venerdì 15 gennaio 2010

I DISPERATI PREMONO SULLA FRONTIERA

La popolazione, colpita, disperata, ferita e affamata, cerca in tutti i modi una via di fuga fuori dalla capitale, dal Paese, oltre confine, nella vicina Repubblica Domenicana. Dove la vista possa trovare respiro dall’atroce spettacolo delle strade di Port au Prince, e il dolore essere attutito da un qualsiasi tipo di soccorso, purché immediato.
Ma le prime reazioni non sono incoraggianti: bloccati i passaggi di frontiera in entrata. Respinti i profughi haitiani. Di là non si passa.
La repubblica Dominicana sta organizzando i primi aiuti per le vittime di Port au Prince ma non accoglie nuovi profughi nel proprio Paese. Aumentano dunque di ora in ora gli ingorghi, le colonne di persone in fuga, lungo la frontiera che taglia in due l’isola di Ispaniola.
Ed è qui che, appunto per valutare la reale situazione si trova in queste ore Sfw-Solidarieté Frontalière di Ouanaminthe, partner di Progettomondo Mlal nell'ormai concluso progetto Terra di Mezzo.
“Si parla di chiusura delle frontiere, di una Repubblica Domenicana ostile e “cattiva”, ma il problema è più complesso – riferisce il nostro cooperante Enrico Vagnoni rientrato in Italia da poco più di sei mesi dopo la chiusura del progetto”.
“Se da un lato, soprattutto a livello politico, si porta avanti un atteggiamento di chiusura e intransigenza, dall'altro la gente comune ha grandi doti di solidarietà e accoglienza, capace di aiuti grandi e incondizionati. Bisogna tenere conto dell'incapacità delle strutture, dei limiti e della scarsezza di mezzi dei domenicani stessi, che non permettono un aiuto incondizionato agli haitiani.
Ma la mobilitazione dal basso c'è, ed è spontanea. Il blocco che affiora è piuttosto a livello storico, politico e culturale. Dai tempi del colonialismo (francese e fatto di agricoltura per gli haitiani, spagnolo e basato sulle fattorie per i domenicani), dei vent'anni di dominazione haitiana in terra domenicana, fino alla recente dittatura domenicana, di Trujillo prima e Balaguer poi, basata sul riscatto di una discendenza europea per i domenicani, che prendeva le distanze da quella negroide dei vicini haitiani.
Ideologie che ancora adesso si fanno sentire, che ancora adesso hanno presa sui domenicani, timorosi di un possibile ritorno al potere di Haiti.
Come accade da noi lo straniero (in questo caso haitiano) viene sfruttato da chi appena ha qualche possibilità economica in più e, solo per questo, si sente ricco. Impiegati come braccianti nell'agricoltura o nel settore dell'edilizia, gli haitiani si ritrovano a svolgere i lavori più umili in un sistema di ricchezza/povertà che non lascia spazio alla ridistribuzione della ricchezza.
E nel superamento di antiche credenze e ideologie forzate, la frontiera oggi come oggi va vista come una risorsa, un momento di scambio, di incontro reale tra culture”.

Enrico Vagnoni
ex cooperante ProgettoMondo Mlal
Haiti e Repubblica Dominicana

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