne potrà richiamare altre che ne sono in logica connessione.
Tutti i lavori dovranno non solo esplorare il campo di ricerca, ma anche interrogarsi su cosa possono fare oggi i giovani italiani per affrontare la sfida locale/globale che è sottintesa alle parole chiave prescelte.
Una giuria composta dal Presidente di ProgettoMondo Mlal, 1 rappresentante del mondo accademico veronese, 1 rappresentante del mondo politico veronese, 1 giornalista e da Grazia Melegari, sorella di Enzo, attribuirà tre premi: 1.000 al primo e 500 a due ex aequo, per complessivi di 2000 euro ai 3 lavori giudicati più interessanti sotto il profilo dei contenuti e della proposta.
La presentazione di tutti i lavori svolti e la premiazione dei vincitori avverrà durante una cerimonia pubblica prevista per metà anno 2013.

mercoledì 19 dicembre 2012

E per capodanno la lotteria solidale Chievo-Perù

L’impegno dell’AC ChievoVerona e di ProgettoMondo Mlal a favore di bambini e adolescenti della periferia di Lima continua, questa volta sugli spalti dello stadio Bentegodi di Verona.
Il 16 dicembre ha infatti preso il via la lotteria solidale Chievo-Perù, per la quale l’AC ChievoVerona ha messo in palio numerosi premi: giornate in compagnia della squadra, maglie autografate, abbonamenti, biglietti in poltronissima e tantissimi altri gadget e premi.
Il banco di prova è stato la partita Chievo-Roma, dove la preziosa vittoria della squadra veronese si è arricchita grazie al contributo solidale di tifosi e famiglie presenti allo stadio Bentegodi.
I volontari di ProgettoMondo Mlal hanno promosso sugli spalti la vendita dei biglietti, raccogliendo così un prezioso sostegno alla crescita e formazione dei bambini e adolescenti peruviani di Amauta, Lima. Tra le iniziative da realizzare anche la costruzione di un impianto sportivo multidisciplinare per riaffermare ancora una volta il valore sociale dello sport come strumento di crescita e di prevenzione da situazioni di disagio.
C’è ancora tempo per dare il proprio contributo, acquistando i biglietti della lotteria (€ 2 cadauno) o la t-shirt Chievo-Perù (10 €): sono infatti previsti altri appuntamenti di raccolta fondi, prima dell’estrazione dei premi in data 19 febbraio, durante le seguenti partite:

Chievo-Atalanta 06.01.2013
Chievo-Parma 20.01.2013
Chievo-Juve 03.02.2013
Chievo-Palermo 17.02.2013

E’ anche possibile dare il proprio contributo –e così assistere alle partite– in qualità di volontario, aiutandoci a promuovere la vendita dei biglietti in pre-partita e durante l’intervallo.
Per informazioni chiamare lo 045.8102105 o scrivere a info@mlal.org.

martedì 18 dicembre 2012

A Qalauma l’anno scolastico si chiude con 9 giovani successi


Come per la maggior parte degli adolescenti, di certo conseguire questo traguardo non è stato semplice; tuttavia dopo un anno di studio e duro lavoro, ce l’hanno fatta. Per la prima volta dalla sua inaugurazione, il 6 dicembre scorso a Qalauma si è tenuta la cerimonia di consegna dei diploma di maturità.
E’ stata una giornata piuttosto lunga per i nove ragazzi reclusi nel primo vero carcere minorile in Bolivia inaugurato ufficialmente a febbraio dello scorso anno. I ragazzi, già a partire dalle prime ore della mattinata, aspettavano eleganti e belli come non mai di essere chiamati per potersi recare a ricevere la prova della loro fatica.
In una biblioteca agghindata per l’occasione con tanto di fiori, podio e bandiera nazionale, alla presenza di mamme commosse, padri compiaciuti e amici sorridenti, allo scoccare del mezzogiorno il padrino dell’evento, nonché responsabile del Programma Qalauma per ProgettoMondo Mlal Roberto Simoncelli, ha dato inizio alla cerimonia prendendo per primo la parola e dando il benvenuto a tutti i presenti.
Dopo un breve discorso da parte del dirigente scolastico e un “in bocca al lupo” del direttore del Centro, è stata la volta del sub-direttore che ha chiuso le formalità e invitato tutti i presenti a felicitarsi con i giovani diplomati, stimolando il pubblico a fare un brindisi, rigorosamente analcolico, in loro onore. Si è dato così inizio alla consegna vera e propria dei certificati: sulle facce dei 9 giovani diplomati finalmente un sorriso rilassato e compiaciuto.
In un’atmosfera gioiosa, tra abbracci, regali e decine di scatti di fotografie, la festa, accompagnata anche da succulenti spiedini di carne e verdure preparati dai ragazzi dei laboratori di panetteria e gastronomia, si è prolungata fino al tardo pomeriggio.

Rosilde Brizio
Casco Bianco ProgettoMondo Mlal Bolivia

venerdì 14 dicembre 2012

"E poi soltanto un uomo". Un libro di Gianfranco Testa

Quarant'anni di America Latina raccontati da un missionario, Gianfranco Testa, vissuto più di 4 anni nelle carceri argentine ai tempi della dittatura dei colonnelli, e poi migrato in Nicaragua e Colombia.
Anni intensi e raccolti nelle pagine del libro autobiografico “E poi soltanto un uomo”, presentato di recente a Fossano dalla vicepresidente di ProgettoMondo Mlal, Ivana Borsotto insieme al settimanale locale “La fedeltà”.
“Credo che mi sia stata assegnata questa responsabilità di riflettere e discutere sul libro di Padre Testa perché ho conosciuto l’America Latina in diversi viaggi del mio lavoro con ProgettoMondo Mlal in Colombia, Perù , Argentina, Bolivia, Haiti, Nicaragua e ancora oltre”, commenta Borsotto.
“So bene che le mie esperienze sono state più superficiali della lunga e intensa vita missionaria di Padre Testa che ha gironzolato per anni in America Latina, ma ho visto in presa diretta le periferie, i campi bruciati dalla siccità, le bambine abbandonate, le bande giovanili, le carceri, e anche l’impegno, il lavoro, la speranza e le delusioni di donne e uomini che lottano per il riscatto e la dignità della persona. E allora un po' ho capito che l’America Latina è per noi  uno specchio, un banco di prova, uno stimolo al cambiamento e all’azione”.
La presentazione del libro per la nostra vicepresidente ha rappresentato quindi un grande onore, focalizzato nel cercare di promuovere una lettura che, a sua detta, “appassiona e fa riflettere. Non solo sull'America Latina, ma ancor più su noi stessi”.
È un libro di fede e speranza, da cui impariamo che la carità è lotta, cioè un impegno diretto, personale a sporcarsi le mani e, come dice Don Ciotti, a lavorare con i poveri. È un libro che ci mostra la vita reale, i paesaggi, le processioni e la festa delle candeline, le case dei preti, le bastonate e le torture, una caduta da cavallo e una gita al mare, cosa può fare un televisore o un camion in viaggio da Achuapa a Leon, il ghiaccio contro il mal di denti nelle carceri, la paura, i morti nascosti nelle sterpaglie. È un libro di incontri, di amici: Padre Joaquin, Enrique Erro, Monsignor Distefano, Suor Josefina, i confratelli e le consorelle, il cavallo Payo e il cane Amigo. È un libro di formazione, con le parole generatrici di pensiero, con i corsi di alfabetizzazione in cella e quelli sul perdono e la riconciliazione, con le parole della Bibbia sempre meditata. Con l’Esodo in Argentina, Esdra e Neemia in Nicaragua, i Profeti in Colombia. È un libro di fiducia nell’amore e di speranza nella giustizia della Chiesa, con Paolo IV che a Bogotà nel ’68 afferma che “il povero è sacramento di Dio” ma con il Nunzio Apostolico che gioca a tennis con il dittatore Massera, con la lavata del capo in Segreteria di Stato a Roma da parte di un futuro Cardinale (al rientro dall’Argentina) e con il “ringraziamento a Dio per non aver più dovuto tornare lì. Un libro, quindi, che ci assicura che è bello vivere cantando sempre le lodi del Signore”.

giovedì 13 dicembre 2012

Il post Festival del Cinema Africano

La XXXII edizione del Festival di Cinema Africano quest’anno prevedeva due grandi appuntamenti per venerdì 14 dicembre. Il primo, in programma alle ore 18 presso lo Spazio Culturale Fondazione San Zeno (via Mazzini 2, Verona; 2° piano, sopra il negozio Tezenis), prevede l’inaugurazione della mostra fotografica Come si dice scuola in Africa?
Appuntamento che vuole focalizzare l’attenzione sul diritto all’istruzione. Una sorta di viaggio dentro il mondo della scuola, raccontato attraverso le immagini scattate nei progetti sostenuti dalla Fondazione San Zeno. Un approfondimento sul diritto e sulla qualità dell'istruzione intesa come pratica di libertà e strumento di sviluppo sostenibile, che rimarrà in esposizione dal 14 al 31 dicembre (entrata libera).
L’inaugurazione prevede la proiezione del film di apertura del Festival (vincitore del Premio Scuole e del Premio Giuria Al di là del muro)
THE FIRST GRADER
Un bellissimo film ambientato in un villaggio di montagna del Kenya, che racconta una storia vera: quella di Kimani Nganga Maruge, che “alla tenera età” di 84 anni, decide di imparare a leggere e scrivere. La radio dice «istruzione gratis per tutti», e Maruge farà di tutto per ottenerla, ma in classe ci sarà posto per un vecchio combattente della tribù dei Mau Mau?

Il secondo appuntamento prevede il ritorno a Verona di un grande attore e autore senegalese Mohamed Ba* e del suo nuovo spettacolo teatrale
Sono incazzato bianco
Un racconto teso e fluente, tra comico e dramma. Un racconto sulla vita vera, delle persone italiane solo a metà. L’appuntamento è al Teatro Aurora, alle ore 21 (Via Fracastoro 1, Borgo Venezia, Verona). L’evento è organizzato in collaborazione con il COSPE, e prevede l’intervento del presidente Fabio Laurenzi. All’iniziativa di chiusura del Festival aderisce il Cartello Nella mia città nessuno è straniero!

*Mohamed Ba, mediatore e animatore culturale, ha aderito al movimento per la promozione della letteratura africana e al Circolo dei giovani lettori per l’alfabetizzazione nelle zone rurali. Migrato in Francia, è stato coordinatore dell’operazione Un immigré, un livre. Nel 1998 ha pubblicato Parole de nègre, sulle migrazioni nei paesi del Sahel. È fondatore del gruppo Mamafrica, che usa le percussioni per diffondere la cultura africana ed è autore e interprete di monologhi teatrali.

mercoledì 12 dicembre 2012

ProgettoMondo Mlal cerca volontari allo Stadio Bentegodi!

ProgettoMondo Mlal cerca volontari allo Stadio Bentegodi di Verona per domenica 16 dicembre dalle 13 alle 17.30.
I volontari avranno accesso gratuito allo stadio e potranno quindi assistere alla partita di serie A Chievo-Roma.
In cambio si chiede loro di promuovere, sugli spalti nel pre-partita e durante l’intervallo, la vendita dei biglietti della lotteria solidale Chievo-Perù.
Il ricavato della lotteria andrà a finanziare il progetto Chievo-Perù, portato avanti in partnership con l’AC ChievoVerona che prevede la costruzione di un impianto sportivo multidisciplinare per giocare a pallone o a volley, la ristrutturazione e ampliamento di uno spazio di ritrovo e accoglienza, il sostegno alla crescita nello studio, gioco e formazione di bambini ed adolescenti di Amauta, periferia della metropoli di Lima.

Per partecipare manda una mail con
nome, cognome luogo e data di nascita

a info@mlal.org entro il 14 dicembre
oppure chiama 045.8102105 o il 340.4867441 (orari ufficio)

I volontari dovranno presentarsi alle 13 allo stadio Bentegodi di Verona.

La stessa opportunità vale, con le stesse modalità, anche per le seguenti partite:

Chievo - Atalanta 06/01 Chievo - Milan 30/03
Chievo - Juve 03/02 Chievo - Catania 14/04
Chievo - Parma 20/01 Chievo - Genoa 28/04
Chievo - Palermo 17/02 Chievo - Cagliari 05/05
Chievo - Napoli 10/03 Chievo - Torino 12/05

lunedì 10 dicembre 2012

Bambini e giovani vicentini “ambasciatori dello sviluppo sostenibile”

Si chiama “Youth4Earth”. E’ il nuovo progetto europeo per la diffusione dello sviluppo sostenibile tra i bambini e i giovani.
Di recente l’assessore all’istruzione Alessandra Moretti ha dato notizia dell’approvazione del progetto di cui il Comune di Vicenza è capofila da parte dell’Unione Europea che lo ha finanziato, assegnando 824.216 euro per la sua realizzazione.
Il settore Servizi scolastici ed educativi del Comune, insieme ai partner ONG ProgettoMondo Mlal Italia, la municipalità croata di Osijek e l’associazione Breza, la città polacca di Czestochowa e l’associazione Cz-Art, li utilizzeranno per mettere a punto, sulla scia del progetto europeo da 1 milione di euro da poco concluso, interventi di formazione, laboratori, seminari, eventi, tirocini lavorativi e scambi interculturali sui temi che costituiscono il 7° Obiettivo del Millennio, sancito dalle Nazioni Unite: diritto universale dell’acqua e corretto uso delle risorse idriche, lotta alla deforestazione e tutela della biodiversità, lotta alla povertà estrema, politiche di sviluppo sostenibile a partire dal settore cruciale dell’energia.
“Questo progetto – ha precisato l’assessore Moretti – a differenza del precedente viene esteso anche ai giovani delle superiori e dell’università. Dai 3 anni ai 25 anni, attraverso iniziative proposte nelle scuole e nei centri giovanili, inviteremo tutti i nostri ragazzi a diventare ambasciatori dello sviluppo sostenibile, proseguendo, tra l’altro, la condivisione di attività con una comunità del Burkina Faso”.
“Per quanto riguarda il coinvolgimento del mondo della scuola – ha proseguito l’assessore, che ha sottolineato la capacità del settore Servizi educativi di intercettare preziosi finanziamenti europei - , in un momento di grande difficoltà economica come quello attuale questo progetto ci consente di ampliare il piano dell’offerta formativa, sviluppando attività molto significative, altrimenti inaccessibili”.
Il costo totale del progetto è di 1 milione e 98 mila euro; il Comune di Vicenza non metterà soldi, ma personale e strutture.

mercoledì 5 dicembre 2012

Bolivia: Spritualità, dinamite e censimento

Dal primo giorno in cui sono atterrato in Bolivia ho immediatamente intuito la sorprendente diversità, quasi magica, di questo Paese. Anche solo a livello di immagini: si esce dall’aeroporto e, in una valle dominata dal ghiacciaio dell’Ilimani, ti appare davanti La Paz con le sua case di mattoni rossi ammassate, e aggrappate come delle capre, nel fango delle montagne. É poi sufficiente una passeggiata negli interminabili e suggestivi mercati, zeppi di odori e colori (non proprio rispettosi delle migliori pratiche e norme igienico sanitarie), per respirare, nella confusione quotidiana dei claxon e nuvole nere dei gas di scarico del centro, l’aria “pura” di questa città a 4 mila metri di altezza sul livello del mare.
Ma cosa esattamente si nasconda dietro la tenerezza, l’umiltà, la gentilezza, ma anche la furbizia dei suoi abitanti –compresa una incredibile e sfacciata capacità di ricorrere alla scienza della bugia per giustificare allegramente un ritardo abissale o l’ennesima mancanza- rimane per me ancora misterioso.
Un amico antropologo sostiene che il consumo generalizzato e indiscriminato di alcol fino alla perdita dei sensi, aiuti a chiarirsi da “corazón a corazón”. Altri suggeriscono il ricorso a un “curandero”, o piú semplicemente a una suocera andina, per decifrare comportamenti inusuali.
E in effetti anche io ho personalmente visto mia suocera discorrere animatamente con la casa del vicino, o richiamare fuori dal balcone l’anima di mia figlia perché -a suo dire- scappata in seguito a uno spavento.
Proprio in questi giorni, poi, sto leggendo il libro di un educatore della nostra equipe boliviana in cui vengono raccontate le incredibili storie vissute in un carcere di La Paz. Il libro si intitola “celda 28” (cella numero 29), ovvero la cella che tempo addietro, con la stessa scioltezza con cui si acquista il pane in bottega, il mio amico educatore comprò da un detenuto per svolgere le sue attività di ricercatore in maniera indipendente.
É vero che, con il tempo, a tutto si fa un po’ il callo e dunque, anche se non si riescono a capire sempre le ragioni di quanto accade, quantomeno le anormalità diventano normalità. Anche se non sempre l’eccezione conferma la regola: mia moglie mi ha ad esempio raccontato la surreale storia, accaduta nel suo paese di origine, di un matrimonio celebrato da un prete cattolico (!) tra un bella signora e il suo compagno defunto. Quale sarà stata la ragione del matrimonio? Rispondeva a questioni legali di eredità (poi con il notaio tutto si risolve…) o per dimostrare che l’amore non ha limiti di tempo? Preferisco pensare alla seconda. Comunque, per la cronaca, la funzione si é svolta con regolarità, con lo sposo che giaceva nella bara e la partecipazione commossa della comunità, gli immancabili testimoni, la festa sfrenata, gli ettolitri di birra e la benedizione di Dio. ... Ed io che prima di questo racconto trovavo ancora parecchio sorprendente un altro matrimonio –a cui avevo personalmente assistito - di vacche sull’altipiano...
Un po’ mi dispiace che la Bolivia, nonostante tutti questi anni, riesca ancora -e immancabilmente- a rompere i miei schemi di lettura e interpretazione costruiti con tanta fatica....
Un’originalità che vale anche in campo politico, sebbene, per alcuni aspetti, dovrebbe essere una scienza un po’ piú razionale. A pochi giorni dal mio arrivo nel paese, ho personalmente visto l’incredibile pazienza e gentilezza dei boliviani, già per me incomprensibili, trasformarsi in una interminabile manifestazione di protesta con una settantina di morti.
Si trattava solo dell’inizio di un processo tutt’ora in corso, che ha poi portato alla nascita dello stato Plurinazionale di Bolivia (una bella formula avanguardista, e tutta boliviana, per dare riconoscimento al mosaico di etnie, culture, nazioni presente nel territorio).
Da quel giorno sono ormai passati quasi 10 anni, e molte particolarità di questo Paese, come le manifestazioni imprevedibili con il blocco delle strade principali e gli scoppi di dinamite al posto dei petardi, sono entrate nella mia piú assoluta normale quotidianità. Tanto che, circa un mese fa, anche una nostra operatrice é rimasta ferita dallo scoppio di una carica di dinamite fatta esplodere per fare un po’ di baccano in strada durante una protesta di minatori, mentre io nel mio cuore sospettavo fosse soltanto la scusa per non avere presentato un documento in tempo.
Detto tutto questo, qualcosa di boliviano ho assimilato anche io! Oggi ad esempio é il giorno del censimento nazionale e io sono a casa perché in ufficio non sono potuto arrivare.
Vige infatti una sorta di coprifuoco, chi trasgredisce rischia la una multa di 500 euro e, se ho capito bene, persino la detenzione. La città é deserta, tutto chiuso. Censiscono tutti: cittadini boliviani, residenti, stranieri, turisti.
Chi lo spiegherà perciò ai turisti perché non possono uscire dall’Hotel, e soprattutto come faranno gli addetti boliviani a comunicare con i turisti tedeschi o inglesi? In epoca di globalizzazione, qui in Bolivia, si sente infatti ripetere in modo ricorrente -e per dircela tutta anche un po’ ideologica- di de-colonizzazione e rivalutazione storico-culturale, dell’ alto insegnamento dell’Aymara e Quechua più che dell’utilità di apprendere tutti la lingua inglese... E’ vero anche che, per comunicare, una soluzione alla fine si trova sempre!
Mi chiedo se realmente non ci fosse una soluzione meno drastica che limitasse meno la libertà di movimento a un’intera popolazione. E giungo alla conclusione di sempre: nessuna alternativa era possibile.
Pensandoci bene, credo sia un retaggio degli anni della dittatura, trascorsi però da 30 anni, o forse semplicemente la conferma che da queste parti sono un po’ tutti matti davvero.
E mi consolo ascoltando Juancito, un amico boliviano che invece è parecchio soddisfatto dell’iniziativa tanto da commentarmela con un “é para que descansen!” (“un modo per riposarsi”). Bella risposta: l’unico giorno in cui i funzionari arriveranno puntuali é proprio oggi: alle 8 di mattina avevo infatti già il funzionario dell’Istituto Nazionale di statistica in casa!
E mentre mi intervista, noto che segna crocette qui e là con la matita!!!, lasciando interi spazi vuoti che chissà chi, quando e come, riempirà…
Non voglio pensarci. Non mi rimane che godere di questo giorno di privazione di libertà!

Roberto Simoncelli
ProgettoMondo Mlal Bolivia

Una rete di giovani imprenditori

In questi ultimi mesi abbiamo dato vita a una serie di incontri con lo scopo di creare un'organizzazione, o Rete, tra i giovani imprenditori di Chinandega che hanno partecipato al Progetto Futuro Giovane, integrando i vecchi partecipanti con i nuovi giovani che hanno appena concluso i corsi di formazione.
Dopo una prima fase, volta a favorire la conoscenza e la cooperazione tra tutti i partecipanti, e alcuni incontri settoriali, siamo giunti alla quarta assemblea generale. Nel corso degli incontri i ragazzi hanno iniziato a definire gli obiettivi, linee di lavoro e le attività che svolgeranno insieme come gruppo organizzato che prende il nome di “Red Futuro Joven Chinandega”. Tra gli obiettivi definiti fin’ora si può riscontrare la volontà dei partecipanti di crescere ancora non solo come singoli, ma in un’ottica di gruppo.
Sono infatti consapevoli che organizzati acquistano maggiore visibilità di fronte alle istituzioni e possono far sentire più forte la loro voce in rappresentanza dei bisogni e le esigenze dei giovani impresari di Chinandega. Sono inoltre coscienti che lo scambio continuo e reciproco con coetanei che vivono le loro stesse esperienze di imprenditori alle prime armi possa aiutarli a crescere e migliorarsi. Tra le attività previste si riscontra invece la volontà di promuovere e dare maggior visibilità sia ai ragazzi che alle loro piccole imprese: la creazione di un gruppo (per le comunicazioni interne della “Red” quali date delle prossime riunioni, memorie di tutti gli incontri, ecc.) e una pagina facebook (per pubblicizzare le storie dei ragazzi e le loro attività); l’installazione di stand, approfittando anche dell’avvicinarsi del periodo natalizio, con l’esposizione dei propri prodotti nelle differenti comunità.
Non poche sono le difficoltà riscontrate fin’ora nell’avanzamento di questo processo. Indubbiamente non è facile riuscire a conciliare il lavoro di tutti, con le riunioni per l’organizzazione della Red, ma i giovani sono animati e si impegnano a partecipare, dimostrando il loro interesse per un tipo di economia più comunitaria e partecipativa.

Marianna Costanzo
casco Bianco
Futuro Giovane
Nicaragua





martedì 4 dicembre 2012

Avrei (ancora) un'obiezione!


Si svolgerà a Firenze nei giorni 15 e 16 dicembre 2012, organizzato dalla Conferneza Nazionale degli Enti di Servizio Civile e dal Movimento Nonviolento. Convegno a 40 anni dal riconoscimento legale dell’obiezione di coscienza al servizio militare1972 - 2012; Dal carcere al servizio civile. Percorsi per una difesa civile, non armata, nonviolenta
 
Sabato 15 dicembre, Palazzo Vecchio, Salone dei Cinquecento, ore 10.00-13.00
Sessione inaugurale “Dall’obiezione di coscienza al servizio civile nazionale”
Saluti
  • Matteo Renzi, Sindaco di Firenze
  • Enrico Rossi, Presidente della Regione Toscana
  • Luca Orsoni, Presidente della CRESCIT
video Pietro Pinna “La mia obiezione”
L'obiezione di coscienza al servizio militare: una storia italiana
(prof. Nicola Labanca, Univ. di Siena)
Il contributo dell’obiezione di coscienza alla costruzione della pace, ai diritti umani, alla difesa della patria
(Mao Valpiana, Movimento Nonviolento)
Il contributo del servizio civile alla partecipazione dei giovani
(Licio Palazzini, CNESC)

Conclusioni
(Andrea Riccardi, Ministro per la Cooperazione internazionale e l’Integrazione)

Sabato 15 dicembre, Convitto della Calza, Sala Pontevecchio, ore 15.00-19.00

La storia dell’obiezione di coscienza al servizio militare in Italia
(Nicola Labanca, Sergio Albesano)

L’obiezione di coscienza al servizio militare in Europa e nel Mediterraneo
(Sam Biesemans, Jean Fabre, Luca Buzzi)

Dall’obiezione di coscienza a un Modello di Difesa alternativa
(Nanni Salio, Massimo Paolicelli, Nicola Lapenta)

I giovani nel servizio civile e nel servizio civile nazionale
(Francesco Spagnolo, Silvia Conforti)

Testimonianze:
Gli obiettori in carcere (Matteo Soccio, Alberto Trevisan, Piercarlo Racca, Mario Pizzola)
Obiettori in lotta (Lorenzo Porta, Sandro Gozzo)
La difesa degli obiettori (Maurizio Corticelli, Nicola Canestrini)
L’impegno in Parlamento (Maria Teresa Capecchi)
Le organizzazioni della società civile (Giuliana Bonino, Sandra Bettio)
Obiezione senza confini (Samuele Filippini)
Sabato 15 dicembre, Convitto della Calza, Sala Pontevecchio, ore 21.00

Film “Non uccidere (Tu ne tueras pas)” di Claude Autant-Lara (1961)
introduce Goffredo Fofi
Domenica 16 dicembre, Teatro della Pergola, ore 10.00-13.00
 L’ambizione: il servizio civile per tutti
(Daniele Lugli, Diego Cipriani)

Un’alleanza per il futuro del servizio civile

- il contributo della società civile e dei movimenti
(Tavola Pace, Forum Terzo Settore, Forum Giovani, Sbilanciamoci, Pax Christi, MIR)

- il futuro del servizio civile nella prossima legislatura: le risposte dei partiti
(Rappresentanti dei partiti)

Conclusioni
(Primo Di Blasio, CNESC e Pasquale Pugliese, Movimento Nonviolento)

lunedì 3 dicembre 2012

Il trattamento sostenibile della vigogna ad Apolobamba

In questi primi mesi, d’accordo con le fasi di avanzamento del progetto, è iniziato il monitoraggio ambientale e l’implementazione sul territorio di strumenti innovativi e programmi di sensibilizzazione per la gestione sostenibile delle risorse naturali nell’area di Apolobamba, in collaborazione con i soci AIQ (Asociacion Integral Villa San Antonio de Qutapiqina) e ITDG-Soluciones Practicas.
Apolobamba è un’area protetta dal SERNAP (Servizio Nazionale Aree Protette) dal 1972 ed è stata denominata dal 2000 Area de Manejo Integrado Nacional Apolobamba (ANMIN-A) con l’obiettivo di proteggere la vigogna (Vicugna Vicugna) e compatibilizzare la conservazione della biodiversità e il patrimonio culturale con lo sviluppo sostenibile della popolazione locale.
L’ANMIN-A conta una superficie di 483.743,80 ha (4.837 km²) e si trova all’estremo ovest del Dipartimento di La Paz, nelle province Bautista Saavedra, Franz Tamayo e Lecos Larecaja, al confine con Perù. I principali municipi dell’area sono Pelechuco, Curva, Charazani e Guanay. L’area presenta una diversità altitudinale che varia dagli 800 m s.l.m. ai 6200 m s.l.m., occupando la regione della Cordigliera di Apolobamba ed estendendosi lundo la zona montana umida fino allo Yungas (valle) di Carijana.
L’ANMIN-A presenta quindi una immensa diversità faunista e nella parte della Cordigliera è l’area protetta di Bolivia con la maggior popolazione di vigogna, contando, secondo l’ultimo censimento del 2009, 11878 esemplari per una densità di 10.31 per km². Conta infatti il 66.6% di vigogne presenti nelle 4 aree protette dell’altipiano addette al trattamento sostenibile dell’animale selvatico. E’ in quest’area, precisemente nel paesino di Ulla Ulla, che si trova il Museo della Vigogna e il Centro Nazionale della Vigogna, centro nazionale di raccolta della pregiata e rara fibra.
Apolobamba è inoltre riconosciuta dall’UNESCO come Riserva della Biosfera dal 1977 e come Patrimonio Orale e Intangibile dell’Umanità dal 2003 per la cosmovisione andina rappresentata dalla cultura Kallawaya.

venerdì 30 novembre 2012

Bambini e movimenti sociali. Un evento in Colombia per ripensare e condividere ruoli


Unire le esperienze dei piccoli lavoratori a quelle dell’infanzia organizzata in generale per ripensare il ruolo dei movimenti sociali di bambini e adolescenti. Questo l’obiettivo dell’incontro internazionale avviato il 27 novembre a Bogotà e battezzato con il titolo “Trasformiamo i nostri contesti a partire dalla partecipazione organizzata”.
L’incontro è stato organizzato dal progetto “Il mestiere di crescere” in collaborazione con il Molacnat’s (movimento latinoamericano di bambine, bambini ed adolescenti lavoratori) con l’idea di riunire giovani provenienti da differenti paesi Latinoamericani: Argentina, Bolivia, Colombia, Ecuador, Perù, Paraguay, Venezuela e Messico per confrontare esperienze di partecipazione delle organizzazioni e movimenti presenti, analizzare la situazione delle politiche dell’infanzia nei vari paesi e pensare insieme strategie di incidenza politica.
L’evento, che durerà sino al 6 dicembre, è il frutto di mesi di lavoro congiunto tra diverse organizzazioni con l’idea appunto di unire esperienze non solo dell’infanzia lavoratrice, ma anche di altre esperienze di infanzia organizzata (come è quella nelle scuole) tramite momenti di lavoro sia interni che pubblici, per aprire il tema della partecipazione infantile al mondo accademico e ai funzionari pubblici.
Realtà, queste, entrambe importanti per permettere un coinvolgimento dei minori in spazi municipali di decisione e per supportare con fondamenti teorici e accademici questa idea del protagonismo (o meglio co-protagonismo grazie al lavoro con i collaboratori) dei bambini e adolescenti organizzati.
Dopo una prima giornata di presentazione all’Universidad Externado di Bogotá, ora si stanno svolgendo le giornate di lavoro interno in cui si riflette su 4 aspetti fondamentali: incidenza politica, lavoro, salute ed educazione. Non mancano però momenti di divertimento, come partite di calcio sotto forti piogge colombiane o notti culturali in cui ogni paese presenta balli, abiti e cibi tipici per farli conoscere agli altri. L’intercambio poi, va oltre i momenti organizzati dell’incontro, per conoscersi durante i pasti o i momenti di riposo in cui i ragazzi continuano a scoprirsi. Vedere a un tavolo una bambina messicana, un bambino boliviano e una collaboratrice colombiana è l’immagine che meglio rappresenta il senso più profondo di questo evento e tutto quello che significa per il presente ma soprattutto per il futuro dei giovani che vi partecipano.

Giulia Valania
Casco Bianco ProgettoMondo Mlal Perù

La migrazione vista da "dentro"


Dopo 5 mesi di intenso lavoro, letture, redazione di documenti e lezioni, è giunto a termine il Diplomato in Migrazione, Diritti Umani e Politiche Pubbliche, lanciato dal Progetto Perù Migrante in collaborazione con l’Università Antonio Ruiz de Montoya di Lima. Il corso post-laurea - elaborato con un approccio interdisciplinare e un’ottica marcatamente volta alla protezione dei diritti umani - ha coinvolto più di 60 persone che si occupano della tematica migratoria e delle problematiche ad essa relazionate. Come parte integrante dell’equipe di progetto e in considerazione dell’obiettivo formativo - e non solo lavorativo - del mio anno come volontario internazionale, partecipare come studente al Diplomato mi è sembrata una grande occasione per approfondire argomenti da me poco conosciuti e così dare un maggior contributo alle attività del Progetto.
E’ stata una bellissima esperienza: non sempre si ha l’opportunità di affrontare tematiche così delicate insieme agli stessi protagonisti delle dinamiche migratorie (in questo caso, migranti e loro familiari, funzionari pubblici e professionisti della società civile). Allo stesso tempo, il materiale accademico utilizzato per impartire le lezioni era di assoluta qualità, supportato da docenti di fama continentale che conoscono in profondità le problematiche migratorie latino-americane e peruviane in particolare, e che quindi hanno saputo dare un assoluto valore aggiunto al Diplomato.
Tra le novità che hanno caratterizzato il corso, sicuramente, c’è stato l’approccio didattico: la metodologia di insegnamento è assolutamente non convenzionale, lontana dai classici nozionismi che caratterizzano troppo spesso l’insegnamento nelle Università Italiane, dove il ruolo di “formatore” e di “studente” è ben definito. In questo caso, tutti ci siamo sentiti studenti e formatori allo stesso tempo, poiché ognuno di noi aveva una “storia” da raccontare, aveva un bagaglio di conoscenze derivate dall’esperienza diretta, da condividere, e quindi parte importante di un processo di ricerca e approfondimento sulla migrazione peruviana.
La condivisione di queste esperienze è stato ciò che più mi ha colpito, e ancor di più il dare un valore concreto e importante ad esse: l’obiettivo finale non era solo formativo, ovvero generare uno spazio accademico multidisciplinare sulle varie dimensioni della migrazione, ma era anche creare una piattaforma di persone impegnate nella risoluzione delle problematiche migratorie, in cui discutere e riflettere apertamente sulle possibili proposte e soluzioni. Anch’io, nonostante non avessi ampie conoscenze sulla tematica, mi sono sentito parte di questo meccanismo, di questo movimento che giorno dopo giorno acquisiva consapevolezza dell’enorme lavoro che stava realizzando nel raccogliere e condividere cose che in Perù mai prima erano state affrontate ad un così alto livello accademico. Far parte di questo processo mi ha spronato giorno dopo giorno - nonostante sia stato necessario un impegno continuo - ad approfondire ancor di più le tematiche parte del Diplomato.
Oggi, a distanza di 5 mesi, mi sento più informato sul complesso mondo che si concentra attorno alla parola “Migrazione”. Questa esperienza non solo mi ha formato a livello teorico, ma mi ha anche messo di fronte ai problemi concreti che chi emigra vive ogni giorno, e mi ha reso più consapevole su ciò che realmente si può fare per dare voce a questa “categoria” di persone che spesso, proprio per il fatto di essere “migranti”, voce non ha.

Carlo Giordano
Casco Bianco ProgettoMondo Mlal Perù Migrante

Violenza sui minori. L'impegno dell'Italia

ProgettoMondo Mlal è impegnato in prima linea nell’ambito della difesa e promozione dei diritti dei minori contro ogni forma di abuso, particolarmente in Bolivia e Mozambico.
In Bolivia, la nostra organizzazione ha inaugurato, nell’agosto 2011, il primo carcere minorile del paese: Il Centro Qalauma. Un programma analogo è portato avanti da diversi anni anche in Mozambico attraverso la creazione di strutture per il recupero dei giovani infrattori nelle città di Nampula e Maputo.
Grazie al proprio costante e ostinato impegno, ProgettoMondo Mlal è riuscito così a sottrarre diverse decine di minori boliviani e mozambicani dai tremendi abusi subiti nella detenzione promiscua con gli adulti, coinvolgendoli in un percorso di riabilitazione e reinserimento sociale che permettesse loro di tornare a vedere al futuro con speranza.
Il 29 e 30 novembre ProgettoMondo Mlal ha partecipato a Roma, al Ministero Affari Esteri, alla Conferenza sul ruolo della Cooperazione Internazionale nel Combattere la Violenza Sessuale sui Minori.
L’evento ha rappresentato un'importante occasione per riflettere sulle misure e progetti pilota atti a rendere pienamente effettiva la Convenzione per la Protezione dei Minori contro lo Sfruttamento e l’Abuso Sessuale, comunemente conosciuta come Convenzione di Lanzarote.
La conferenza era organizzata dal Ministero Affari Estero Italiano, il Consiglio d’Europa e il Dipartimento Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio di Ministri nell’ambito della campagna internazionale “Combattere la violenza sessuale sui minori”.
Ai lavori hanno preso parte, tra gli altri, delegati di Unicef, OIM (Organizzazione Internazionale per la Migrazione) e le delegazioni dei paesi firmatari della convenzione provenienti da tutte le parti del mondo. Per l’Italia erano presenti il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Elsa Fornero, il Ministro degli Esteri Giulio Terzi e la Ministro della Giustizia, Paola Severino, nonché i rappresentanti delle organizzazioni della società civile internazionale impegnati nella promozione e difesa dei diritti dei minori.
ProgettoMondo Mlal ha partecipato portando il proprio fondamentale contributo in virtù dell’esperienza maturata nell’ambito della giustizia minorile, attraverso i programmi promossi nell’ambito della protezione dei minori in situazione di conflitto con la legge, spesso vittime di abusi (maltrattamenti, violenze fisica e psicologica, violenza sessuale) di ogni tipo perpetrati senza che vi sia alcuna azione a loro protezione e tutela.
Nell’ambito della Conferenza, ProgettoMondo Mlal ha parlato in rappresentanza del working group relativo a “Strategic Approaches in preventing and combating sexual exploitation and sexual abuse of children trough development cooperation programmes" riassumendo davanti alla sessione plenaria i principali risultati e raccomandazioni emerse nei due giorni di lavoro svolto a latere dai gruppi tematici. In particolare, per quanto riguarda le valutazioni circa il contributo della cooperazione internazionale nell’implementazione della Convenzione, l’attenzione si è concentrata su due aspetti principali: l’impatto degli interventi e la loro sostenibilità.
Sul piano dell’impatto, è stata rilevata la necessità di costruire interventi a carattere integrato che intervengano contemporaneamente su più ambiti (prevention, protection, prosecution, partecipation), sviluppando un approccio multisettoriale che coinvolga tanto il settore privato, quanto la società civile. Analogamente è stata ribadita la necessità di un maggiore scambio di informazioni e coordinamento degli attori che lavorano sul campo per rafforzare lo scambio di buone pratiche e l’integrazione degli interventi. Per quanto riguarda invece la sostenibilità dei progetti e programmi di cooperazione, è stata sottolineata l’importanza del coordinamento con le istituzioni pubbliche dei paesi di intervento per favorire un loro coinvolgimento e la progressiva appropriazione della tematica; allo stesso tempo la necessità di definire indicatori e target specifici attraverso cui monitorare e valutare l’efficienza/efficacia degli interventi.

Marialuisa Milani
Ufficio Programmi ProgettoMondo Mlal


giovedì 29 novembre 2012

Unione Europea verso il taglio della cooperazione. La Focsiv teme la sconfitta di un disegno politico

La crisi europea si sta per abbattere anche sulla cooperazione, si prevedono tagli sui finanziamenti che l’Unione europea dedica alle relazioni esterne; quello che emerge è il messaggio politico di una Unione sempre più introversa e che non concepisce il suo rilancio in un contesto globale e di co-sviluppo con il sud del mondo.
Alla vigilia del Consiglio Europeo del 22-23 novembre scorso il mondo della cooperazione italiana aveva espresso la sua preoccupazione inviando una lettera al presidente del Consiglio Monti.
Il Consiglio deve trovare un accordo sul quadro finanziario pluriennale a disposizione dell'Unione per il periodo 2014-2020.
Ad oggi il totale del titolo 4, concernente l'azione esterna dell'Unione, ammonta a 65,650 miliardi di €. Ciononostante per la prima volta questi numeri comprendono l’aiuto per l’Emergenza, tradizionalmente fuori dal budget. Questo significa che, senza l’Emergenza, il totale sarebbe, ad oggi, di 63,690 miliardi di €, a fronte di una proposta iniziale di 70 miliardi e con un taglio complessivo del 9%, due punti percentuali in più rispetto a tutti gli altri capitoli.
Il Fondo Europeo di Sviluppo (EDF), con il quale viene finanziata la maggior parte dei programmi per i Paesi ACP, è ancora maggiormente colpito, con un taglio dell' 11%.
La cosa più grave, se possibile, è che il Fondo di Aiuto all'Emergenza (Emergency Aid Reserve - EAR), cruciale affinché l'Unione Europea possa mobilitare prontamente fondi per rispondere a crisi ambientali e umanitarie urgenti e drammatiche, si vedrebbe ulteriormente danneggiato, con un taglio del 20%, da 2,45 a 1,96 miliardi.
L’Europa rappresentava, soprattutto per la società civile italiana impegnata nella cooperazione, un attore sempre più importante, sostenitore di relazioni internazionali fondate sul rispetto dei diritti umani. – commenta Gianfranco Cattai, presidente FOCSIV - Dopo la crisi italiana della cooperazione anche l’Unione sembra ripiegarsi su sé stessa e abbandonare una visione aperta al mondo, in contraddizione con le sue stesse pretese di global player e di soft power. La questione dunque non è solo quella dei tagli ma è soprattutto politica.”
La società europea ha bisogno di un disegno politico di grande respiro orientato allo sviluppo umano sostenibile, uno sviluppo che si gioca a livello internazionale, nei tavoli multilaterali sulle grandi questioni globali che incidono sul benessere dei cittadini europei e non, nel rapporto con i paesi emergenti, in relazioni di equità e giustizia con i paesi impoveriti.
Sembra invece prevalere una visione miope, di ritorno al nazionalismo, al mercantilismo e alla chiusura nei propri confini. Un disegno politico che voterebbe l’Europa ad un accelerato processo di declino, tradendo i principi di solidarietà e costruzione di relazioni di pace da cui è nata a seguito della seconda guerra mondiale.

Un incontro internazionale sul trattamento della vigogna



Considerando l’importante, antico e culturale connubio tra la vigogna e il popolo andino, nel 1979, si firmò il “Convegno per la Conservazione e trattamento della Vigogna” tra Argentina, Chile, Perù, Bolivia ed Ecuador con l’obiettivo di salvaguardare la vigogna, in pericolo di estinzione, e il suo habitat naturale.
Tale accordo ha ottenuto il risultato sperato, ripopolando di vigogne il territorio andino e rappresentandosi come uno dei più lodevoli esempi di conservazione faunistica al mondo. Ora, attraverso l’incontro internazionale dei paesi firmatari del convegno, tenutosi a La Paz dal 14 al 16 novembre, si è voluto creare una piattaforma internazionale, dove le diverse comunità indigene originarie, potessero condividere le loro esperienze, discutere e affrontare tematiche ambientali e sociali importanti, per coadiuvare una maggior integrità e consolidazione del processo di conservazione e trattamento sostenibile della vigogna.
Obiettivo dell’incontro era, inoltre, migliorare la partecipazione delle comunità locali nelle politiche pubbliche relazionate alla gestione sostenibile della vigogna e delle risorse naturali in ogni paese appartenente al Convegno della Vigogna. Tra gli invitati speciali a tale incontro vi era “Proyecto Qutapiqiña” che ha potuto così partecipare al nuovo processo di consolidazione del trattamento sostenibile della vigogna e allo sviluppo dell’inserimento di tali tematiche nelle politiche pubbliche, obiettivo considerato vitale anche per la realizzazione del progetto in corso. 

Vanni De Michele,
Casco Bianco ProgettoMondo Mlal Bolivia

Haiti, la grande vulnerabilità dei più piccoli

Dopo il terremoto del gennaio 2010, ci sono due tendenze molto preoccupanti che riguardano l’estrema vulnerabilità di cui sono vittime i più piccoli.
La prima è la violenza di genere e sui minori. Secondo Kofaviv, la Commissione di difesa delle vittime di violenza, dopo il terremoto del 2010, sono minorenni la maggioranza delle vittime, e nel 62,5% dei casi hanno un’età compresa tra i 10 ed i 15 anni. Ragazze che hanno perso la famiglia, e che entrano nel traffico della prostituzione forzata per sopravvivere.
Le zone di frontiera, come Fonds-Verrettes, costituiscono inoltre una terra franca per il mercato illecito con la Repubblica Dominicana di cui, i giovani in cerca di lavoro e le donne, sono vittime speciali di un traffico umano mai in diminuzione, come suggeriscono i rapporti e le testimonianze del Garr, Gruppo di appoggio ai rimpatriati e rifugiati, che dagli anni ’90 lavora nella zona sulla problematica frontaliera, promuovendo l’organizzazione comunitaria per la protezione dei diritti umani.
La seconda tendenza riguarda le adozioni internazionali. Secondo l’Organizzazione di Adozione Francese -Paese di destinazione prioritaria per le adozioni ad Haiti con un budget tra i 10 ed i 15 milioni di USD e 1.000 bambini adottati all’anno- dal 2010 l’età media è precipitata: sempre più anziani i genitori e sempre più piccoli i bambini oggetto delle adozioni, la cui età media è scesa tra gli zero ed i tre anni.
Generalmente, il prezzo per ottenere in adozione un bambino hatiano si situa tra i 10-15 mila dollari. Le famiglie biologiche, haitiane, non godono di alcuna tutela rispetto alla destinazione del figlio, di cui spesso vengono private senza consapevolezza del processo e delle sue implicazioni. Ma soprattutto, in tutta questa lunga catena di drammi personali e familiari, resta in secondo piano l’interesse del bambino.
Essendo i bambini l’oggetto del processo, ed essendo non solo minorenni, ma anche totalmente incoscienti e incapaci di scegliere, è ovvio che sono loro i soggetti più fragili e vulnerabili. Ciò implica una riflessione profonda per definire COSA è veramente l’interesse dei bambini. Secondo il Premio Nobel Amarthya Sen “Sviluppo Umano è aumentare le opportunità di scelta e dunque la libertà degli individui. Lo Sviluppo Umano non dipende solo del Benessere Economico”.
Inoltre, considerata la debolezza delle Istituzioni (peggiorata dalla catastrofe economica e sociale derivante dal terremoto), e l’ingente traffico economico che le adozioni internazionali possono rappresentare, è d’obbligo un quadro normativo ed un sistema sociale di supporto al processo delle adozioni: a fine di garantire, ad esempio, che il bambino sia accolto dai genitori capaci di dargli (materialmente ed affettivamente) le condizioni migliori per Svilupparsi e non solo in grado di pagare di più e più in fretta per averlo, cadendo spesso vittima dei ricatti praticati da Kresh locali (come vengono chiamati in creolo gli Orfanatrofi, che gestiscono il processo) talvolta poco etiche e generalmente molto poco controllate.

Petra Bonometti

ProgettoMondo Mlal Haiti