venerdì 17 febbraio 2017

Per un caffè "corretto" in tutti i sensi

Esistono vari modi per preparare un caffè. In Italia l’espresso è sicuramente quello che va per la maggiore, solitamente sorseggiato al bancone o comodamente seduto in un bar. In questo caso la pressione del vapore dell’acqua è determinante per un buon risultato. Esistono poi quelli più ricercati e soavi come il chemex, che mantiene gli olii propri del grano grazie al suo filtro di carta, da cui si ricava un caffè delicato e aromatico molto simile a un tè.
Il caffè più gettonato tra i peruviani è quello americano, passato con una macchina elettrica. Il caffè tradizionale, invece, sarebbe quello passato goccia a goccia, seguendo i preziosi insegnamenti della nonna che consiglia di aggiungere dell'acqua in un recipiente di metallo mescolando dolcemente con un cucchiaio e facendo filtrare l’acqua poco a poco.
Rebecca Valle, somelier che affianca la Junta del Café nelle attività formative, ha fatto tappa a Cajamarca dove è stata rifornita di ottimi chicchi tostati da una produttrice locale del progetto “Café Correcto”, promosso da ProgettoMondo Mlal per ridurre la precarietà di lavoratori e lavoratrici rurali del caffè. Si tratta di Sabina Maldonado Peña una giovane caficultirce della zona di Yandiluza, San Ignacio, nel dipartimento appunto di Cajamarca.
La “guida sensoriale” ha poi insegnato alla nostra equipe in Perù, e in particolare ai Caschi Bianco, come apprezzare al meglio le caratteristiche della miscela con la prensa francese. Il sapore che ne deriva risulta più ricco e intenso, con un contenuto maggiore di caffeina. Si tratta di un caffè corposo e tutto sommato facile da preparare.
Il procedimento da seguire è il seguente: usare 50 grammi di caffè macinato grosso per 750 cl di acqua calda. Prima di tutto si mette il caffè, poi si aggiunge un po’ di acqua calda, ma non ancora giunta a ebollizione. Si lascia riposare per trenta secondi cronometrati, per poi mescolare la bevanda con un cucchiaio in modo che l'acqua e il caffè si integrino completamente. Passati altrei tre, quattro minuti il processo è completato.
A conferire al caffè un sapore tanto intenso, è il peculiare processo di lavaggio e fermentazione, che dura non meno di 24 ore.
Spiega Rebecca: “all'olfatto il caffè è molto aromatico, con note fruttate al sapore di ciliegia, un corpo cremoso e con un retrogusto dolce e prolungato”.


Davide Verzegnassi, operatore ProgettoMondo Mlal,
con Caterina Grottola e Stefano Fraccaroli
Caschi Bianco ProgettoMondo Mlal Perù

mercoledì 1 febbraio 2017

Il ritorno del Marocco


Il 28° summit dell’Unione Africana, che si è appena concluso ad Addis Abeba, ha decretato la reintegrazione del Marocco nell’organizzazione panafricana.
La decisione, adottata per consenso dai 54 capi di stato e di governo del continente africano, segna una tappa storica e pone fine a 33 anni di "politica della sedia vuota" attuata da Rabat.
Il Marocco aveva infatti abbandonato il consesso africano in segno di protesta nel 1984, dopo la decisione dell’allora Organizzazione dell’Unità Africana di riconoscere la Repubblica Araba Saharawi Democratica (RASD), che si contende da oltre 40 anni con il regno alawita la sovranità sul Sahara Occidentale.
Il vertice durante cui si è discusso del dossier Marocco, è stato teatro di grande manovre diplomatiche e di un acceso dibattito. Se la grande maggioranza dei paesi membri si erano pronunciati favorevoli alla reintegrazione del Marocco, restava da vincere la resistenza del fronte anticoloniale guidato dai tre giganti d’Africa: l’Algeria (che ospita all’interno del suo territorio 165000 rifugiati saharawi), la Nigeria e il Sudafrica che riconoscono la RASD e da sole finanziano il 60% del budget dell’organizzazione. Nel corso della seduta plenaria del 30 gennaio questo gruppo di stati si sono pronunciati contrari alla reintegrazione del Marocco in difesa del diritto all’autodeterminazione del popolo saharawi, ponendo come condizione il ritiro del Regno dai territori contesi.
Il ritorno all’ovile panafricano è sempre stata una priorità dell’attuale monarca Mohammed VI che si è recato personalmente in visita ufficiale ad Addis Abeba per seguire l’evoluzione del vertice. Fin dal suo insediamento nel 1999, Mohammed VI, nel tentativo di uscire dall’isolamento dovuto alla condanna internazionale per la questione irrisolta del Sahara, ha riorientato le direttrici della politica estera marocchina, facendo della diversificazione dei partner e dell’apertura ai paesi dell’Africa subsahariana l’asse strategico della sua diplomazia. Dalla sua ascesa al potere, il sovrano ha effettuato 50 visite ufficiali in Africa, che hanno consentito di rafforzare la presenza economica marocchina (il Marocco è il primo investitore africano nella regione occidentale dell’Africa e il secondo a livello continentale) e di scalzare dalla scena diplomatica l’Algeria, rivale diretta per l’egemonia regionale, imponendosi agli occhi sia dei paesi africani che delle potenze occidentali come intermediario delle crisi di cui il continente è sempre prodigo.
Il rientro nella grande famiglia africana costituisce quindi il coronamento di una strategia diplomatica decennale che il sovrano ha condotto in prima persona allo scopo di riabilitare l’immagine del paese e di incassare il sostegno di un numero crescente di stati dell’UA.
La riammissione del Marocco offre prospettive interessanti di dialogo, dal momento che Rabat e la RASD siederanno per la prima volta in una stessa organizzazione. Tuttavia si potrebbe aprire una fase di instabilità e di scontro permanente in seno al’organizazione nel caso Rabat decidesse di servirsi delle alleanze tessute in questi anni per esercitare pressioni sui dirigenti della RASD per spingerli ad accettare la sua proposta autonomista o addirittura per provocarne l’espulsione dall’organizzazione.
Se Rabat vorrà sostenere le sua ambizioni africane dovrà da una parte, essere in grado di avviare un cambiamento al suo interno, ponendo fine alle violazioni dei diritti umani nei territori occupati e, dall’altra, tollerare la presenza dei saharawi, dei loro simboli e dei loro dirigenti. Soltanto una politica costruttiva improntata al dialogo potrà condurre a una soluzione politica di quella che da 42 anni rappresenta una ferita aperta per il sistema internazionale.

Marco Decesari,
Casco Bianco ProgettoMondo Mlal in Marocco

martedì 24 gennaio 2017

Il Papa ai Caschi Bianco: "Siete indispensabili per il bene della società"

«Il vostro apporto è indispensabile per realizzare il bene della società, tenendo conto specialmente dei soggetti più deboli». Sono queste le parole pronunciate da Papa Francesco in occasione dell’incontro con i giovani del Servizio Civile Nazionale che si è svolto alla fine dello scorso novembre per festeggiare il quindicesimo anniversario dell’istituzione del Servizio Civile in Italia.
Il Papa ha poi esortato ragazzi e ragazzi a «esercitare una funzione critica rispetto all’odierna logica mondana» e le sue parole sono state accolte come un spunto di riflessione e valido punto di partenza anche dalla nostra Annalisa Moretto che sta svolgendo un anno di servizio civile nella sede veronese di ProgettoMondo Mlal.
Racconta Annalisa: “Andare a Roma è stato molto più di un semplice incontro con il Papa. È stata un’occasione di confronto e di forte motivazione personale per noi, ragazze e ragazzi volontari del Servizio Civile Nazionale, credenti, o non credenti. Il Papa è una persona unica, e averlo potuto vedere e ascoltare a un metro di distanza e ascoltare, insieme ad altri tremila ragazze e ragazzi, ha smosso in me un senso di forte responsabilità attiva per il servizio che sto facendo.
Alle 8.30 di quel sabato ero fuori dai cancelli della Sala Nervi, dietro il colonnato di piazza San Pietro dove papa Francesco avrebbe tenuto l’udienza qualche ora dopo. È stata una dolce attesa, allietata dalla compagnia di Elisa, Huda e Chiara, conosciute durante la formazione dei Caschi Bianchi della FOCSIV, Federazione degli Organismi Cristiani Servizio Internazionale Volontario di cui ProgettoMondo Mlal è socia.
L’appuntamento con il Papa è stato preceduto da incontri informali e testimonianze del giornalista Luca Abete di Striscia la Notizia e del sottosegretario di Stato al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali Luigi Bobba.
Due personaggi che ho scoperto essere diversi per incarichi, ma vicini per esperienza. Entrambi infatti hanno alle spalle un’esperienza importante: il primo come volontario del Servizio Civile Nazionale e il secondo come obiettore di coscienza.
Abete ha esordito svelando che l’anno di servizio civile è stata per lui un’esperienza da cui è cominciata una nuova fase della sua vita, avendo l’occasione di sperimentarsi in prima persona, anche sbagliando. Lo sbaglio quindi lo si può vedere come occasione di crescita personale, e non come un fallimento. Sbagliare è umano, ma insegna molto a tutti noi se si guarda al di là dell’immediato.
Bobba ha poi rimarcato quanto bella e importante sia l’esperienza che abbiamo deciso di intraprendere”.

martedì 3 gennaio 2017

La politica fatta dai bambini

Quando si parla di politica, di disegni legge, di proposte e approvazioni spesso si ha la percezione di non avere preso parte al processo decisionale. Non credo che in Perù questa sensazione sia diversa, anche se in questo primo mese di lavoro al Manthoc (Movimiento de Niños, Niñas y Adolescentes Hijos de Obreros Cristianos) di Lima sono venuta a contatto con una realtà di partecipazione politica infantile che accorcia le distanze con la “cosa pubblica” e favorisce la crescita di nuove generazioni impegnate su questo fronte.
In un primo momento l’accostamento tra partecipazione attiva alla vita politica e mondo infantile mi suonava contrastante, quasi un ossimoro, ma osservando da vicino queste dinamiche, mi sono convinta che tale modo di lavorare sia molto produttivo e stimolante per le nuove generazioni e per l’intera società.
Tra le varie iniziative di cittadinanza attiva, ho potuto assistere alle elezioni del CCONNA, organismo al quale il Manthoc partecipa con grande entusiasmo e serietà.
Ma cos’è il CCONNA? A settembre 2009, nel corso del XX Congresso Panamericano di Bambini e Adolescenti (NNA), si è deciso di costituire un Consiglio Consultivo di Bambini e Adolescenti riconosciuto a livello nazionale, sostenuto dalla legge N° 355-2009-MIMP(Ministerio de la Mujer y de la Población Vulnerables) e dal Plan Nacional de Acción por la Infancia y la Adolescencia PNAIA 2021 Ley N° 30362. 
Questo “giovane” apparato politico è composto da ragazzini tra i 9 e i 16 anni che, in tenera età, danno mostra di cosa significhi fare politica, realizzando a pieno il loro diritto e dovere di presentare progetti concreti allo Stato come programmi, idee, azioni e proposte di legge e di vigilare ed esigere l’adempimento delle politiche sull’infanzia in un sistema di dialogo diretto con le principali autorità del Paese.
Inoltre il CCONNA ha il diritto di essere consultato quando lo Stato prende decisioni in tema di bambini e adolescenti, per questo motivo partecipa a 5 commissioni statali. Così facendo il sistema politico nazionale si apre alle generazioni dei più piccoli investendo sulla loro educazione alla cittadinanza attiva e sulla crescita di una società futura consapevole.
La presenza di gruppi regionali di bambini e adolescenti del CCONNA si sta allargando a macchia d’olio in tutto il Perù, tanto che il Movimento ora è attivo in 17 regioni su un totale di 25. La grande sfida dei prossimi anni è di essere presente in tutto il Paese. Ogni gruppo regionale elegge democraticamente un direttivo che rimane in carica due anni e ha il compito di interfacciarsi con le più alte cariche distrettuali, regionali e statali. Uno degli appuntamenti più importanti del calendario 2016 è stato l’incontro, a settembre, con il neo eletto presidente della Repubblica peruviana Pedro Paolo Kuczynsky in occasione del lancio della campagna contro la violenza sui minori dal titolo “Sin pegar ni humiliar es hora de cambiar” (Senza picchiare né umiliare, è ora di cambiare). 
Il 10 dicembre ho partecipato con il Manthoc alle elezioni dei rappresentanti del CCONNA di Lima Metropolitana, ovvero una porzione di territorio che comprende circa 60 distretti territoriali e un numero di abitanti che raggiunge i 10 milioni. Il Manthoc ha partecipato a questo evento con una decina di delegati regionali tra i 10 e i 15 anni. I circa 60 partecipanti alla giornata erano bambini e adolescenti rappresentanti delle principali Organizzazioni e Associazioni del territorio limeño che, disposti in cerchio, hanno intervallato momenti di gioco con momenti di intenso lavoro.
Con grande senso civico i NNA si sono confrontati su temi forti e attuali che toccano e affliggono il territorio e la società in cui vivono, in particolare hanno individuato e riflettuto sulle principali problematiche che toccano i bambini e adolescenti come le violenze fisiche, sessuali e psicologiche, le gravidanze precoci, i furti in strada, la delinquenza e le difficoltà relazionali tra genitori e figli. Di fronte a queste tematiche hanno discusso, elaborato e presentato delle soluzioni e azioni concrete da attuare in ambito socio-educativo. Al termine di questa prima fase di lavoro si è passati alle elezioni della nuova giunta composta dal presidente, dal vice presidente, dal segretario e dai 12 consiglieri del CCONNA di Lima Metropolitana. A turno i vari candidati si sono presentati e hanno proposto un piano di azione, poi tutti i partecipanti hanno votato i loro rappresentanti dando agli adulti presenti un grande esempio di democrazia, di cittadinanza attiva, di partecipazione politica, di maturità e di rispetto delle opinioni altrui. Al termine della mattinata, tra applausi, sorrisi e tanta soddisfazione, è stato proclamato il nuovo gruppo direttivo che starà in carica per due anni e avrà contatti diretti con i sindaci dei distretti di Lima e con i vari Ministeri del Paese. Xenia, una ragazzina di 12 anni del Manthoc di Rimac (distretto di Lima) è stata eletta come consigliera.

Cristina Porello
Casco Bianco ProgettoMondo Mlal Perù

lunedì 2 gennaio 2017

Sulla ruta della Tratta

Piura, terra illuminata dal sole, a Nord del Perù, è conosciuta per la parlata cantilenante e affascinante dei suoi abitanti e per le coste, paradisi in terra per i surfisti di tutto il mondo. Ma c’è molto altro, meno luccicante e splendete, che va scavato nelle pieghe di una società difficile e variegata.
La mia prima settimana di lavoro nella Pastoral de Movilidad Humana comincia con un breve viaggio nella città andina per la realizzazione dell’ultimo dei tre talleres nell’ambito del progetto sulla tratta di persone, finanziato dalla Conferenza Episcopale Italiana, che la Pastorale promuove con ProgettoMondo Mlal.
Al nostro arrivo in città ci accoglie Carlos, ingegnere e responsabile della Caritas di Piura, che ci racconta dei suoi studi e dei suoi progetti relativi all’approvvigionamento di acqua per le persone e per le attività agricole dei coltivatori locali. Il problema idrico non è però il solo che attanaglia questa regione, zona di frontiera, in cui la tratta di persone e il traffico illecito di migranti sono ulteriori drammi che necessitano di una risposta immediata.
Nei primi mesi del 2016 il Governo peruviano ha rafforzato la legge contro la tratta di persone e il traffico illegale di migranti (Ley No 28950/2008 “Ley contra la Trata de Personas y el Tráfico Ilícito de Migrantes” y Reglamento aprobado mediante Decreto Supremo Nº 007-2008-IN) conferendo a diversi ministeri nuove competenze esplicite e deleghe in materia di lotta contro la tratta di persone.
Tuttavia questo può ritenersi solo il primo passo che ha permesso di imboccare una strada ancora lunga.
I dati dipingono un quadro assolutamente preoccupante: il GSI (Global Slavery Index) ha stimato che su 31 milioni di persone che vivono in Perù, circa 200 mila e 500 persone sono in una condizione schiavitù.
Il Perù si colloca purtroppo al diciottesimo posto sui 167 paesi maggiormente colpiti dal problema della tratta: rappresenta la seconda attività maggiormente lucrativa dopo il traffico di armi. Fa rabbrividire solamente pensare come donne e uomini possano essere vittime di una violenza che svuota la persona, privandola anche della dignità umana. Ecco allora che diventa un dovere farsi cassa di risonanza delle migliaia e migliaia di voci delle vittime di questi traffici. Come sempre sono grida mute di persone che appartengono alla fascia più vulnerabile della società.
Per questo ProgettoMondoMlal ha deciso di appoggiare il progetto “Prevenzione della tratta di persone e del traffico illegale di immigrati in Perù: potenziamento delle reti sociali per la prevenzione e l’assistenza alle vittime, a livello nazionale e nelle zone di frontiera” che, mirando a ridurre la vulnerabilità sociale delle vittime di tratta, e di quelle potenziali, attraverso il rafforzamento dei meccanismi di prevenzione, sensibilizzazione e attenzione sociale, punta a creare una rete che supporti l’azione delle istituzioni.
Il taller a cui ho partecipato a Piura ha visto momenti di formazione sul corretto modus operandi da seguire da chi si trova davanti a un caso di vittima di tratta. Particolare attenzione è stata data alla presentazione e descrizione delle azioni che lo Stato ha messo in campo per far fronte al problema e alla descrizione dell’iter di denuncia quando ci si trova di fronte a tale crimine. Informazione e sensibilizzazione sono fondamentali per maturare una presa di coscienza sociale della popolazione senza cui l’azione governativa risulterebbe insufficiente o quanto meno poco incisiva.
In questa fase ho trovato di estrema efficacia la particolare cura dell’aspetto comunicativo che ha caratterizzato il taller. Ad affiancare l’ottimo lavoro della Pastorale di Mobilità Umana è intervenuta un'esperta comunicatrice della Ong CHS Alternativo, che si occupa prevalentemente della tratta di persone e che ha permesso di rendere fruibili in maniera chiara e puntuale tutte le nozioni e le informazioni, anche le più articolate e complesse.
Attraverso il metodo esperienziale, simulando casi concreti da sottoporre all’analisi del gruppo, i partecipanti hanno potuto confrontarsi e cimentarsi operativamente nella creazione di una modalità di attuazione di una rete diffusa di prevenzione.
La lezione è chiara ma non così scontata: prima di far valere un diritto è necessario rendere consapevoli uomini e donne che certi diritti appartengono loro non perché gentilmente concessi, ma per natura.
Una presa di coscienza umana e sociale imprescindibile senza la quale qualsiasi progetto indirizzato alla cooperazione e allo sviluppo verrebbe vanificato.


Caterina Grottola,
Casco Bianco ProgettoMondo Mlal Perù

mercoledì 28 dicembre 2016

La pedagogia della tenerezza in Perù

Irene e Simone, volontari di ProgettoMondo Mlal, hanno appena trascorso un periodo di quasi tre mesi a Cajamarca, nel nord del Perú, nella scuola Jesus Trabajador del MANTHOC, movimento peruviano di adolescenti e bambini lavoratori organizzati.
Scrivono della loro esperienza:
Il MANTHOC di Cajamarca è una realtà viva e presente sul territorio, tutt'altro che statica. La formazione dei collaboratori è incentivata e tenuta in grande considerazione e le occasioni di scambio e confronto sono davvero molte.
La scuola è un progetto ventennale estremamente interessante in cui al primo posto viene messo il benessere dei 120 bambini -lavoratori e non- , provenienti da situazioni di forte povertà e spesso anche di disagio.
Qui vengono valorizzati e supportati e nelle aule viene applicata la Pedagogia della tenerezza per sviluppare nel bambino autostima, fiducia in se stesso e capacita relazionali, in parallelo all'apprendimento scolastico. Importantissimo è considerato anche l'insegnamento pratico, concretizzato nei laboratori di falegnameria e pasticceria. Le famiglie vengono inoltre coinvolte nella gestione scolastica, tramite i turni di cucina e pulizia, e si promuove la condivisione delle responsabilita educative ed economiche, per superare la logica assistenzialista.
Anche se breve, la nostra esperienza di volontariato nella scuola è stata formativa e gratificante. 
Ci siamo occupati principalmente del supporto nella scrittura e nella lettura, dell'insegnamento dell'inglese e della biblioteca scolastica. Siamo stati accolti e guidati ma ci è anche stato lasciato un ampio margine di autonomia, idee e progetti nuovi sono sempre ben accolti!
La nostra permanenza qui si sta per concludere e il bilancio è indubbiamente positivo: abbiamo appreso molto e ripartiamo carichi di entusiasmo. Cosa più importante ancora: ci portiamo dietro un po' meno certezze e molti nuovi dubbi, avendo avuto la possibilità di rimetterci in discussione e confrontarci con una realtà così diversa e tanto stimolante.

Irene Cumino e Simone Gallo, 
volontari di ProgettoMondo Mlal

mercoledì 30 novembre 2016

Marocco: l'impegno per i diritti delle donne

Durante una puntata di “Sabahyate”, programma pomeridiano indirizzato a un pubblico femminile, trasmesso dal canale 2M della televisione di stato marocchina, il 23 novembre, è stato trasmesso un tutorial di trucco nel quale si insegnava alle donne a camuffare le tracce di percosse lasciate da mariti troppo violenti. Le immagini della puntata, andata in onda in occasione della giornata mondiale contro la violenza sulle donne, hanno fatto velocemente il giro della rete.
L’ondata di indignazione che ne è seguita e l’apertura di una petizione online per chiedere all’autorità sulle telecomunicazioni di prendere dei provvedimenti contro la rete televisiva, ha spinto la 2M a pubblicare sul proprio account Facebook un comunicato di scuse ufficiali.
L’incidente ha evidenziato come la violenza contro le donne sia un fenomeno ancora diffuso e generalmente accettato nella società marocchina. Si tratta di un fenomeno che trae origine da stereotipi di genere, dai rapporti di forza che esistono tra uomini e donne e da una cultura patriarcale ancora dominante.
Secondo l’Inchiesta Nazionale sulla diffusione della violenza contro le donne, realizzata dall’Haut-Commissariat au Plan nel 2009-2010, il 62,8 % delle donne marocchine ha subito almeno un atto di violenza, durante i 12 mesi antecedenti l’inchiesta. E’ nel contesto famigliare che si verifica in prevalenza il fenomeno: nel 55 % dei casi l’autore della violenza è rappresentato dal coniuge, mentre nel 13,5 % dei casi è opera di un membro delle della famiglia di origine della vittima. Si tratta di quei contesti in cui la violenza rimane nascosta e silenziosa, in quanto il riconoscimento e l’ammissione di una violenza subita è ancora un tabù molto forte. L’indagine rivela, in secondo luogo, come episodi sessisti o di violenza nei confronti delle donne siano diffusi in tutti i contesti: luoghi pubblici (32,9 %), istituti scolastici (24,2 %) e ambienti professionali (16 %).
Questo quadro allarmante e l’azione di attivisti, organizzazioni non governative, collettivi di donne vittime di violenza, ha spinto il Regno a riformare le proprie leggi in modo da renderle conformi agli standard internazionali, in particolare con l’adozione della nuova Costituzione nel 2011 e con la revisione di alcuni articoli del codice penale e di famiglia. L’evento che ha portato a questi cambiamenti è stata la lunga campagna mediatica condotta dalla società civile nel corso del 2012, seguita al suicidio di Amina Filali, la ragazza di sedici anni costretta a sposare il suo violentatore in virtù dell’articolo 475 del codice penale, norma che consentiva all’autore di uno stupro di evitare la condanna sposando la sua vittima.
Nonostante molti passi avanti siano stati compiuti per proteggere le donne dalle violenze e dalle discriminazioni dal punto di vista giuridico, resta ancora forte il divario tra l’aspirazione reale ai diritti e la loro effettiva applicazione. La pratica dei matrimoni forzati e precoci e gli episodi di violenza fisica, psicologica, sessuale o economica sono ancora diffusi in Marocco e indicano che la strada della parità e dell’eguaglianza di genere è ancora lunga.
In una società in cui le donne non hanno lo stesso status degli uomini, non sono soltanto le leggi a produrre discriminazione, ma anche le radicate norme sociali. Al di là della legge e del codice, al di là dell’impunità e della non applicazione delle leggi, combattere la violenze contro le donne significa prima di tutto scontrarsi con una forma di dominio sociale, che trae fondamento da una visione stereotipata delle relazioni di genere.
La promozione dei diritti delle donne è sempre stata un punto cardine dell’azione di ProgettoMondo Mlal in Marocco, fin dal suo insediamento nel 2001. Nel corso degli anni sono stati portati avanti, nella regione di Tadla Azilal, programmi di prevenzione dell’ abbandono scolastico femminile, corsi di alfabetizzazione e promozione di attività micro-imprenditoriali femminili.
Il progetto “Uguali a scuola”, promosso da Amnesty International Marocco, in collaborazione con ProgettoMondo Mlal, le cui attività sono iniziate lo scorso ottobre, intende integrare l’approccio genere nelle attività degli istituti scolastici, al fine di promuovere l’uguaglianza tra i sessi, e contribuire alla creazione di una società dove uomini e donne possano godere di eguali possibilità in materia di educazione, di impiego e di accesso al potere e alle risorse. Il progetto è indirizzato a 50 insegnanti provenienti da 25 scuole medie inferiori e superiori della provincia di Béni Mellal, che sono coinvolti in 6 ateliers di formazione in materia di pregiudizi e di discriminazioni di genere.
La provincia di Béni Mellal, che si trova nel cuore del Marocco, tra le montagne del Medio Atlante, costituisce un contesto particolarmente a rischio con indicatori sociali ed economici riguardanti la realtà femminile ben al di sotto della media nazionale. In particolare, il tasso di analfabetismo femminile sfiora il 60 % e il tasso di abbandono scolastico delle ragazze è del 45 %. Inoltre, in base a uno studio svolto nell’ambito del progetto “La forza delle donne” di ProgettoMondo Mlal, è stato stimato che all’interno degli istituti scolastici si verifichino almeno 1000 episodi sessisti nell’arco di un anno.
Tra le attività che il progetto propone, è in programma, nel mese di marzo del 2017, un atelier di formazione in materia di violenza nei confronti delle donne, finalizzato a promuovere una comprensione profonda del fenomeno nelle sue differenti implicazioni da parte degli insegnanti e a rafforzare le loro capacità di prevenzione e di individuazione degli episodi di violenza.
Attraverso un approccio pedagogico partecipativo e interattivo gli insegnanti saranno accompagnati ad identificare e analizzare le rappresentazioni stereotipate delle identità e delle costruzioni di genere che sono alla base della violenza contro le donne e che nella maggiorparte dei casi tendono ad essere accettate e giustificate.
Il progetto si inserisce nel quadro del Programma d’urgenza (2009 -2012), varato dal Ministero dell’Educazione Nazionale per includere la questione dell’uguaglianza di genere nelle attività parascolastiche organizzate dalle scuole e riposa sul riconoscimento del ruolo centrale che ProgettoMondo Mlal attribuisce al sistema educativo come vettore di cambiamento sociale e diffusore dei valori e dei principi dei diritti umani.

Marco De Cesari
Servizio civile
ProgettoMondo Mlal Marocco