martedì 3 gennaio 2017

La politica fatta dai bambini

Quando si parla di politica, di disegni legge, di proposte e approvazioni spesso si ha la percezione di non avere preso parte al processo decisionale. Non credo che in Perù questa sensazione sia diversa, anche se in questo primo mese di lavoro al Manthoc (Movimiento de Niños, Niñas y Adolescentes Hijos de Obreros Cristianos) di Lima sono venuta a contatto con una realtà di partecipazione politica infantile che accorcia le distanze con la “cosa pubblica” e favorisce la crescita di nuove generazioni impegnate su questo fronte.
In un primo momento l’accostamento tra partecipazione attiva alla vita politica e mondo infantile mi suonava contrastante, quasi un ossimoro, ma osservando da vicino queste dinamiche, mi sono convinta che tale modo di lavorare sia molto produttivo e stimolante per le nuove generazioni e per l’intera società.
Tra le varie iniziative di cittadinanza attiva, ho potuto assistere alle elezioni del CCONNA, organismo al quale il Manthoc partecipa con grande entusiasmo e serietà.
Ma cos’è il CCONNA? A settembre 2009, nel corso del XX Congresso Panamericano di Bambini e Adolescenti (NNA), si è deciso di costituire un Consiglio Consultivo di Bambini e Adolescenti riconosciuto a livello nazionale, sostenuto dalla legge N° 355-2009-MIMP(Ministerio de la Mujer y de la Población Vulnerables) e dal Plan Nacional de Acción por la Infancia y la Adolescencia PNAIA 2021 Ley N° 30362. 
Questo “giovane” apparato politico è composto da ragazzini tra i 9 e i 16 anni che, in tenera età, danno mostra di cosa significhi fare politica, realizzando a pieno il loro diritto e dovere di presentare progetti concreti allo Stato come programmi, idee, azioni e proposte di legge e di vigilare ed esigere l’adempimento delle politiche sull’infanzia in un sistema di dialogo diretto con le principali autorità del Paese.
Inoltre il CCONNA ha il diritto di essere consultato quando lo Stato prende decisioni in tema di bambini e adolescenti, per questo motivo partecipa a 5 commissioni statali. Così facendo il sistema politico nazionale si apre alle generazioni dei più piccoli investendo sulla loro educazione alla cittadinanza attiva e sulla crescita di una società futura consapevole.
La presenza di gruppi regionali di bambini e adolescenti del CCONNA si sta allargando a macchia d’olio in tutto il Perù, tanto che il Movimento ora è attivo in 17 regioni su un totale di 25. La grande sfida dei prossimi anni è di essere presente in tutto il Paese. Ogni gruppo regionale elegge democraticamente un direttivo che rimane in carica due anni e ha il compito di interfacciarsi con le più alte cariche distrettuali, regionali e statali. Uno degli appuntamenti più importanti del calendario 2016 è stato l’incontro, a settembre, con il neo eletto presidente della Repubblica peruviana Pedro Paolo Kuczynsky in occasione del lancio della campagna contro la violenza sui minori dal titolo “Sin pegar ni humiliar es hora de cambiar” (Senza picchiare né umiliare, è ora di cambiare). 
Il 10 dicembre ho partecipato con il Manthoc alle elezioni dei rappresentanti del CCONNA di Lima Metropolitana, ovvero una porzione di territorio che comprende circa 60 distretti territoriali e un numero di abitanti che raggiunge i 10 milioni. Il Manthoc ha partecipato a questo evento con una decina di delegati regionali tra i 10 e i 15 anni. I circa 60 partecipanti alla giornata erano bambini e adolescenti rappresentanti delle principali Organizzazioni e Associazioni del territorio limeño che, disposti in cerchio, hanno intervallato momenti di gioco con momenti di intenso lavoro.
Con grande senso civico i NNA si sono confrontati su temi forti e attuali che toccano e affliggono il territorio e la società in cui vivono, in particolare hanno individuato e riflettuto sulle principali problematiche che toccano i bambini e adolescenti come le violenze fisiche, sessuali e psicologiche, le gravidanze precoci, i furti in strada, la delinquenza e le difficoltà relazionali tra genitori e figli. Di fronte a queste tematiche hanno discusso, elaborato e presentato delle soluzioni e azioni concrete da attuare in ambito socio-educativo. Al termine di questa prima fase di lavoro si è passati alle elezioni della nuova giunta composta dal presidente, dal vice presidente, dal segretario e dai 12 consiglieri del CCONNA di Lima Metropolitana. A turno i vari candidati si sono presentati e hanno proposto un piano di azione, poi tutti i partecipanti hanno votato i loro rappresentanti dando agli adulti presenti un grande esempio di democrazia, di cittadinanza attiva, di partecipazione politica, di maturità e di rispetto delle opinioni altrui. Al termine della mattinata, tra applausi, sorrisi e tanta soddisfazione, è stato proclamato il nuovo gruppo direttivo che starà in carica per due anni e avrà contatti diretti con i sindaci dei distretti di Lima e con i vari Ministeri del Paese. Xenia, una ragazzina di 12 anni del Manthoc di Rimac (distretto di Lima) è stata eletta come consigliera.

Cristina Porello
Casco Bianco ProgettoMondo Mlal Perù

lunedì 2 gennaio 2017

Sulla ruta della Tratta

Piura, terra illuminata dal sole, a Nord del Perù, è conosciuta per la parlata cantilenante e affascinante dei suoi abitanti e per le coste, paradisi in terra per i surfisti di tutto il mondo. Ma c’è molto altro, meno luccicante e splendete, che va scavato nelle pieghe di una società difficile e variegata.
La mia prima settimana di lavoro nella Pastoral de Movilidad Humana comincia con un breve viaggio nella città andina per la realizzazione dell’ultimo dei tre talleres nell’ambito del progetto sulla tratta di persone, finanziato dalla Conferenza Episcopale Italiana, che la Pastorale promuove con ProgettoMondo Mlal.
Al nostro arrivo in città ci accoglie Carlos, ingegnere e responsabile della Caritas di Piura, che ci racconta dei suoi studi e dei suoi progetti relativi all’approvvigionamento di acqua per le persone e per le attività agricole dei coltivatori locali. Il problema idrico non è però il solo che attanaglia questa regione, zona di frontiera, in cui la tratta di persone e il traffico illecito di migranti sono ulteriori drammi che necessitano di una risposta immediata.
Nei primi mesi del 2016 il Governo peruviano ha rafforzato la legge contro la tratta di persone e il traffico illegale di migranti (Ley No 28950/2008 “Ley contra la Trata de Personas y el Tráfico Ilícito de Migrantes” y Reglamento aprobado mediante Decreto Supremo Nº 007-2008-IN) conferendo a diversi ministeri nuove competenze esplicite e deleghe in materia di lotta contro la tratta di persone.
Tuttavia questo può ritenersi solo il primo passo che ha permesso di imboccare una strada ancora lunga.
I dati dipingono un quadro assolutamente preoccupante: il GSI (Global Slavery Index) ha stimato che su 31 milioni di persone che vivono in Perù, circa 200 mila e 500 persone sono in una condizione schiavitù.
Il Perù si colloca purtroppo al diciottesimo posto sui 167 paesi maggiormente colpiti dal problema della tratta: rappresenta la seconda attività maggiormente lucrativa dopo il traffico di armi. Fa rabbrividire solamente pensare come donne e uomini possano essere vittime di una violenza che svuota la persona, privandola anche della dignità umana. Ecco allora che diventa un dovere farsi cassa di risonanza delle migliaia e migliaia di voci delle vittime di questi traffici. Come sempre sono grida mute di persone che appartengono alla fascia più vulnerabile della società.
Per questo ProgettoMondoMlal ha deciso di appoggiare il progetto “Prevenzione della tratta di persone e del traffico illegale di immigrati in Perù: potenziamento delle reti sociali per la prevenzione e l’assistenza alle vittime, a livello nazionale e nelle zone di frontiera” che, mirando a ridurre la vulnerabilità sociale delle vittime di tratta, e di quelle potenziali, attraverso il rafforzamento dei meccanismi di prevenzione, sensibilizzazione e attenzione sociale, punta a creare una rete che supporti l’azione delle istituzioni.
Il taller a cui ho partecipato a Piura ha visto momenti di formazione sul corretto modus operandi da seguire da chi si trova davanti a un caso di vittima di tratta. Particolare attenzione è stata data alla presentazione e descrizione delle azioni che lo Stato ha messo in campo per far fronte al problema e alla descrizione dell’iter di denuncia quando ci si trova di fronte a tale crimine. Informazione e sensibilizzazione sono fondamentali per maturare una presa di coscienza sociale della popolazione senza cui l’azione governativa risulterebbe insufficiente o quanto meno poco incisiva.
In questa fase ho trovato di estrema efficacia la particolare cura dell’aspetto comunicativo che ha caratterizzato il taller. Ad affiancare l’ottimo lavoro della Pastorale di Mobilità Umana è intervenuta un'esperta comunicatrice della Ong CHS Alternativo, che si occupa prevalentemente della tratta di persone e che ha permesso di rendere fruibili in maniera chiara e puntuale tutte le nozioni e le informazioni, anche le più articolate e complesse.
Attraverso il metodo esperienziale, simulando casi concreti da sottoporre all’analisi del gruppo, i partecipanti hanno potuto confrontarsi e cimentarsi operativamente nella creazione di una modalità di attuazione di una rete diffusa di prevenzione.
La lezione è chiara ma non così scontata: prima di far valere un diritto è necessario rendere consapevoli uomini e donne che certi diritti appartengono loro non perché gentilmente concessi, ma per natura.
Una presa di coscienza umana e sociale imprescindibile senza la quale qualsiasi progetto indirizzato alla cooperazione e allo sviluppo verrebbe vanificato.


Caterina Grottola,
Casco Bianco ProgettoMondo Mlal Perù

mercoledì 28 dicembre 2016

La pedagogia della tenerezza in Perù

Irene e Simone, volontari di ProgettoMondo Mlal, hanno appena trascorso un periodo di quasi tre mesi a Cajamarca, nel nord del Perú, nella scuola Jesus Trabajador del MANTHOC, movimento peruviano di adolescenti e bambini lavoratori organizzati.
Scrivono della loro esperienza:
Il MANTHOC di Cajamarca è una realtà viva e presente sul territorio, tutt'altro che statica. La formazione dei collaboratori è incentivata e tenuta in grande considerazione e le occasioni di scambio e confronto sono davvero molte.
La scuola è un progetto ventennale estremamente interessante in cui al primo posto viene messo il benessere dei 120 bambini -lavoratori e non- , provenienti da situazioni di forte povertà e spesso anche di disagio.
Qui vengono valorizzati e supportati e nelle aule viene applicata la Pedagogia della tenerezza per sviluppare nel bambino autostima, fiducia in se stesso e capacita relazionali, in parallelo all'apprendimento scolastico. Importantissimo è considerato anche l'insegnamento pratico, concretizzato nei laboratori di falegnameria e pasticceria. Le famiglie vengono inoltre coinvolte nella gestione scolastica, tramite i turni di cucina e pulizia, e si promuove la condivisione delle responsabilita educative ed economiche, per superare la logica assistenzialista.
Anche se breve, la nostra esperienza di volontariato nella scuola è stata formativa e gratificante. 
Ci siamo occupati principalmente del supporto nella scrittura e nella lettura, dell'insegnamento dell'inglese e della biblioteca scolastica. Siamo stati accolti e guidati ma ci è anche stato lasciato un ampio margine di autonomia, idee e progetti nuovi sono sempre ben accolti!
La nostra permanenza qui si sta per concludere e il bilancio è indubbiamente positivo: abbiamo appreso molto e ripartiamo carichi di entusiasmo. Cosa più importante ancora: ci portiamo dietro un po' meno certezze e molti nuovi dubbi, avendo avuto la possibilità di rimetterci in discussione e confrontarci con una realtà così diversa e tanto stimolante.

Irene Cumino e Simone Gallo, 
volontari di ProgettoMondo Mlal

mercoledì 30 novembre 2016

Marocco: l'impegno per i diritti delle donne

Durante una puntata di “Sabahyate”, programma pomeridiano indirizzato a un pubblico femminile, trasmesso dal canale 2M della televisione di stato marocchina, il 23 novembre, è stato trasmesso un tutorial di trucco nel quale si insegnava alle donne a camuffare le tracce di percosse lasciate da mariti troppo violenti. Le immagini della puntata, andata in onda in occasione della giornata mondiale contro la violenza sulle donne, hanno fatto velocemente il giro della rete.
L’ondata di indignazione che ne è seguita e l’apertura di una petizione online per chiedere all’autorità sulle telecomunicazioni di prendere dei provvedimenti contro la rete televisiva, ha spinto la 2M a pubblicare sul proprio account Facebook un comunicato di scuse ufficiali.
L’incidente ha evidenziato come la violenza contro le donne sia un fenomeno ancora diffuso e generalmente accettato nella società marocchina. Si tratta di un fenomeno che trae origine da stereotipi di genere, dai rapporti di forza che esistono tra uomini e donne e da una cultura patriarcale ancora dominante.
Secondo l’Inchiesta Nazionale sulla diffusione della violenza contro le donne, realizzata dall’Haut-Commissariat au Plan nel 2009-2010, il 62,8 % delle donne marocchine ha subito almeno un atto di violenza, durante i 12 mesi antecedenti l’inchiesta. E’ nel contesto famigliare che si verifica in prevalenza il fenomeno: nel 55 % dei casi l’autore della violenza è rappresentato dal coniuge, mentre nel 13,5 % dei casi è opera di un membro delle della famiglia di origine della vittima. Si tratta di quei contesti in cui la violenza rimane nascosta e silenziosa, in quanto il riconoscimento e l’ammissione di una violenza subita è ancora un tabù molto forte. L’indagine rivela, in secondo luogo, come episodi sessisti o di violenza nei confronti delle donne siano diffusi in tutti i contesti: luoghi pubblici (32,9 %), istituti scolastici (24,2 %) e ambienti professionali (16 %).
Questo quadro allarmante e l’azione di attivisti, organizzazioni non governative, collettivi di donne vittime di violenza, ha spinto il Regno a riformare le proprie leggi in modo da renderle conformi agli standard internazionali, in particolare con l’adozione della nuova Costituzione nel 2011 e con la revisione di alcuni articoli del codice penale e di famiglia. L’evento che ha portato a questi cambiamenti è stata la lunga campagna mediatica condotta dalla società civile nel corso del 2012, seguita al suicidio di Amina Filali, la ragazza di sedici anni costretta a sposare il suo violentatore in virtù dell’articolo 475 del codice penale, norma che consentiva all’autore di uno stupro di evitare la condanna sposando la sua vittima.
Nonostante molti passi avanti siano stati compiuti per proteggere le donne dalle violenze e dalle discriminazioni dal punto di vista giuridico, resta ancora forte il divario tra l’aspirazione reale ai diritti e la loro effettiva applicazione. La pratica dei matrimoni forzati e precoci e gli episodi di violenza fisica, psicologica, sessuale o economica sono ancora diffusi in Marocco e indicano che la strada della parità e dell’eguaglianza di genere è ancora lunga.
In una società in cui le donne non hanno lo stesso status degli uomini, non sono soltanto le leggi a produrre discriminazione, ma anche le radicate norme sociali. Al di là della legge e del codice, al di là dell’impunità e della non applicazione delle leggi, combattere la violenze contro le donne significa prima di tutto scontrarsi con una forma di dominio sociale, che trae fondamento da una visione stereotipata delle relazioni di genere.
La promozione dei diritti delle donne è sempre stata un punto cardine dell’azione di ProgettoMondo Mlal in Marocco, fin dal suo insediamento nel 2001. Nel corso degli anni sono stati portati avanti, nella regione di Tadla Azilal, programmi di prevenzione dell’ abbandono scolastico femminile, corsi di alfabetizzazione e promozione di attività micro-imprenditoriali femminili.
Il progetto “Uguali a scuola”, promosso da Amnesty International Marocco, in collaborazione con ProgettoMondo Mlal, le cui attività sono iniziate lo scorso ottobre, intende integrare l’approccio genere nelle attività degli istituti scolastici, al fine di promuovere l’uguaglianza tra i sessi, e contribuire alla creazione di una società dove uomini e donne possano godere di eguali possibilità in materia di educazione, di impiego e di accesso al potere e alle risorse. Il progetto è indirizzato a 50 insegnanti provenienti da 25 scuole medie inferiori e superiori della provincia di Béni Mellal, che sono coinvolti in 6 ateliers di formazione in materia di pregiudizi e di discriminazioni di genere.
La provincia di Béni Mellal, che si trova nel cuore del Marocco, tra le montagne del Medio Atlante, costituisce un contesto particolarmente a rischio con indicatori sociali ed economici riguardanti la realtà femminile ben al di sotto della media nazionale. In particolare, il tasso di analfabetismo femminile sfiora il 60 % e il tasso di abbandono scolastico delle ragazze è del 45 %. Inoltre, in base a uno studio svolto nell’ambito del progetto “La forza delle donne” di ProgettoMondo Mlal, è stato stimato che all’interno degli istituti scolastici si verifichino almeno 1000 episodi sessisti nell’arco di un anno.
Tra le attività che il progetto propone, è in programma, nel mese di marzo del 2017, un atelier di formazione in materia di violenza nei confronti delle donne, finalizzato a promuovere una comprensione profonda del fenomeno nelle sue differenti implicazioni da parte degli insegnanti e a rafforzare le loro capacità di prevenzione e di individuazione degli episodi di violenza.
Attraverso un approccio pedagogico partecipativo e interattivo gli insegnanti saranno accompagnati ad identificare e analizzare le rappresentazioni stereotipate delle identità e delle costruzioni di genere che sono alla base della violenza contro le donne e che nella maggiorparte dei casi tendono ad essere accettate e giustificate.
Il progetto si inserisce nel quadro del Programma d’urgenza (2009 -2012), varato dal Ministero dell’Educazione Nazionale per includere la questione dell’uguaglianza di genere nelle attività parascolastiche organizzate dalle scuole e riposa sul riconoscimento del ruolo centrale che ProgettoMondo Mlal attribuisce al sistema educativo come vettore di cambiamento sociale e diffusore dei valori e dei principi dei diritti umani.

Marco De Cesari
Servizio civile
ProgettoMondo Mlal Marocco

giovedì 24 novembre 2016

Perù: il parco pubblico fatto da tutti

Chi l’avrebbe mai detto che, partendo da un bar a sud di Lima, in una delle zone più ricche della città, ci saremmo ritrovati catapultati a nord con pennelli in mano per colorare copertoni e vanghe e per scavare fossi?!
Sabato scorso alcune amiche architette ci hanno invitate a dare una mano per realizzare un giardino pubblico. La voglia di andare al mare era forte ma... Come dire di no!?
Una decina di ore dopo ci siamo quindi ritrovati a a Comas, un quartiere periferico di Lima, dove Javier ci ha subito raccontato la storia del progetto di riqualificazione dello spazio pubblico di Villa Clorinda, un parco in disuso dove al posto delle persone avevano finito per essere predominanti i parcheggi abusivi delle macchine.
Un team di quattro associazioni di Lima si è unito per ripensare a questo spazio, e per disegnarlo hanno chiesto una mano a dei grandi esperti di giochi e ambiente: i bambini del vicinato! Architetti e psicologi hanno dunque disegnato un progetto a partire dai loro desideri e hanno deciso di creare questo parco attraverso la partecipazione attiva del vicinato e di chiunque volesse aiutare.
Come assicurarsi che i cittadini abbiano cura della città, se non attraverso il loro coinvolgimento nella sua creazione?
Muniti di martelli, vanghe, picconi, pennelli, noi quattro caschi bianchi di ProgettoMondo Mlal ci siamo dunque immersi in questo piccolo angolo di creatività e colore: abbiamo scavato buchi, trasportato chili di sabbia e colorato copertoni, sempre circondati da marmocchi saltellanti che ci chiedevano in continuazione: “come posso aiutare!?”, “cosa posso fare?!” ed è bastato dare loro il compito di raccogliere pietre per ritrovarci circondati nel giro di pochi minuti da montagne di sassi grigi!
Delle signore ci hanno stupito cucinandoci un pasto caldo e abbondante, e Javier ci ha spiegato che tutto questo fa parte del presupposto del progetto: partecipare adesso, ognuno con le sue disponibilità e capacità, per poter poi poter usufruire di uno spazio pubblico che non verrà più percepito come un parco “della Municipalità”, ma come il nostro parco! Un parco imperfetto, con delle ruote più grandi e altre più piccole, con alcuni pali storti... ma che è nato dal lavoro di tante persone e a loro appartiene (oltre che, ovviamente, a tutti i cittadini della città e, potenzialmente, del mondo).
É stato davvero bello poter aiutare, vivere il piacere della condivisione, e ricordarci ancora una volta che ogni angolo di mondo è in grado di sorprenderci e di insegnarci qualcosa. I progetti migliori non sono quelli con il budget più alto, ma quelli che creano partecipazione.
Giulia Mirante, 
Casco Bianco ProgettoMondo Mlal Perù

martedì 8 novembre 2016

Si impara dai più piccoli


Chi non ha mai sognato una società dove i bambini e gli adolescenti siano parte integrante della società e prendano voce proponendo soluzioni pratiche a problemi che gli adulti, nonostante le referenze, spesso non riescono a risolvere?
Una risposta concreta a questo sogno arriva dal MANTHOC (Movimiento de Adolescentes y Niños Trabajadores Hijos de Obreros Cristianos ), un movimento peruviano nato nel 1976 per la tutela dei bambini e adolescenti lavoratori che, con proposte e azioni concrete, mira a sostenere il protagonismo sociale dei più piccoli.
Il 4 novembre, accompagnati dalla responsabile Olga e dal nostro OLP Davide, ci siamo immersi per un giorno nel mondo del Manthoc, con il quale la nostra collega casco bianco, Cristina, collaborerà nel suo anno di Servizio Civile.
Partiti alle 10.30 abbiamo viaggiato circa un’ora in direzione Est di Lima verso il Distretto di San Luis dove si ergono i “serri”, piccole montagne di sabbia e roccia su cui sorgono arroccati interi quartieri.
Il centro MANTHOC di Yerbateros si trova ai piedi di uno di essi e ospita ogni giorno circa 60 bambini che nello specifico usufruiscono del servizio mensa, di supporto compiti e della possibilità di incontrarsi settimanalmente per cooperare, confrontarsi e agire in gruppo. Arriviamo all’ora di pranzo, alcuni bambini hanno già mangiato e si preparano per andare a scuola, mentre quelli andati a scuola la mattina stanno per arrivare facendo sì che il centro sia sempre vivo e pieno di ragazzi.
Dopo il pranzo incontriamo Eliane (15 anni) e Tomy (16 anni) due dei nove delegati nazionali del Manthoc che, con grandi capacità comunicative e coscienza civica, ci parlano di protagonismo sociale dei bambini e adolescenti, di difesa dei loro diritti attraverso azioni concrete e proposte che mirano a trasformare la società. Siamo stati tutti e quattro piacevolmente colpiti dalle parole dei ragazzi, che con grande consapevolezza e capacità d’azione si fanno portavoce di concetti di uguaglianza di genere e parità relazionali tra adulti e bambini citando Cussianovich, fondatore e guida pedagogica del Manthoc.
Al termine di questa giornata nasce in noi la considerazione che a volte è proprio dai più piccoli che si impara, considerazione che abbiamo già sentito molte volte ma che per noi non è mai stata così chiara!

Caterina Grottola, Giulia Mirante, Cristina Porello Stefano Fraccaroli
Caschi Bianco 2016 - ProgettoMondo Mlal Perù



sabato 5 novembre 2016

Dalla Sardegna al Marocco, Ilham torna alle origini come casco bianco

Conoscendola si capisce subito che è una ragazza determinata, dallo sguardo fiero e dal suo modo di fare, cortese ma risoluto. Si chiama Ilham Mounssif ed è nata a Marrakech da genitori marocchini 22 anni fa, ma è in tutto e per tutto italiana (nonostante ancora formalmente non lo sia), anzi sarda, dato che è cresciuta a Bari Sardo, un piccolo paese della costa centro orientale della Sardegna, in provincia d’Ogliastra.
Ilham è stata selezionata per svolgere un anno di servizio civile all’estero in un progetto di Cooperazione Internazionale allo Sviluppo promosso dalla ong ProgettoMondo Mlal di Verona a Beni Mellal, città centrale del Marocco, dalla quale proviene la maggioranza degli immigrati marocchini in Italia.
Un contesto particolare e denso di problematiche, in cui Ilham, insieme all’altro Casco Bianco Marco Decesari da Imperia, si troverà a rapportarsi con la società civile marocchina e le sue istituzioni rispetto a temi quali la promozione dei diritti umani e l’impegno educativo e di sensibilizzazione all’uguaglianza di genere e alla lotta e prevenzione al radicalismo, fenomeno quest’ultimo quanto mai rilevante nelle odierne fasce più giovani.
Un’esperienza di grande crescita personale e formativa, che per Ilham costituirà qualcosa in più: la riscoperta del suo paese natale. Infatti la giovane si troverà per la prima volta a vivere il Marocco, giacché ha trascorso tutta la sua vita in Italia, in Sardegna.
Per potersi inserire in questo progetto, oltre al sorriso e alla motivazione, che facilmente conquistano chi la incontra, Ilham ha superato numerosi step che sicuramente hanno contribuito a orientare la sua inclinazione e scelta per un multidisciplinare percorso formativo: in seguito alla maturità scientifico-linguistica conseguita al Liceo Leonardo da Vinci di Lanusei (Og), ha intrapreso e concluso gli studi di Laurea in Scienza della Politica e delle Relazioni Internazionali presso l’Università degli Studi di Sassari arricchendo il suo bagaglio culturale e preparazione attraverso un periodo di studi all’Institut d’Études Politiques (Science Po) di Grenoble in Francia e uno stage nell'ambito dell'Europrogettazione a Malta, settore ulteriormente approfondito con un corso formativo specifico a Bruxelles. Titoli e riconoscimenti che oggi la rendono competente e capace di lavorare anche in contesti difficili e paesi esteri.
Degno di lode è infatti lo spirito con cui parte, il dinamismo e la vivacità con la quale afferma: “Voglio contribuire alla miglior comprensione delle esigenze della popolazione locale, forte anche del ponte naturale che costituirebbero la prossimità culturale e linguistica che per natura ho. Spero che la mia voglia di rendere il mondo migliore possa influenzare iniziative e collaborazioni con il mio Paese di nascita”, un Paese che sta vivendo al suo interno un difficile dibattito politico e religioso e uno sviluppo economico che nonostante i netti miglioramenti infrastrutturali e dei servizi apportati, aumenta il divario tra classi sociali e non coinvolge uniformemente ogni angolo del Paese. Elementi questi che rendono il Marocco un paese in bilico tra tradizione e modernità, che fino a quindici anni fa contava un gran numero dei suoi cittadini espatriati in cerca di fortuna in Italia e nel resto d'Europa. Attualmente, la tendenza è mutata, e sempre più immigrati fanno ritorno nel loro Paese, complice la crisi economica europea e un relativo miglioramento e crescita del Pil in Marocco. Questo nuovo fenomeno di “immigrazione di ritorno” crea naturalmente sempre più una forte connessione del nostro Paese con quel territorio.

Andrea Palmieri
Servizio civile 2016-17
ProgettoMondo Mlal Italia